Germogli di ... capitalismo da Casino

 

di Ronald Janssen - ricercatore presso la CES

 

 

 

 

Molti indicatori (PMI - ossia intenzioni di acquisto dei managers - Indicatori leader composti dell'OCSE) sottolineano la possibilità che le spinte recessive stiano attenuandosi. Al contempo, questi fenomeni, i cosiddetti "germogli", risultano essere assai fragili: infatti testimoniano soltanto della possibilità che l'economia si stabilizzi nei prossimi 9 mesi, ma non possono escludere che l'attività economica continui a contrarsi in questo lasso di tempo. Infatti non ci dicono nulla circa la ripresa o la sua consistenza, dopo che l'economia avrà finito di sprofondare. Inoltre, ignorano bellamente la combinazione di rischi che si è accumulata e insediata dentro il sistema e che potrebbe produrre una nuova caduta dell'attività economica, in particolare: un'ulteriore accelerazione della disoccupazione; una pressione per moderare o tagliare la crescita salariale; un aumento di scoperti che porterebbe le banche a lanciarsi in un secondo giro di restrizioni di credito nella seconda metà dell'anno; per non parlare di premature storielle sulla necessità di ridurre il deficit nel quadro delle "exit strategies" (strategie per l'uscita dalla crisi).

Comunque stiano le cose, meno fragili e ben più preoccupanti sono i "germogli" che spuntano all'interno del mercato speculativo finanziario. I governi dei paesi OCSE hanno salvato, con interventi massicci, il sistema bancario dal disastro di titoli tossici in cui si era cacciato (nella sola Europa i governi hanno iniettato e/o garantito ben tre miliardi tra capitali, garanzie e titoli fiduciari), e i mercati finanziari hanno ricominciato a far muovere la liquidità resa disponibile dai "paradisi sicuri" (i buoni a lungo termine emessi dagli stati) verso investimenti sui mercati di beni di consumo: è infatti sorprendente che il prezzo del petrolio e di alcuni altri beni (come il rame, il platino e la soia) abbiano cominciato recentemente a crescere di nuovo con grande velocità e che questa variazione vivace avvenga proprio nel mezzo della più profonda depressione dalla seconda guerra mondiale in poi.

Grafico 1: Prezzi del petrolio, del rame e dell'alluminio

Quanto i flussi finanziari e le speculazioni possano spingere al rialzo i prezzi fino ed oltre i cosiddetti "fondamentali del mercato" è cosa nota, se pensiamo a quanto è successo sul mercato del petrolio tra la metà del 2007 e la metà del 2008: il prezzo del petrolio è esploso fino a raggiungere il livello di 150/160 $ al barile. In quel periodo molti commentatori, compresi alcuni responsabili delle banche centrali, collegavano l'esplosione del prezzo del petrolio con gli squilibri tra l'offerta limitata dello stesso e la crescente domanda mondiale.

Ma ad un attento sguardo le statistiche rivelano che il prezzo del petrolio è schizzato in alto proprio mentre la produzione stava aumentando (oltre 85 milioni di barili al giorno) più di quanto non ce ne fosse richiesta (vedi Grafico 2). Di più: la capacità produttiva di petrolio stava in aumento oltrepassava gli standard fino ad arrivare a 90 milioni di barili al giorno. Ciò ha portato, infatti, ad un risparmio di 10  milioni di barili al giorno contribuendo a creare delle riserve che non sono mai state tanto elevate da sei anni a questa parte. Ciononostante, il prezzo del petrolio continua ad ignorare i fondamentali del mercato, mentre la speculazione finanziaria, resa possibile dall'aver permesso agli attori finanziari di utilizzare liquidità sul mercato dei futures di beni di consumo, sta spingendo in alto il prezzo del petrolio.

Grafico 2 : Domanda mondiale, offerta e capacità produttiva di petrolio

 

Sappiamo quello che succederà. Gli alti prezzi del petrolio ridurranno all'osso il potere d'acquisto dei salari e forniranno alla Banca Centrale Europea (BCE) l'alibi per aumentare i tassi di interesse nonostante il prolungarsi della crisi finanziaria. Alla fine, le spinte recessive saranno più forti di quanto non sarebbero state in altre condizioni, col risultato di causare una ulteriore discesa dell'economia dell'area euro rispetto all'economia americana. Per dirla in centoni, i lavoratori continueranno a pagare il prezzo della speculazione finanziaria.

La storia si ripeterà, dunque, ancora una volta?  Se il prezzo del petrolio continua ad aumentare, i salari saranno penalizzati e i falchi della politica monetaria che si annidano nella BCE saranno felici di sfruttare l'occasione per proporre un aumento di tassi di interesse che finirà per disperdere i benefici della liquidità che la stessa BCE ha fornito ai mercati finanziari. Questo forse contribuirà a ridurre il rischio di una nuova bolla speculativa sul petrolio; ma il prezzo da pagare sarebbe una ricaduta prolungata dell'economia UE nella depressione.

L'unica strada per uscirne è di prendere di petto l'economia da Casino. Invece di iniettare liquidità in modo massiccio nel sistema bancario e sperare che le banche usino questa liquidità per fornire credito a chi investe nell'economia reale e non agli speculatori finanziari, le banche centrali dovrebbero mettere capitali a disposizione solo in modo mirato e selettivo. Si potrebbe, ad esempio, chiedere alle banche che offrono crediti per investimenti in "edge funds" specializzati in beni di consumo, di fornire un deposito senza interessi corrispondente all'80% o al 90% dell'investimento, bloccandolo presso la banca centrale. In tal modo diventerebbe molto costoso offrire prestiti per operazioni speculative. Un'altra strada per finalizzare adeguatamente le iniezioni di liquidità, potrebbe essere quella di impegnarsi in una politica monetaria non convenzionale con la BCE, by-passando le banche e comprando direttamente dei titoli finanziari. La BCE, ad esempio, potrebbe vendere dei bond in euro, garantiti dai governi degli Stati membri, da usare esclusivamente per finanziare quei progetti di investimenti europei che sarebbero tanto necessari.

Naturalmente, tutto ciò implica la presunzione che i banchieri centrali e i governi lascino perdere il  vecchio e ben noto paradigma dei "mercati efficienti" per sostituirlo con una politica in cui la mano pubblica governa la liquidità sui mercati finanziari e non le permette di prendere scorciatoie speculative.

(22 giugno 2009)

 


[1]    "Germogli" è la traduzione dell'espressione inglese "green shoots"  che si usa per indicare i segnali di ripresa  durante una crisi economica

vai all'archivio notizie di Settembre

Lavoro: la funzione del Coaching