di Raffaella Vitulano
Disoccupazione in Europa ancora sù e occupazione in Italia ancora giù: ovunque la si guardi la crisi economica continua a mordere sul fronte del lavoro e gli ultimi dati statistici non lasciano dubbi. A luglio 2009, il tasso di disoccupazione nella zona euro sale al 9,5%, contro il 9,4% del mese precedente. Lo rileva Eurostat. Si tratta del tasso più elevato nei Paesi che compongono l'area dell'euro dal maggio 1999. Nell'Ue a 27 il tasso è stato del 9% contro l'8,9% di giugno. In questo caso si tratta del tasso più alto dal maggio 2005. Nell'Unione europea a luglio 2009 i disoccupati erano 21,794 milioni, di cui 15,090 nella zona dell'euro. In rapporto a luglio 2008, il numero dei disoccupati è cresciuto di 5,111 milioni nell'Ue 27 e di 3,264 milioni nella zona dell'euro.
In un mese i disoccupati sono aumentati nell'Ue di 225 mila unità e nella zona dell'euro di 167 mila. Nel luglio 2008 il tasso di disoccupazione era stato del 7,5% nella zona dell'euro e del 7% nell'Unione europea. Nel 2009, tra i Paesi con il più basso tasso di disoccupati, Eurostat indica per luglio l'Olanda (3,4%), l'Austria (4,4%) e Cipro (5,5%). Il tasso più elevato resta invece in Spagna (18,5%) seguita da Lettonia (17,4%) e Lituania (16,7%).
La confederazione europea dei sindacati(Ces) conferma la sua viva preoccupazione di fronte al deterioramento della situazione delle occupazioni in Europa. La disoccupazione aumenta rapidamente; i lavoratori che occupano posti di lavoro precari sono particolarmente vulnerabili, così come i giovani che provano a trovare un lavoro, in particolare coloro che terminano i loro studi quest'anno. Di fronte a questa situazione disperata - sostengono i sindacati europei in una nota - le discussioni delle istanze decisionali sono soprattutto dedicate al modo di ridurre le spese pubbliche ed alle strategie d'uscita dai livelli crescenti attuali di debito pubblico. "Seguire tale approccio - proseguono - non farebbe che peggiorare una situazione che è già grave, mentre i governi devono conservare il loro sangue freddo e continuare a dare la precedenza all'economia. Strategie d'uscita premature distruggerebbero le prospettive di rilancio, come accaduto negli Stati Uniti nel 1937 e nel Giappone nel 1997". La Ces richiede al contrario un vasto piano di rilancio, mediante il controllo degli eccessi del capitalismo finanziario e un New Deal sociale per quanti terminano i loro studi quest'anno.
In quanto alla ripresa, i sindacati ci vanno cauti. Per loro, le dichiarazioni secondo le quali Francia e Germania vedrebbero la fine del tunnel e sarebbero sul punto di uscire dalla recessione sono "premature„. Commentando le cifre pubblicate recentemente sui tassi di crescita dei due paesi sopra citati John Monks, segretario generale della confederazione europea dei sindacati (Ces) ha dichiarato che "sarebbe un errore profondo considerarle una luce che annuncia la fine della recessione. La realtà dura, nonostante le interpretazioni più ottimiste, è che la disoccupazione aumenterà in Europa in tutto il 2010. Constatiamo già ora che i giovani che hanno finito i loro studi sono confrontati ad un crollo considerevole di opportunità di lavoro. Inoltre, il lavoro interinale sta scomparendo. Nessuno può permettersi di dare prova d'auto-soddisfazione o d'auto-celebrazione quando si ha ancora bisogno di favorire più crescita e più posti di lavoro nell'economia.
Tra luglio 2008 e luglio 2009, il tasso di disoccupazione degli uomini è aumentato dal 6,9% al 9,3% nella zona dell'euro e dal 6,6% al 9,1% nell'Unione europea. Il tasso di disoccupazione delle donne sale dall'8,3% al 9,8% nella zona dell'euro e dal 7,4% al 9,0% nell'Unione. Quanto ai giovani al di sotto dei 25 anni, i disoccupati a luglio erano 19,7% nella zona dell'euro e il 19,8% nell'Ue a 27. Anche in questo caso il tasso più alto si registra in Spagna (38,4%). Nel luglio 2009 i disoccupati degli Usa erano il 9,4% e quello del Giappone il 5,7%.
Benché il problema della disoccupazione sia soprattutto di competenza delle politiche nazionali, la Commissione europea è comunque attiva in questo senso su scala europea. Per quanto riguarda i giovani, le priorità dell'azione dell'Unione e degli Stati membri sono state fissate nella strategia europea per l'occupazione. La strategia si impegna anche a sviluppare nei giovani lo spirito imprenditoriale e la capacità di adattarsi più rapidamente alle mutevoli realtà del mercato del lavoro. Vari programmi e iniziative comunitarie sostengono finanziariamente le misure prese dagli Stati membri.
I principali strumenti europei per la lotta contro la disoccupazione
Con l'introduzione nei trattati di nuovi titoli dedicati all'occupazione e agli affari sociali, l'Unione europea può sviluppare strategie e programmi in campi come la strategia europea per l'occupazione, la strategia di Lisbona per la modernizzazione del modello sociale europeo o anche l'agenda sociale. Il Fondo sociale europeo e il programma Leonardo da Vinci sono due degli strumenti dell'Unione europea ai quali queste strategie possono appoggiarsi.
Il Fondo sociale europeo (FSE)
Il FSE è il principale strumento finanziario al servizio della politica europea a favore dell'occupazione. Esso concede aiuti finanziari alle iniziative dei Quindici che mirano a dotare i cittadini di migliori qualifiche e a creare un clima più favorevole all'occupazione.
Leonardo da Vinci
Il programma Leonardo da Vinci sostiene i progetti pilota, lo scambio e il collocamento a livello transnazionale, gli studi e le analisi intesi a migliorare e sviluppare le pratiche in materia di formazione. Esso promuove la qualità e l'innovazione nei sistemi nazionali, insistendo particolarmente sull'utilizzo delle nuove tecnologie, e mira inoltre a sviluppare le competenze linguistiche dei giovani europei.










