Crisi, lavoro: per il 61% degli europei il peggio deve ancora venire

EUROPA

 

Il 61% degli europei pensa che il peggio della crisi, per le ripercussioni sull'occupazione, debba ancora arrivare. L'opinione è condivisa anche da quasi la metà degli italiani (49%), che da questo punto di vista si dimostrano comunque i più ottimisti nell'Ue. La fotografia è stata realizzata da un sondaggio Eurobarometro su un campione di 26.756 persone nei 27 Stati membri dell'Ue.
Solo il 28% degli europei e il 35% degli italiani pensa che la crisi per i suoi riflessi sul lavoro abbia già raggiunto il suo picco. Ritiene invece che il peggio sia già passato il 45% degli svedesi, mentre dall'altra parte della classifica solo il 16% dei lettoni e il 18% dei lituani.
Stando all'indagine, tuttavia, il 40% degli italiani, contro il 32% degli europei, si dice "molto preoccupato" per la prospettiva di perdere il suo posto di lavoro. La percentuale raggiunge il suo massimo picco in Spagna con un 65% di molto preoccupati.


Il 38% degli europei e anche degli italiani teme inoltre che il loro partner si possa ritrovare senza lavoro, oppure che restino disoccupati i loro figli (51% in Italia e 47% nell'Ue).
Anche in questo caso i paesi più pessimisti sono quelli più colpiti dalla disoccupazione, insieme alla Spagna, i baltici Lettonia e Lituania.
Risponde che uno della sua famiglia, un conoscente o un amico ha perso il posto di lavoro in seguito alla crisi, il 33% degli intervistati in Italia e il 36% nell'Unione fino alla punta del 61% in Lettonia.
Quanto alle prospettive di trovare un nuovo posto di lavoro, una volta persa la precedente occupazione, risponde di essere abbastanza fiducioso, sul breve periodo, il 53% degli italiani contro il 40% degli europei. Le competenze che aiutano oggi a trovare lavoro, ad avviso degli italiani, sono soprattutto l'esperienza professionale (51%) e il livello di specializzazione (45%), seguiti anche dalla capacità di adattamento (27%).
In caso di licenziamento, il 37% degli italiani è convinto di trovare più facilmente un' occupazione chiedendo lavoro nello stessa località, ma da un altro datore di lavoro. Il 44% inoltre pensa di avere più possibilità accettando un lavoro qualsiasi.

Un'altra domanda dell'Eurobarometro riguarda la fiducia nel riuscire a conservare il proprio posto di lavoro. Il 39% degli italiani si dice "molto fiducioso", mentre il 53% è "abbastanza fiducioso", contro il 40% della media Ue per entrambi i casi. Facendo le somme, gli italiani che non credono di rischiare la disoccupazione sono il 79%, un dato molto vicino all'80% della media europea. Il dato è simile se visto dall'altro lato, quello della sfiducia: il 15% degli italiani si dice "poco fiducioso" e il 3% "per niente fiducioso" (18% in totale), contro rispettivamente il 12 e il 14% della media europea (16% in totale).
Una sensibile difformità del caso italiano rispetto agli altri paesi Ue si riscontra risposte ricevute dall'Eurobarometro per quanto riguarda la diffusione di persone che non hanno mai svolto un'attività lavorativa remunerata (il 12% nell'Ue, contro il 24% in Italia), e la facilità con cui si cambia lavoro. Nell'Ue, il 60% degli occupati ha cambiato attività da una a cinque volte, contro il 51% in Italia. Solo il 3% degli italiani, contro il 9% della media comunitaria, ha cambiato datore di lavoro dalle sei alle 10 volte, e il 2% degli europei lo ha fatto più di dieci volte, contro una percentuale nulla in Italia. Al contrario, il 16% degli italiani non ha mai cambiato datore di lavoro, contro il 13% degli europei.

Un altro dato difforme riguarda la durata del lavoro prestato nell'attuale attività o in quella precedente alla perdita del posto per i disoccupati: in Italia, solo il 20% dei lavoratori indica di essere stato occupato da uno a cinque anni, contro il 31% della media Ue. La differenza si spiega in gran parte con il maggior numero di italiani che non hanno mai svolto un lavoro remunerato, visto che per le attività lavorative durate più di cinque anni le risposte sono grossomodo simili in Italia e nel resto dell'Ue.
Per il 51% degli italiani, contro il 54% nell'Ue, la qualità più importante per trovare un lavoro oggi è l'esperienza professionale, seguita dalla qualifiche (il 45% per gli italiani, contro il 52% della media Ue) e dalla capacità di adattamento (27% per gli italiani, 34% nell'Ue). Al quarto posto (19% in Italia, come per l'Ue) è indicata la capacità di usare il computer. Per il 22% degli italiani (contro il 17% della media Ue) è importante anche la conoscenza delle lingue straniere, e il 10% (contro il 6% dell'Ue) considera utile la disponibilità a lavorare all'estero.
Quanto all'importanza dei corsi di formazione e di riqualificazione, l'80% degli italiani, contro l'88% degli europei, considera che frequentarli regolarmente sia un vantaggio per migliorare le proprie opportunità di lavoro, mentre non è d'accordo in Italia il 15% degli intervistati contro il 9% della media Ue. D'altra parte, solo l'11% degli italiani ha frequentato corsi di formazione negli ultimi 12 mesi, contro il 22% degli europei.
Il 37% degli italiani, contro il 23% degli europei, non è d'accordo sull'affermazione secondo cui restare 'a vita'con un solo datore di lavoro è ormai "una cosa del passato", mentre il 56% la condivide, contro il 73% della media Ue.
Il 52% degli italiani, infine, contro il 43% degli europei, considera che molta gente vada in pensione troppo presto.

vai all'archivio notizie di Settembre

Lavoro: la funzione del Coaching