Per Barack Obama arriva il primo sì alla riforma sanitaria. Il voto favorevole del Senato apre infatti la strada all'approvazione del progetto di legge almeno alla Camera alta prima di Natale. Si tratta in realtà di un voto procedurale, che mira a bloccare l'ostruzionismo dell'opposizione. I senatori hanno approvato per 60 voti a 40 lo stop al dibattito sul testo che contiene il compromesso ottenuto nelle ultime settimane dalla maggioranza democratica.
Hanno votato a favore tutti i senatori democratici e due indipendenti. Altri due voti procedurali si terranno martedì e mercoledì per chiudere il dibattito. Il voto sulla legge in sé potrebbe aver luogo giovedì sera, vigilia di Natale. Il cammino non è concluso: la Camera dei rappresentanti ha già adottato il 7 novembre un suo progetto che andrà armonizzato con quello del Senato. La presidente della Camera, Nancy Pelosi, ha detto di sperare che l'operazione avvenga prima del discorso sullo Stato dell'unione che Obama dovrà tenere a fine gennaio alle camere riunite.
Il testo del Senato, com'è noto, è piuttosto "annacquato" rispetto alle prime ambizioni di Obama, a cominciare dalla rinuncia alla cosiddetta public option, la compagnia di assicurazione pubblica che avrebbe dovuto fare concorrenza alle private. Si dovrebbe però riuscire a fornire una copertura sanitaria a 31 dei 36 milioni di americani.
L'armonizzazione dei progetti di legge approvati nelle due Camere potrebbe fornire nuovi motivi di scontro, ma nelle linee essenziali i due progetti si somigliano. Il costo dell'operazione è di 1000 miliardi di dollari per 10 anni. Entrambi istituiscono delle "borse" delle assicurazioni dove le piccole aziende e i singoli cittadini possono comparare prezzi e polizze. Entrambi proibiscono che un cittadino possa vedersi negare l'assicurazione a causa di una malattia preesistente. I giovani fino a 25 o 26 anni possono restare sotto l'ombrello dell'assicurazione dei genitori.
Obama ha salutato il primo sì al Senato come una grande vittoria per il popolo americano. Il Senato, ha detto il presidente americano, "ha battuto un ostruzionismo mirato a bloccare il voto finale sulla riforma sanitaria e ha segnato una grande vittoria per il popolo americano. Nel tener testa ai gruppi d'interesse che per decenni hanno impedito la riforma e che stanno facendo una furiosa azione di lobbying per bloccarla ora", ha sottolineato, "il Senato si è avvicinato a una riforma che farà una grande differenza per le famiglie, per gli anziani, per le imprese e per il Paese nel suo complesso".
Dalla Bolivia, intanto, arrivano forti critiche al presidente Obama. Il presidente socialista Evo Morales attacca il presidente Usa in una intervista al quotidiano spagnolo El Mundo, paragonandolo addirittura a George W. Bush ("è il suo migliore allievo"). "Sono molto dispiaciuto che il presidente Barack Obama si sia rovinato in così poco tempo", ha detto Morales. "Potrei dargli delle lezioni sul modo di migliorare la sua immagine: lavorando per l'uguaglianza, per la vita dei nostri Paesi. (cdl)
(21 dicembre 2009)










