Chiuso per sciopero generale. In Grecia più di 3 milioni di lavoratori del settore pubblico e privato si sono astenuti dal lavoro per manifestare contro le misure di austerità annunciate dal governo. Il Paese è letteralmente paralizzato: ministeri, uffici comunali, ospedali, scuole, università, banche, tribunali e operai. Ad Atene sono scese in piazza 30mila persone, altre 7mila si sono ritrovate a Salonicco, grande città portuale nel nord ella penisola ellenica.
Sostegno allo sciopero generale arriva dalla Ces, che segue con preoccupazione la situazione sociale in Grecia, in particolare le pressioni della Commissione e della Bce su Atene per ridurre il deficit. Il mondo del lavoro, spiegano i sindacati europei in una nota, è solidale con i lavoratori greci nella loro lotta per la difesa di occupazione, salari e pensioni. "Il messaggio dell'Europa al popolo greco - sottolinea la Ces - dovrà essere un messaggio di stabilità e progresso sociale, e non di privazione e dumping".
"Non appoggiamo la pressione di Eurolandia sulla Grecia, perché rischia di sfociare in decisioni affrettate che possono colpire i più deboli e sconvolgere il tessuto sociale della società greca", commenta il segretario generale della Ces John Monks. Il piano di austerità annunciato dal governo di Atene, sostiene la Confederazione europea dei sindacati, non farà che aggravare la crisi del Paese, "aumentando la disoccupazione e riducendo salari e consumi".
Una visione a breve termine che non convince le rappresentanze dei lavoratori europei. "Abbiamo bisogno di piani a lungo termine e negoziati con i sindacati", sottolinea Carola Fischbach-Pyttel, segretario generale della Federazione sindacale europea dei servizi pubblici (Fsesp). "Governo, imprenditori e sindacati devono trovare soluzioni condivise in grado di ricostruire e non di lacerare la società greca, così come accadrà se verranno soppressi posti di lavoro in maniera irreversibile, rimettendo in causa i diritti dei lavoratori e privatizzando servizi e imprese pubbliche".
I ministri, continua Fischbach-Pyttel, stanno cedendo ancora una volta alle banche e agli speculatori finanziari. "Francamente ne abbiamo abbastanza. E la rabbia crescerà ancora se le banche e le istituzioni finanziare continueranno a essere protette e gli speculatori non verranno puniti per i loro comportamenti irresponsabili". Lo sciopero generale vuole sensibilizzare la Grecia e l'Europa su una crisi economica e finanziaria che viene pagata esclusivamente dai lavoratori, e che "ha già visto l'erosione progressiva dei loro diritti", osserva la Ces.
I sindacati greci, preoccupati per la tenuta della coesione sociale, propongono una politica economica fondata su investimenti, crescita e impiego; sostegno alle pensioni e allo Stato come soggetto regolatore degli interessi. "Forti del pieno sostegno dei sindacati europei - afferma la Ces - i lavoratori greci sono determinati a resistere alle misure che favoriscono i mercati e le banche a svantaggio dell'economia reale".
"Il popolo greco è ben consapevole che la situazione fiscale del Paese è terribile, ma le misure adottate dal governo non sono corrette", ha denunciato il capo del sindacato Gsee, Yiannis Panagopoulos, che chiede "un'equa distribuzione degli oneri in modo che i lavoratori dipendenti e i pensionati non paghino il prezzo per una crisi che non hanno creato loro". Il piano di austerità adottato dal governo prevede la riduzione del deficit dal 12,8% al 2,8% nei prossimi quattro anni attraverso il congelamento dei salari pubblici e il blocco delle assunzioni, l'aumento dell'età pensionabile a 63 anni entro il 2015 e l'aumento delle tasse sulla benzina, gli alcolici e i tabacchi
E proprio nel giorno dello sciopero il governo greco sposta l'attenzione un più a nord. "L'Italia ha mascherato più della Grecia la situazione delle proprie finanze per assicurarsi l'ingresso nell'eurozona", ha accusato il vicepremier Theodoros Pangalos in una intervista alla Bbc. "E' quello che hanno fatto tutti e la Grecia ha fatto in misura minore, per esempio, dell'Italia''. L'Unione Europea intanto ha chiesto alla Grecia di fornire chiarimenti sulla sottoscrizione di derivati con banche statunitensi che potrebbero aver aiutato Atene a mascherare l'entità del suo debito e del deficit prima dell'ingresso nell'eurozona.
La Germani ribadisce che di fronte al rischio default in Grecia "i governi europei hanno le mani legate" e che tocca quindi ad Atene porre fine alla speculazione con misure credibili. Lo dice Otmar Issing, consulente di Angela Merkel e in passato capo economista della Banca centrale europea. "La crisi in atto in Grecia e in altri Paesi - osserva Issing - non è dovuta a fattori esterni, come un terremoto, ma a cattive decisioni politiche". E si aiuta un Paese, colpevole di "cattive decisioni politiche", è il pensiero della cancelleria, diventa difficile rifiutare di intervenire per dare una mano ad altri Paesi. "E la stessa Bce - spiega Issing - non può aiutare la Grecia acquistando i suoi titoli di Stato: questo significherebbe dire addio alla stabilità dei prezzi".
Pi.Ar.
(24 febbraio 2010)










