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Ces, la presidenza svedese sfugge al confronto con il sindacato europeo

EUROPA

 

di Giacomina Cassina

Il Comitato Esecutivo della Ces  si è tenuto oggi a Stoccolma, nello splendido "compound" della Scuola di formazione della LO, annegato tra il verde dei pini, in riva ad un fiordo e dotato, per la gioia di tutti i sindacalisti muniti di computer portatile, di una estesa ed efficientissima rete wireless. Perché a Stoccolma? Forse a qualcuno è sfuggito, ma è un peccato veniale, che la presidenza di turno dell'Ue è nelle mani del governo conservatore dalla Svezia, ma certamente è alla Presidenza svedese che è sfuggita l'occasione di avere un confronto con il sindacato europeo. Infatti, nonostante molte sollecitazioni e richiesta da parte di Wanja Lubin, presidente della Ces e della LO, il governo svedese non si è nemmeno sprecato a rispondere. Arrogante e pure maleducato. Punto.
Argomenti e problemi da discutere all'Esecutivo Ces non mancano certo in questa fase tutt'altro che chiara, tanto dal punto di vista economico quanto da quello sociale: le difficoltà occupazionali indotte dalla crisi restano la tela di fondo obbligata per qualsiasi analisi e per qualsiasi strategia a breve o a medio termine. Uno dei documenti discussi, infatti, voleva proporre, all'insegna dell'ottimismo della volontà, il "piano di battaglia e la strategia della Ces" dopo la conferenza di Parigi. Peccato che il "piano di battaglia", tra preoccupazioni per gli equilibri politici interni al nuovo Parlamento europeo e al Consiglio, da una parte e, dall'altra, proposte di studi e ricerche accompagnate da qualche mobilitazione nei prossimi mesi, si concentrasse solo su operazioni di lobby e l'interlocuzione con le istituzioni, dimenticandosi di abbozzare una sia pur minima strategia contrattuale verso gli imprenditori. Com'è possibile voler perseguire un Patto sociale europeo - è stato fatto notare da Luigi Cal, responsabile del dipartimento internazionale Cisl - se il documento non nomina nemmeno gli imprenditori, non assume la necessità di partire dalla condizione dei lavoratori nelle imprese, non ancora lo sforzo per creare occupazione soprattutto per i giovani attraverso uno sforzo negoziale e concertativi con la controparte padronale? Un altro documento su cui si è sviluppato un ampio dibattito - in alcuni momenti, peraltro, un po' confuso - riguardava il seguito da dare alle famose sentenze della Corte di giustizia europea. Qui, le piste di lavoro assunte erano due: il perfezionamento delle proposte per la modifica della direttiva distacchi e la prosecuzione di un lavoro congiunto con Business-Europe per individuare possibili elementi di azione congiunta al fine di impedire che la mobilità a breve e la libera circolazione dei servizi dentro il mercato interno diventino veicoli tanto di dumping sociale che di dumping economico. L'attività di approfondimento, pur necessaria, rischia di separare troppo l'elaborazione di proposte di revisione di grande tecnicismo, dalla capacità di gestione politica da parte delle confederazioni: di qui alcune confusioni nel dibattito. Ma la questione più significativa è quella relativa al dialogo sociale in materia: diversi interventi hanno criticato la mancanza di risultati invitando ad interrompere il dialogo. Ancora una volta, l'impressione è che alcuni sindacati concepiscano la contrattazione come l'atto di andare a sedersi di fronte ad un interlocutore, spiattellare i propri obiettivi e, in assenza di risposta positiva completa e immediata, alzarsi e andarsene. I processi negoziali, a livello europeo soprattutto, sono spesso lenti e apparentemente improduttivi e solo con tenacia e capacità di elaborare un quadro concettuale solido per le proprie rivendicazioni si riesce a "portare casa" qualche risultato. La conclusione del dibattito ha comunque salvato il percorso negoziale e, nel suo intervento, la Cisl ha insistito anche perché, oltre agli approfondimenti giuridici e al dialogo sociale, la Ces coordini lo sforzo delle affiliate che stanno tentando di monitorare sul terreno le imprese in cui vengono impiegati lavoratori in distacco. Nella ancor verde Svezia pre-autunnale, non si poteva non parlare di ambiente: un ottimo documento ("cambiamento climatico, nuove politiche industriali ed uscita dalla crisi") ha affrontato la prospettiva di transizione verso un'economica verde dal punto di vista del sindacato nel prospettiva della Confrenza di Copenhagen (da alcuni chiamata "Hopenhage"): questa transizione non è immediatamente benefica per i lavoratori ed implica quindi la necessità che le trasformazioni, comunque indispensabili e non ridiscutibili, siano inquadrate in norme e dinamiche negoziali e di monitoraggio che ne garantiscano equità e dimensione sociale. Su un difficile problema di organizzazione, ossia il tentativo del sindacato internazionale degli insegnanti, di "controllare" la Federazione europea dell'insegnamento, si è segnato un primo passo in avanti: è stata riconosciuta la volontà della maggioranza degli europei di salvaguardare la propria autonomia e democrazia interna e la Ces si è impegnata a continuare a monitorare il processo di discussione in atto tra sindacato internazionale ed europeo.
L'Esecutivo Ces ha anche discusso una prima bozza di documento in vista della revisione, forse addirittura di un'ampia riscrittura della strategia di Lisbona, che possa integrare la transizione alla "green economy", una forte dimensione comunitaria delle politiche sociali ed occupazionali e, soprattutto, che si fondi su una "governance" del processo di attuazione esplicitamente e sistematicamente partecipata Infine, l'Esecutivo ha preso atto di un rapporto sullo stato del negoziato per mercati del lavoro inclusivi e ha approvato un ottimo documento sulla regolamentazione dei mercati finanziari (che pubblicheremo a breve tradotto in italiano).

( 21 ottobre 2009)

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