Il primo censimento delegati Cae realizzato dalla Cisl Lombardia

 

Sono 183 i delegati dei comitati aziendali europei (Cae) presenti in un centinaio di aziende multinazionali che hanno sede in Lombardia. Lavorano nei settori più diversi: in testa i metalmeccanici, seguiti dai chimici, commercio e servizi, bancari, grafici e spettacolo, alimentari, trasporti ed edili. Dal punto di vista territoriale, il comprensorio in cui opera la maggioranza dei delegati Cae è Milano con oltre 100 delegati, seguono Bergamo (21), Varese (13) e la Brianza (11). Sono solo alcuni dei dati raccolti nel primo censimento unitario dei delegati Cae in Lombardia, presentato nell'ambito della conferenza transnazionale finale del progetto Pacific, "capitanato" dalla Cisl Lombardia e realizzato in collaborazione con Cgil e Uil regionali e sei partner sindacali stranieri. "Anche questa fase di crisi ha dimostrato che la dimensione internazionale è fondamentale per affrontare e gestire i processi di ristrutturazione industriale - ha sottolineato Rita Pavan, responsabile del progetto Pacific -. I Cae possono giocare un ruolo strategico, creando una rete di comunicazione e informazione sui processi in corso". "Per un anno abbiamo lavorato per migliorare le competenze e l'informazione tra delegati - ha aggiunto Miriam Ferrari, responsabile dipartimento Internazionale Cisl Lombardia -. Gli intervistati hanno storie diverse, ma tutti lamentano la scarsa formazione e la necessità di migliorare le loro conoscenze linguistiche, oltre che il bagaglio conoscitivo delle norme comunitarie e delle potenzialità di azione dei comitati".
Con la crisi internazionale, il lavoro dei Cae sta diventando prioritario, soprattutto in Lombardia dove il 20% degli occupati è legato ad aziende internazionali (oltre 40% nella sola area milanese) e si concentrano il 55% degli investimenti esteri indirizzati nel nostro Paese. La conferenza è stata l'occasione per fare il punto sugli scenari futuri, a partire dagli effetti della nuova direttiva Ue sui comitati aziendali europei, che entrerà in vigore a maggio 2011. "Effetti ancora tutti da verificare perché il testo della direttiva in alcune parti è ambiguo e lascia molto alla traduzione legislativa dei singoli Stati", ha sottolineato Gianni Arrigo, docente di Diritto del lavoro all'università di Bari. Molto quindi dovranno fare i sindacati nazionali, in termini di pressioni sui governi, per rendere effettivo il rafforzamento del ruolo dei comitati aziendali. "Occorre rafforzare il ruolo dei Cae esistenti, allargarne la presenza in nuove realtà - ha sottolineato Roberto Benaglia, segretario regionale Cisl Lombardia -. Il sindacato della Lombardia ha le caratteristiche per investire in questa azione e per continuare a dare sostegno alle nostre realtà aziendali impegnate". "Tocca a noi dimostrare ai lavoratori a volte spaventati dalle conseguenze dell'economia globale - ha aggiunto - che non sono soli in balia delle multinazionali e che possono avere dall'azione del sindacato risposte che permettano di non arretrare in Europa sul modello sociale e sui diritti acquisiti nel tempo".
L'attenzione allo scenario internazionale è del resto un passaggio obbligato per tutti i sindacati, anche secondo Uliano Stendardi, membro della commissione Ces sulla contrattazione collettiva. Pena la condanna a giocare un ruolo di recupero rispetto alle scelte delle aziende. In quest'ottica i Cae possono essere un veicolo importante per la contrattazione sovranazionale, a patto però di rivendicare con forza i propri diritti di informazione e consultazione. E di essere sostenuti dai sindacati nazionali, "che troppo spesso li vivono come un qualcosa di esterno, quasi estraneo - ha concluso Stendardi- mentre sono parte integrante delle organizzazioni sindacali e come tali vanno sostenuti, con investimenti mirati".

Stefania Olivieri

(30 ottobre 2009)

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