Chinatown, made in Prato

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Prato (dal nostro inviato) - Made in Italy o made in China per i regali di Natale? I consumatori europei dovrebbero iniziare a fare acquisti etici, rinunciando consapevolmente ai vantaggi immediati del più basso costo del prodotto contraffatto. Nel dubbio, prima di metter mano al portafoglio, ricordatevi che negli ultimi sei anni Prato ha perso il 40% della sua produzione tessile e si avvia a scendere sotto il 50% a fine 2009. Ogni mese una media di 250 persone perde il lavoro e almeno 100, avendolo perso in precedenza e uscendo dalle liste di mobilità, perdono il sostegno al reddito e la speranza di trovare lavoro. Tutta colpa dei cinesi o anche di qualcun altro? Noi, per capirne di più, siamo andati proprio a Prato.


In fabbrica, gli operai resistono all'assedio cinese. Ma non nascondono le loro preoccupazioni. Un istinto solido e concreto li spinge a restare uniti. Di fronte alla competizione asiatica, il made in Italy cerca di rispondere con l'innovazione e la qualità. Le fabbriche invisibili gestite dai cinesi a Prato, assolutamente illegali dal punto di vista della salute e sicurezza, magicamente non registrano infortuni; non contano iscritti al sindacato nè alle associazioni degli imprenditori (tranne uno, Giulini, dalla cui azienda non hanno voluto rilasciarci dichiarazioni). Le fabbriche cinesi aprono e chiudono a ritmo incessante; mantengono solo sporadici rapporti con le imprese locali e lavorano quasi sempre in completo isolamento.

Nelle fabbriche, gli operai vivono e lavorano anche per 20 ore al giorno, in completa schiavitù, illuminati solo dalla luce al neon. Per evitare sguardi indiscreti, i proprietari cinesi hanno anche fatto costruire delle quinte all'ingresso. Così, se per caso, la saracinesca dovesse alzarsi, gli operai resterebbero nascosti. Non vedono mai la luce, gli schiavi del terzo millennio rinchiusi a Seano. Per molti di loro il rapporto che si stabilisce con il proprio laoban (il padrone), la necessità di affrancarsi dal debito, li spingono ad essere vittime, più o meno inconsapevoli, dello sfruttamento. Molte aziende cinesi sono di proprietà cinesi e da loro gestite, ma alcune lavorano spesso per committenti italiane, che esigono dai cinesi tempi strettissimi per la riconsegna della merce pronta. La crisi economica e la concorrenza rendono poi conveniente ricorrere al lavoro dei clandestini. Il tutto va infine inserito in un giro di ordini e pagamenti prevalentemente in nero, come abbiamo verificato anche noi al Macrolotto, spacciandoci per commercianti.


I sigilli ai capannoni e i sequestri dei macchinari non servono in pratica a nulla, dal momento che le multe sono ridicole (si parla di 10 euro a macchina e 400 per il punto produzione). Il reato che maggiormente interessa le forze dell'ordine è il reato della contraffazione dei marchi e del made in Italy. Ogni giorno a Prato arrivano dalla Cina almeno 80-90 container in nero. L'industria del falso sottrae ogni anno alle imprese manifatturiere 6 miliardi di euro, bruciando 1,5 miliardi di euro in termini di evasione di Iva e circa 120.000 posti di lavoro in tutta l'Unione Europea.
Per combattere la contraffazione, procede intanto con una sensibile accelerazione la marcia verso l'introduzione dell'obbligo di etichettatura di origine per alcune tipologie di prodotti importati nell'Unione europea. Significativa ed importante la risoluzione adottata il 26 novembre dall'Europarlamento sul made in Europe, mentre il progetto di legge Reguzzoni-Versace-Calearo sulla tracciabilità del made in Italy sembra in fase di dirittura d'arrivo.


Accanto alla piccola e media imprenditoria cinese, in Italia si sta sviluppando sempre di più la formula, adottata da grandi aziende, di rilevare imprese italiane in difficoltà, costituendo joint venture con aziende locali o aprendo filiali. La presenza, nel nostro Paese, di grandi capitali cinesi, sembra però essere un fenomeno ancora molto sottovalutato. Si pensi alla Coscos Srl, joint venture italo-cinese specializzata nel business dei container, o all'acquisizione della Benelli da parte dei cinesi. Si tratta di fatti estremamente importanti per l'economia italiana, ma di cui si sente parlare ancora troppo poco.


Raffaella Vitulano
(Guarda il video integrale su Cisl YouTube)

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