Dietro quel (presunto) semaforo rosso non rispettato, ci sarebbero condizioni di lavoro difficili. per molti, addirittura impossibili. Il giorno dopo il disastro ferroviario in cui hanno perso la vita 18 persone (tra le quali uno dei due macchinisti, l'altro è in condizioni gravissime), la rete ferroviaria belga fa i conti con gli scioperi spontanei. Che hanno provocato ritardi, cancellazioni e disagi in tutto i Paese. Problemi anche per i collegamenti Eurostar da e per Londra e per i Thalys da e per la Francia, la Germania e l'Olanda. "I macchinisti sono molto colpiti dall'incidente di Hal, costato la vita anche a uno dei loro colleghi", ha spiegato Michael Vanloubbeeck, portavoce delle Ferrovie belghe (Sncb).
La Commissione europea respinge come "del tutto infondate e prive di senso" le accuse di una parte della stampa belga: la tragedia si poteva evitare, scrivono alcuni giornali, se non si ostacolava con norme e organismi comunitari l'installazione di dispositivi automatici di sicurezza sulle linee e sui treni belgi. Bruxelles risponde spiegando che l'installazione progressiva del sistema unificato di segnalazione e sicurezza europeo Ermts (European Rail Traffic Management System) è prevista in priorità, fra il 2015 e il 2020, per le grandi linee internazioali e l'alta velocità, mentre per le altre linee sta agli Stati membri decidere quando passare alla norma europea, applicando nel frattempo i diversi sistemi.
E il Belgio, osserva la Commissione, applica il proprio sistema di controllo della velocità dei convogli chiamato Tbl1+. La scelta di equipaggiare le locomotive di tutti i treni belgi con questo o un altro sistema dipendeva dunque soltanto dalle autorità belghe. Palazzo Berlaymont sottolinea poi che, secondo tutti gli indicatori, la liberalizzazione del mercato ferroviario "non ha assolutamente provocato una degradazione della sicurezza sulle linee europee".
Il Belgio intanto fa i conti con la peggiore recessione dalla seconda guerra mondiale: il Pil è diminuito del 3% nel 2009, pari a 337,75 miliardi di euro. "però abbiamo evitato la depressione", ha commentato il governatore della Banca nazionale del Belgio, Guy Quaden. Secondo la Banca nazionale del Belgio, il governo deve ridurre il deficit, al 6% nel 2009, stimolare la crescita e la competitività.
In Francia cinque organizzazioni sindacali si preparano alla mobilitazione del 23 marzo. Cgt, Cfdt, Unsa, Solidaires e Fsu non fanno sconti al presidente Sarkozy. La disponibilità dell'Eliseo al dialogo e alla concertazione non è bastata. Il giorno dopo l'elezioni regionali, annunciano, scioperi e manifestazioni interesseranno "tutto il Paese". "Il governo non ha dato nessuna risposta concreta su impiego, salari, potere d'acquisto e politiche pubbliche", scrivono le cinque sigle sindacali in un comunitario unitario.
Ma sono le pensioni il vero terreno di scontro. L'Eliseo si prepara alla quinta riforma previdenziale in meno di 20 anni (tutto cominciò con la riforma Veil del 22 luglio 1993: passaggio da 37,5 a 40 anni di contributi nel privato), basata sull'innalzamento dell'età. Dal 1 aprile 1983 infatti, è fissata a 60 anni. Il progetto è di arrivare a 62 entro il 2020. Nel 2003, la riforma Fillon aveva aumentato i contributo nel pubblico a 41 anni nel 2012, con l'obiettivo dei 42 per il 2020. Sarkozy ha assicurato che non vorrà forzare la mano e punta al dialogo con le confederazioni.
Con la proclamazione dello sciopero del 23 marzo, il presidente ha però di fatto incassato il no di 5 sindacati. Le altre sigle, Fo, Cftc et Cfe-Cgc, daranno una risposta nei prossimi giorni. La Cfe-Cgc, per esempio, deciderà la linea nel congresso che si apre domani a Reims. Fo chiede al governo di essere più preciso sulla proposta, mentre Cftc se dice "dubbioso" sulla riforma ma anche sulla mobilitazione dei sindacati. Gli stessi che nel 2003 scesero in piazza contro la riforma Fillon: il governo non si lasciò impressionare e la legge passò.
Per questo l'Eliseo minimizza per ora la protesta, e precisa che è legata più ai temi della crisi che alla previdenza. Sarkozy tuttavia non sembra farsi illusioni, consapevole che in questo momento è più facile ottenere l'appoggio dei lavoratori su politiche di aumento della spesa pubblica piuttosto che sull'aumento dell'eta pensionabile.
Pi.Ar.
(17 febbraio 2010)










