Ue, summit sociale tripartito alla vigilia del vertice Ue

EUROPA

 

Nel vertice sociale tripartito che stamattina ha preceduto il Consiglio europeo, la delegazione della Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha formulato le sue posizioni e proposte alle istanze decisionali europee ed alla presidenza svedese: nel contesto di una crisi sociale che colpisce milioni di cittadini europei, l'Europa deve raccogliere la sfida dello sviluppo di un'economia inclusa, duratura e "verde", e quello della qualità dell'occupazione.

La Ces considera urgente adottare politiche forti ed ambiziose che permettano di organizzare lo sviluppo economico, sociale ed ambientale. Nonostante i proclami ripetuti di ripresa, la Confederazione europea dei sindacati è persuasa che la crisi sociale e finanziaria non abbia detto la sua ultima parola. Per John Monks, segretario generale della Ces, "per superare e superare durevolmente la crisi, serve una vera strategia per uscire dalla crisi dell'occupazione e dalla disoccupazione di massa. L'Europa deve elaborare a breve scadenza un secondo piano di rilancio per raccogliere le sfide alle quali è confrontata. Lo stimolo deve essere forte e deve concentrarsi su uno sforzo congiunto". In pratica, le richieste che il sindacato europeo ha già presentato nel documento "Verso un New Deal sociale in Europa".

Il vertice sociale tripartito è stata l'occasione, stamattina, per lanciare messaggi chiari alle istanze decisionali europee: la Ces chiede al Consiglio europeo ed alla Commissione europea di elaborare un piano europeo d'investimento che rappresenti l'1% del prodotto interno lordo (pil) annuale per creare posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità, di promuovere l'innovazione, la ricerca e larghezza sviluppo duraturo. Ciò contribuirebbe a creare i nuovi settori "verdi" ed almeno due milioni di nuovi posti di lavoro. 

L'occupazione deve essere salvaguardata. È per questo che la Ces chiede un ordine del giorno di politica sociale forte e concreto per mantenere i lavoratori dipendenti nelle loro occupazioni, consentendo loro altresì di avere redditi adeguati, livelli elevati di protezione,  vere possibilità di crescita ed il rispetto dei loro diritti. La Ces si dice anche contraria al rischio di tagli nelle spese pubbliche ed in particolare nella protezione sociale, visti i disavanzi abissali dei governi.

I sistemi di protezione sono più che mai necessari e devono essere combinati con politiche attive che favoriscano il mercato del lavoro ed il ritorno ad un'occupazione duratura. È per questo che la Ces chiede un aumento delle spese sociali europee che permetteranno di estendere le attività dei fondi strutturali europei. I mercati finanziari - conclude la Ces - devono essere regolamentati, e così i bonus. Le finanze pubbliche devono servire l'economia reale e riparare agli slittamenti di tutti gli eccessi, guidati dalla sola ricerca del profitto a breve termine. Infine, la Ces mette in guardia contro qualsiasi strategia di uscita dalla crisi che aprirebbe la porta ad un'ulteriore deregolamentazione dei mercati dell'occupazione, dei salari, dei servizi pubblici.

Ra.Vi.

(29 ottobre 2009)

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