Bonus natalizi milionari: nel mirino in Europa, graziati negli Usa

MONDO

 

di Raffaella Vitulano

Il tema dei bonus dei banchieri torna sul tavolo dei leader europei, riuniti a Bruxelles per l'ultimo vertice sotto la presidenza svedese. Il premier britannico Gordon Brown e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno dichiarato che "una tassa una tantum in relazione ai bonus dovrebbe essere considerata una priorità". Il governo di Brown ha già annunciato due giorni fa che imporrà una tassa una tantum del 50% sui bonus del 2009 superiori alle 25.000 sterline. Ha inoltre scritto una lettera ai suoi colleghi Ue, chiedendo loro di prendere decisioni rapide sull'aumento dei bonus dei banchieri.

"Adesso le banche stanno facendo di nuovo ampi profitti e alcuni dei loro dipendenti hanno ricevuto bonus pari a molte volte lo stipendio medio", ha scritto il premier britannico, aggiungendo: "Mentre i frutti del successo sono raccolti da pochi, i costi del fallimento sono sostenuti dalla maggioranza. Dobbiamo quindi agire".

La cancelliera tedesca Angela Merkel non ha aspettato il summit per esprimere il suo sostegno alla proposta, descrivendo la tassa britannica come una "idea attraente" che potrebbe incoraggiare il distretto finanziario di Londra ad imparare la lezione. "Abbiamo sempre detto, ripetutamente, dal punto di vista tedesco, che vogliamo che le banche e le loro attività paghino una parte, che il fardello della crisi venga ripartito e non messo sulle spalle dei soli contribuenti", ha dichiarato durante il congresso del Partito popolare europeo a Bonn.

Un funzionario del ministero delle Finanze francese ha dichiarato che Parigi ha già deciso di imporre una tassa sui bonus una tantum del 2009 e che la Francia aspetta che venga approvata anche dalle altre piazze finanziarie prima di mettere a punto i dettagli. Il mese scorso il governo francese ha presentato nuove regole per tutte le banche che operano in Francia, comprese quelle straniere, per limitare i bonus. Le regole costringeranno le banche a distribuire i compensi su molti anni per assicurare che le retribuzioni riflettano i risultati a lungo termine e non premino le decisioni troppo rischiose che potrebbero poi rivelarsi dannose. Almeno la metà del bonus verrà trattenuto per poi essere distribuito nei tre anni successivi, a seconda dei risultati.

L'ammontare dei bonus e il modo in cui vengono distribuiti dovrà essere reso pubblico ogni anno. Il portavoce del presidente, Franck Louvrier, non ha tuttavia ancora confermato le notizie secondo cui la Francia avrebbe deciso di seguire la Gran Bretagna sull'ipotesi di una tassa del 50%, limitandosi a dichiarare che non è stata presa ancora nessuna decisione.

Il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha anch'egli avvertito che "non possiamo tornare alla situazione di prima per quanto riguarda i bonus", secondo quanto dichiarato dalla sua portavoce Pia Ahrenkilde Hansen.

L'editoriale di Brown e Sarkozy sul Wall Street Journal sembra risanare una frattura nelle relazioni anglo-britanniche, dopo le polemiche nate il mese scorso intorno alla nomina del francese Michel Barnier a commissario per il Mercato interno. Sarkozy aveva proclamato la vittoria per la nomina di Barnier e aveva accusato i metodi della finanza "anglo-americana" di essere all'origine della crisi economica globale. I banchieri britannici avevano risposto stizziti e, secondo alcuni, la disputa avrebbe fatto naufragare un incontro Sarkozy-Brown a Londra venerdì scorso.

Ma oggi i due leader hanno convenuto che "dobbiamo assicurare che attraverso una regolamentazione appropriata il settore finanziario operi in un contesto omogeneo a livello globale". Il tentativo di imporre a tassazione simile sui bonus è invece fallita negli Stati Uniti. Il Congresso ha votato a marzo per imporre una tassa sui bonus del 90% alle società che hanno ricevuto almeno 5 miliardi di dollari di aiuti da parte del governo, ma il tentativo di far passare una tassa inferiore, del 70%, per un numero maggiore di gruppi è stato bloccato in Senato.

Le banche nel mirino in Europa, dunque, ma graziate negli Usa.

Tutt'altra, infatti, la musica d'Oltreoceano.

Goldman Sachs, soprannominata "Goldmine Sachs" (miniera d'oro Sachs), nel terzo trimestre 2009 ha registrato 36 giorni in cui i suoi trader hanno guadagnato oltre 100 milioni di dollari al giorno. E pensare che Obama era andato anche all'attacco dei banchieri di Wall Street, istituendo pure uno zar dei compensi (Kenneth Feinberg), con compiti di vigilanza sul sistema retributivo delle Corporation Usa che hanno usufruito dei fondi Tarp.

Wall Street si prepara a distribuire compensi record nel 2009: nonostante l'ampio dibattito internazionale sui maxi-bonus e i controlli più stringenti, le 23 maggiori istituzioni finanziarie americane sono in corsa - secondo i calcoli del Wall Street Journal - per arrivare a sborsare solo quest'anno bonus ai propri dipendenti per oltre 140 miliardi di dollari, una cifra record che rimanda al 2007, quindi ai livelli pre-crisi, e che segna un aumento del 20% rispetto al 2008. I dati sono contenuti in un dossier pubblico, curato da Neil Barofsky, responsabile del controllo del Troubled Asset Relief Program (Tarp), presentato qualche giorno fa e sul quale si è scatenata la polemica.
In media i dipendenti delle società finanziarie riceveranno 143.400 dollari quest'anno, circa 2.000 dollari in più rispetto allo stesso 2007.
Qualche giorno fa Blankfein, Ceo della GoldMine, che ha come principale azionista Warren Buffet, ha chiesto scusa ai clienti per gli errori commessi durante la crisi e ha annunciato che l'azienda metterà a disposizione di 10.000 imprese minori una somma di 500 milioni di dollari. Ma ne destinerà circa 17 miliardi in bonus a tutti i dipendenti.
17 miliardi che - i bene informati dicono - prima di Natale diventeranno sicuramente 21 miliardi. Avete letto bene: 21 miliardi di dollari, una somma che affossa sempre più l'immagine di Goldman Sachs, il cui capo ha avuto l'ardire di rilasciare un'intervista al Sunday Times, in cui ha dichiarato che le banche hanno un ruolo sociale e che la sua, in particolare, "lavora al servizio di Dio". Qualcuno pensava che lavorasse al servizio del diavolo, e glielo vada a dire oggi ai colletti bianchi e alle tute blu di tutto il mondo che grazie al disastro finanziario di queste banche "al servizio di Dio" sono ora sul lastrico dopo essere stati licenziati grazie all'effetto domino che i crack hanno avuto a livello internazionale. Blankfein ha aggiunto che capisce, comunque, che la gente sia infuriata con i banchieri: "So che se mi tagliassi i polsi ci sarebbero applausi", dice nell'intervista. E in un momento di generosità in occasione di Thanksgiving, la festa del ringraziamento, ha chiesto a 300 dipendenti della banca di aiutare l'Esercito della salvezza a dare da mangiare gratuitamente a 10 mila indigenti.

Intanto la frustrazione per una situazione economica che, a dispetto di tanti miliardi versati alle banche, non offre speranze immediate per l´esercito dei disoccupati, ha contagiato anche il Congresso e monta in America lo scandalo dei premi record distribuiti da banche e istituzioni finanziarie, e appaiono sempre più clamorose le prese in giro, nonché lo spreco di tempo e di denaro per i vari G8, G12 o G20, che si sono succeduti nell'ultimo anno.
Ma Goldman Sachs non è un caso isolato.
In base alle analisi del Wall Street Journal, Citigroup dovrebbe distribuire quest'anno ai propri dipendenti 22 miliardi di dollari, il 32% in meno rispetto al 2008. I compensi di Bank of America dovrebbero attestarsi intorno ai 30 miliardi di dollari, il 64% dello scorso anno. In casa JPMorgan e Goldman Sachs, l'aumento dovrebbe risultare rispettivamente pari al 29,7% a 29,5 miliardi di dollari, e al 99,8% a 21,8 miliardi di dollari.


Intanto anche il mondo finanziario inglese si appresta a festeggiare un buon anno per quanto riguarda i premi. Ma il governo britannico si dice fortemente preoccupato per il permanere di livelli straordinari di retribuzione tra gli alti dirigenti bancari del Paese. Secondo Lord Myners, sottosegretario ai servizi finanziari del tesoro del Regno Unito, nonostante la crisi globale, almeno 5mila alti dirigenti bancari britannici guadagneranno oltre un milione di sterline (circa 900mila euro) nel corso del 2009. Il sottosegretario - intervistato dal Daily Telegraph - ha quindi invitato azionisti e sindacati ad affrontare immediatamente la questione.
I sindacati, a dire il vero, l'hanno già affrontata da tempo. Ma la loro voce resta inascoltata.

(Aggiornato il 10 Dicembre 2009)

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