Breaking News

EUROPA 2020: ambizioni di crescita senza strumenti

EUROPA

 

di Raffaella Vitulano

Esce la Strategia di Lisbona, ne entra un'altra. Ma sui suoi risultati sull'occupazione restano molte perplessità. Pochi obiettivi, cinque, per tornare ad una crescita dell'economia europea che viaggi "sul 2% e più". E che gli Stati membri dovranno perseguire sotto la stretta vigilanza di Bruxelles, ognuno partendo dalla propria realtà economica e sociale. Ogni Paese, dunque, con un proprio percorso, con la Commissione Ue che potrà intervenire con degli "allarmi" ma non con delle
sanzioni. Queste le grandi differenza tra la semifallimentare strategia di Lisbona dello scorso decennio e la 'strategia 2020' presentata oggi dall'esecutivo europeo per promuovere la crescita e l'occupazione nei prossimi dieci anni.
Una crescita che - come ha sottolineato il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso - dovrà essere "intelligente, sostenibile, e inclusiva dal punto di vista sociale". Per evitare "un progressivo declino" bisogna voltare pagina, attuare una svolta, mettendo in campo una nuova politica economica, industriale e sociale. Cinque gli obiettivi da centrate da qui al 2020, tenendo in considerazione le differenze esistenti tra i vari Paesi:

1) portare al 75% il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni;

2) aumentare al 3% del Pil della Ue le risorse investite in ricerca e innovazione;

2) ridurre del 20% le emissioni di C02;

3) abbassare a meno del 10% la quota di giovani che abbandonano la scuola;

4) portare almeno al 40% il numero dei diplomati o laureati;

5) puntare a 20 milioni in meno di persone a rischio povertà. «

Sono obiettivi generali, ambiziosi ma raggiungibili, che verranno tradotti in obiettivi nazionali, ha spiegato Barroso.  In pratica, ogni Stato membro dovrà presentare ogni anno il suo "programma specifico" con dentro i traguardi che intende raggiungere rispetto ai cinque parametri indicati nella 'strategia 2020'. Sarà poi la Commissione Ue a giudicare se gli sforzi di ogni singolo Paese sono sufficienti o meno. Proprio come già avviene nel campo dei conti pubblici, con gli Stati che ogni anno devono presentare il Programma di stabilità. E se gli Stati virtuosi saranno premiati con incentivi sul fronte dell'accesso ai fondi europei, quelli inadempienti saranno oggetto di raccomandazioni da parte della Ue, le quali potranno essere seguite da policy warning, vale a dire veri e propri allarmi da parte della Commissione Ue. Non sono però previste sanzioni, come qualche capitale aveva proposto, a partire da Madrid che detiene la presidenza di turno della Ue.

L'agenda proposta dalla Commissione Ue per centrare gli obiettivi fissati è molto folta: creare una "unione dell'innovazione", colmando il gap tra la scienza e il mercato e trasformando le invenzioni in prodotti; rafforzare la qualità del sistema educativo superiore europeo, promuovendo la mobilità degli studenti e dei giovani professionisti; realizzare un'agenda digitale europea, cogliendo tutti i vantaggi dello sviluppo dell'internet ultra-veloce; mettere a punto un piano europeo contro la povertà. E ancora: portare avanti una politica industriale che favorisca una crescita verde, aiutando le imprese, a partire da quelle piccole medie, a innovarsi dopo la crisi, puntando su un modo di produrre 'pulito' che porti a prodotti 'puliti': un ambito - sottolinea la Commissione Ue - che potrebbe portare alla creazione di milioni di nuovi posti di lavoro.

La strategia "Europa 2020" ha come obiettivo di accompagnare l'uscita dalla crisi e preparare l'economia dell'Ue per gli sviluppi del prossimo decennio. Un documento che, in realtà, è stato reso pubblico già dallo scorso novembre e col quale Bruxelles individua tre "motori di crescita", da mettere in atto mediante azioni a livello europeo e nazionale, così definiti: "crescita intelligente", ovvero promozione della conoscenza, l'innovazione, l'istruzione e la società digitale; "crescita sostenibile", mirata a realizzare un'economia a basse emissioni di carbonio e più efficiente sotto il profilo delle risorse, rilanciando contemporaneamente la competitività; e "crescita inclusiva", focalizzata sull'incentivazione della partecipazione al mercato del lavoro, sull'acquisizione di competenze e sulla lotta alla povertà.
Nonostante le sue ambizioni, il documento della Commissione Europa 2020 sembra ad oggi "carente e deludente", così come commenta da Bruxelles John Monks, segretario generale della confederazione europea dei sindacati, per il quale "l'Ue ed il resto del mondo devono imperativamente trarre le conseguenze degli errori all'origine della crisi e decidere come evitarne la riproduzione". Le priorità individuate dalla Ces sono l'aumento della disoccupazione, in particolare nei giovani; la lotta ai regimi fiscali attuali ed ai mercati di capitali che incoraggiano la speculazione e la visione a breve termine a scapito dell'impegno a lungo termine a favore dell'economia reale; la ricerca di nuovi mezzi per aumentare i bilanci, in particolare tramite tasse sulle transazioni finanziarie ed euro-obbligazioni. "Se tali questioni non saranno trattate correttamente, il documento Europa 2020 resterà carente. La Commissione non può aspettarsi un ritorno allo status quo ed alla strategia di Lisbona", conclude Monks.


La strategia, che è stata illustrata oggi in una conferenza stampa dal presidente della Commissione José Manuel Barroso, fissa anche cinque obiettivi da raggiungere entro il 2020 e in base ai quali saranno valutati i progressi compiuti. "La natura ambiziosa di Europa 2020 presuppone un livello più elevato di leadership e di responsabilità", scrive in una nota l'Esecutivo comunitario, invitando i capi di Stato e di governo "ad assumere la titolarità di questa nuova strategia" e ad approvarla in occasione del Consiglio europeo di primavera.
La nota aggiunge che "i metodi di governance saranno rafforzati affinché gli impegni vengano tradotti in azioni concrete in loco. La Commissione monitorerà i progressi". Questo punto fa riferimenti implicitamente al fallimento della cosiddetta Strategia di Lisbona che nel 2000 aveva stabilito per l'Ue l'obiettivo di diventare entro il 2010 l'economia, basata sulla conoscenza, più competitiva del mondo. Ma gli Stati membri non hanno rispettato gli impegni, e la Commissione non aveva alcuno strumento per costringerli a farlo. La situazione non è cambiata oggi, e la nuova Strategia 2020 sembra avviata sulla stessa strada.
La nota della Commissione si conclude precisando che "le relazioni e le valutazioni nell'ambito di Europa 2020 e quelle del Patto di stabilità e di crescita saranno elaborate contemporaneamente, per migliorare la coerenza. In tal modo, le due strategie potranno perseguire obiettivi analoghi in materia di riforme pur rimanendo due strumenti separati".

Ma cos'è, esattamente, la strategia Ue 2020

La cosiddetta strategia "Ue 2020" , partendo dai risultati della Strategia di Lisbona, mira a consolidare la ripresa europea post-crisi, a scongiurare il rischio futuro di crisi analoghe e a raggiungere tre obiettivi tematici: far sì che la conoscenza sia un fattore di ricchezza, coinvolgere i cittadini in una società partecipativa e creare un'economia competitiva, interconnessa e più verde. Insieme alla strategia, l'esecutivo europeo ha lanciato una consultazione pubblica per raccogliere contributi entro il 15 gennaio 2010, sulla base dei quali presenterà una proposta dettagliata al prossimo Consiglio europeo di primavera.

Rilevando come nel decennio che ha preceduto il 2008 la disoccupazione in Europa è stata ridotta dal 12% al 7%, la Commissione sottolinea ora la necessità di nuove fonti di crescita per sostituire i posti di lavoro persi durante la crisi. La strategia UE 2020 individua così alcuni settori su cui concentrarsi per superare la situazione attuale.

  • Una crescita basata sulla conoscenza come fattore di ricchezza: potenziare il settore dell'istruzione in Europa, dalla scuola materna all'istruzione superiore, per aumentare la produttività, sostenere le categorie vulnerabili e lottare contro la disuguaglianza e la povertà. Secondo la Commissione, l'Ue ha bisogno di un'agenda europea del digitale per poter realizzare un vero mercato unico on line che permetta ai consumatori di beneficiare dei prezzi competitivi praticati in altri Stati membri e alle Pmi di penetrare in mercati più vasti. L'accesso al web e le competenze informatiche sono sempre più necessari per una piena partecipazione alla vita pubblica e l'"inclusione digitale" rientra nel più vasto concetto di inclusione sociale.
  • Coinvolgere i cittadini in una società partecipativa: la crisi ha distrutto definitivamente numerosi posti di lavoro; l'Europa non può però prosperare se i lavoratori non hanno le competenze necessarie per contribuire a un'economia basata sulla conoscenza e per trarne i relativi vantaggi. Secondo la Commissione occorre dunque conciliare meglio domanda e offerta, promuovendo la mobilità dei lavoratori al di là e all'interno delle frontiere e prevedendo con maggior precisione la futura domanda di competenze. La Commissione intende portare avanti il programma di "flessicurezza", non solo però rispetto alla flessibilità di cui devono dar prova i lavoratori ma anche attraverso l'assunzione di maggiori responsabilità da parte dei datori di lavoro e dei governi, che dovrebbero investire nel capitale umano e tutelare i lavoratori.
  • Creare un'economia competitiva, interconnessa e più verde: nuove tecnologie più verdi possono stimolare la crescita, creare nuovi posti di lavoro e nuovi servizi e contribuire al conseguimento degli obiettivi dell'Ue in fatto di cambiamenti climatici. «Un'Europa incapace di adeguarsi al XXI secolo sarebbe invece condannata al declino» osserva la Commissione, secondo cui le politiche adottate a livello europeo e nazionale per promuovere l'ecoinnovazione e prodotti e sistemi efficienti sotto il profilo energetico devono contemplare, fra l'altro, lo scambio delle quote di emissione, la riforma fiscale, le sovvenzioni e i prestiti, gli investimenti e gli appalti pubblici nonché stanziamenti mirati per la ricerca e l'innovazione. L'Europa, inoltre, ha bisogno di una nuova politica industriale che ponga l'accento sulla capacità di innovazione, sulle nuove tecnologie, sulle competenze, sulla promozione dell'imprenditorialità e sull'internazionalizzazione delle Pmi.
  • Governance: far funzionare UE 2020: la Commissione propone che il Consiglio europeo assuma la guida di UE 2020, adottando le decisioni fondamentali e fissando gli obiettivi, e si augura un ruolo più incisivo del Parlamento europeo nonché un forte interesse e coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. I nuovi orientamenti sostituiranno quelli in vigore dal 2005 nell'ambito della Strategia di Lisbona e gli Stati membri saranno invitati a definire obiettivi nazionali. Commissione e Consiglio europei valuteranno poi ogni anno i progressi compiuti a livello europeo e nazionale.

3 febbraio 2010

Leggi il documento Ue 2020

GERMANIA, raggiunto accordo nel settore pubblico

Dopo il fallimento delle negoziazioni tra le controparti, era stato fatto ricorso a un arbitraggio e, sulla base delle proposte degli incaricati, è stato raggiunto un accordo per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche che prevede miglioramenti retributivi graduali e una decorrenza insolitamente elevata di 26 mesi

vai all'archivio notizie di Settembre