Il 6 febbraio, la giornata contro l'infibulazione e le mutilazioni genitali femminili

 

di Ester Crea

Se ne parla solo quando il caso finisce in cronaca, come è accaduto pochi giorni fa alla ragazzina romena costretta a sposarsi, a 13 anni, con un connazionale malato di Aids. In realtà, secondo stime del Centro di documentazione sull'infanzia ogni anno in Italia si contano circa 2 mila spose bambine. Il matrimonio combinato riguarda in particolare alcune comunità, quella indiana e quella pakistana più delle altre, in misura minore la marocchina e l'egiziana. Le nozze imposte sono il male estremo. Il pericolo dei prossimi dieci anni rischia di essere la conflittualità latente, incarnata da ragazze che studiano e si integrano, ma che vivono in famiglie attaccate alle tradizioni. La vita spezzata delle adolescenti straniere inizia a tredici, quattordici anni. È a quell'età che (secondo i sociologi che hanno intervistato queste ragazze) si vedono i primi segni di conflitto. Fino all'anno prima potevano portare i loro compagni in casa. Poi, diventa proibito. Oppure: non vanno in gita con la classe. E iniziano le liti sui vestiti, il trucco, le magliette troppo corte. E' andata così anche nel caso alla diciottenne marocchina che pochi giorni fa ha denunciato il padre per stalking, raccontando ai carabinieri di essere stata minacciata e malmenata da lui per i propri modi "troppo occidentali". Situazioni comuni a Milano, Roma, Torino o Verona.
Un dramma che il più delle volte si consuma nel segreto delle mura domestiche, con la complicità delle donne più anziane. Come accade per un'altra pratica vergognosa, quelle delle mutilazioni genitali femminili. In Italia si contano oltre 40 mila donne vittime di infibulazione, un numero da record in Europa. Secondo una stima del ministero della Salute, l'incubo della mutilazione genitale femminile segna la vita di oltre 90 mila donne, fra quelle già 'marchiate' e quelle a rischio. E nel bilancio dell'infibulazione già subita o potenziale, non entrano soltanto le donne adulte (si contano 26 mila over 40) e maggiorenni (più di 60 mila tra i 19 e i 40 anni), ma anche 400 bambine e 3.500 ragazze dai 14 ai 18 anni (3.500).
L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che nel mondo sono già state sottoposte alla pratica 130 milioni di donne e che 3 milioni di bambine sono a rischio ogni anno. Le vittime in Europa sarebbero 500 mila. Nella conta non entrano soltanto le donne adulte - 26 mila con più di 40 anni - e maggiorenni che sono 60 mila tra i 19 e i 40 anni, ma anche 400 bambine e 3.500 ragazze dai 14 ai 18 anni. In Italia l'infibulazione è un reato contro la persona riconosciuto con una legge del 2006. Nel 2008 anche l'Egitto ha giudicato questa pratica illegale punendola con 2 anni di carcere e una pena pecuniaria.
Sono queste le cifre fornite in occasione del lancio della Giornata contro l'infibulazione e le mutilazioni genitali femminili che si celebra domani in tutto il mondo. La giornata serve a diffondere la consapevolezza dell'ancora molto ampia diffusione della pratica della mutilazione genitale femminile o Fgm (Female Genital Mutilation) che viene praticata per la maggior parte su ragazze tra i 4 e i 14 anni, soprattutto in Africa e in Yemen, per controllare la sessualità femminile, oppure come rito di iniziazione, per erronee concezioni estetiche, sanitarie e di igiene, o per motivazioni religiose. Con danni irreparabili e rischi incalcolabili.
Si tratta di "un momento di riflessione che coinvolge e riguarda tutti", si legge in una nota a firma di Liliana Ocmin, segretario confederale della Cisl. "Ecco perché- continua Ocmin- occorre potenziare le campagne di informazione- prevenzione che siano in grado di supportare una legislazione che da sola non può arginare il fenomeno. A questo obiettivo dobbiamo contribuire tutti: persone, sindacati, associazioni, istituzioni, partiti politici e movimento delle donne". "Come Cisl - aggiunge la Ocmin- chiediamo che vengano potenziate le pubblicizzazioni dei bandi ministeriali a favore del contrasto di una pratica così barbara ed inaccettabile e che sia effettuata una valutazione sull' impatto di ricaduta degli stessi progetti, per predisporre interventi ed azioni concrete in difesa ed a salvaguardia delle potenziali vittime. A tal proposito come Cisl abbiamo presentato una piattaforma sindacale sulla prevenzione della violenza alle donne ed ai minori, per noi contributo tangibile al grande ed articolato tema dei soprusi". "E' un impegno attivo- conclude Ocmin- in quanto viene utilizzato come strumento utile per progettare interventi nei luoghi di lavoro ed organizzare seminari di approfondimento insieme alle delegate sindacali ed alle associazioni degli immigrati tesi a sensibilizzare, informare e potenziare i rapporti sempre più sinergici e diretti con istituti e centri di ricerca specializzati".
L'Italia, come già altri paesi europei e gli Stati Uniti si è dotata di una legge che le vieta esplicitamente: la legge n. 7 del 9 gennaio 2006 "Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile" che introduce il reato di "pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili". Da un punto di vista repressivo la legge prevede dai 4 ai 12 anni di reclusione per chiunque pratichi l'infibulazione; gli anni diventano 16 se la vittima è un minore. Per i medici scoperti a praticarla è previsto un massimo di 10 anni di cancellazione dall'ordine. Dal punto della prevenzione, inoltre, la legge prevede una serie di campagne informative, iniziative di sensibilizzazione, l'istituzione di un numero verde e corsi di perfezionamento anche specificamente dirette al personale sanitario oltre che alla popolazione immigrata.
Da Novembre 2009, infatti,è attivo il numero verde 800 300 558 per la prevenzione e il contrasto delle pratiche di mutilazione genitale femminile (il numero è gratuito e accessibile dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alle 20.00). Come si legge sul sito del Ministero delle Pari Opportunità "il servizio, gestito dalla Direzione Centrale Anticrimine del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'Interno, accoglie segnalazioni e notizie di reato realizzate sul territorio italiano e fornisce informazioni sulle strutture sanitarie e sulle organizzazioni di volontariato, vicine alle comunità di immigrati provenienti dai Paesi dove sono effettuate tali pratiche. Le telefonate saranno ricevute da personale specializzato del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato che, oltre all'assistenza, avrà il compito di comunicare le eventuali notizie di reato alle Squadre Mobili territorialmente competenti".

(5 febbraio 2010)

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