Rete elettrica. Senza investimenti Italia a rischio blackout

 

di Ester Crea

 

A rischio uno degli asset strategici del Paese: parliamo della rete di trasmissione dell'energia elettrica. Non un'infrastruttura qualunque, come tutti gli italiani che ricordano il blackout del 28 settembre 2003 che per 12 ore oscurò l'intera penisola sanno, ma un requisito fondamentale per lo sviluppo del Paese e per contenere i costi che gravano sulle bollette pagate dai consumatori. Ebbene, i mancati investimenti sulla rete elettrica oggi rappresentano una zavorra che grava sulle prospettive di rapida uscita dell'Italia dal tunnel della crisi e che rischia di costare cara a tutti noi. E' quanto emerge da una ricerca effettuata dal Ref (Ricerche e consulenze per l'economia e la finanza) per l'Adiconsum e che è stata presentata oggi nell'ambito di un workshop organizzato dal Consumers' Forum insieme ad Acu, Lega Consumatori, Casa del Consumatore è Unione nazionale Consumatori. Un esempio dello stato dell'arte? Nella ricerca si stima che i mancati investimenti sulla sola connessione fra Calabria e Sicilia comporti un costo annuo a carico degli utenti di circa 320 milioni di euro. Ma le criticità riguardano anche la connessione tra Campania e Puglia, oltre ai collegamenti tra Piemonte e Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, Slovenia e Friuli Venezia Giulia. Tutte strozzature (definite in gergo "congestione") che comportano "maggiori perdite di rete, difficoltà ad utilizzare al meglio l'energia prodotta dalle nuove centrali e quindi, di fatto - è la denuncia dell'Adiconsum - una minore concorrenza sul mercato". Che fare? L'associazione guidata da Paolo Landi insieme alle altre associazioni di consumatori sollecitano "il Governo, Terna (la nuova società che gestisce la rete ad alta tensione, ndr) e l'Autorità per l'energia ad intraprendere ciascuno le azioni di propria competenza al fine di realizzare senza altro indugio tutti gli investimenti necessari". Ma c'è di più. Tra i sindacati l'allarme è scattato da tempo. La Cisl e la Flaei - come ha riferito nel corso del workshop Antonio Losetti, segretario nazionale Flaei - hanno anche scritto al Governo per chiedere la costituzione di una grande società di reti - che sia la stessa Terna o un'altra poco importa - il cui controllo resti affidato alla Cassa Depositi e Prestiti. Solo così, con una grande società a controllo pubblico - sostiene il sindacato - sarà possibile assicurare tutti gli investimenti necessari.

Carlo De Masi, segretario generale della Flaei, raggiunto telefonicamente da Conquiste, ci spiega come stanno le cose. "Quando si parla di rete - precisa - bisogna distinguere tra alta tensione, che fa capo a Terna, e media tensione, che mantiene ancora l'Enel e che presenta tre problemi sostanziali: il primo è che si investe troppo poco". Oggi si procede con un tasso di sostituzione pari all'incirca all'1% l'anno. "Il che significa - prosegue De Masi - che l'obsolescenza di questa rete dovrebbe essere di 100 anni. In realtà così non è perché tecnicamente non dura più di 30-35 anni". Insomma, se non si investe di più sarà difficile avere buoni livelli di qualità del servizio, soprattutto nelle aree più disagiate del Paese, come nelle zone montane e al Sud, dove è più facile che si verifichino strozzature di rete. La seconda questione riguarda le cosiddette "reti intelligenti" o Smart Grids, che grazie alle nuove tecnologie consentono l'interattività con l'utente. "Anche in questo caso - sottolinea il segretario generale della Flaei - il problema sono gli investimenti: si parla di sistemi nuovi, ma per realizzarli occorrono molti soldi". La terza questione riguarda le energie rinnovabili: impianti eolici, fotovoltaici o a biomasse che siano, tutti hanno bisogno di avere uno scambio sul posto. "Bisogna, cioè, - spiega ancora De Masi - che la rete sia lì pronta a ricevere energia. Ma se la rete non è magliata (come si dice in gergo), cioè non è flessibile, il rischio è che quell'impianto anche nuovissimo, resti una cattedrale nel deserto". A fronte di questi tre problemi, ed in ragione del forte indebitamento dell'Enel, nasce la proposta di Cisl e Flaei - di una grande società di reti a controllo pubblico, per fare tutti gli investimenti necessari a modernizzare la rete elettrica e ad alleggerire i costi in bolletta degli italiani.

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