di Ester Crea
"La festa delle donne non è solo oggi. Tutti i giorni dell'anno devono vedere le donne premiate e
gratificate, artefici del proprio destino, protagoniste ed impegnate nella vita sociale, politica e sindacale". Così Liliana Ocmin, segretario confederale della Cisl, nella giornata internazionale della donna.
L'8 marzo, ormai celebrato ovunque nel mondo, è un'occasione per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche raggiunte con fatica dalle donne nel corso degli anni, ma anche per sottolineare la strada che ancora resta da fare per una piena uguaglianza tra i sessi. Un'occasione per riflettere, discutere, lanciare nuove sfide e promuovere opportunità per le future generazioni di donne.
"Sono le donne - aggiunge Ocmin - che devono portare avanti un cambiamento che le veda al centro di un nuovo modello di sviluppo economico, finanziario e sociale, consapevoli delle responsabilità e dell'impegno che questa sfida, che non possiamo permetterci di perdere, comporta. L'impegno è a 360 gradi, dall'inclusione nel mercato del lavoro, alla lotta alla violenza, dalla conciliazione della famiglia, all'impegno sociale".
"La Cisl - spiega Ocmin - promuove lo sviluppo di una società fondata sul lavoro, sulla democrazia e sulle pari opportunità, il cui obiettivo sia sostenere lo sforzo per la ricostruzione e l'uscita dalla crisi proprio a partire dal riconoscimento dell' importanza del lavoro femminile, fondamentale in un paese che si innova, si sviluppa e si ispira ai temi legati al valore del merito, al rispetto dei diritti-doveri, alle donne immigrate, alla lotta contro la denatalità".
Nel 1975, in occasione dell'Anno Internazionale delle Donne, le Nazioni Unite iniziarono a celebrare l'8 marzo come Giornata internazionale delle donne. La data fu scelta in ricordo di quanto accadde nel 1908 a New York, quando 129 operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni di lavoro. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni finché l'8 marzo il proprietario bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire dallo stabilimento. Ci fu un incendio doloso e le 129 operaie morirono arse dalle fiamme.
Da allora, l'8 marzo è stata proposta come giornata per promuovere l'uguaglianza tra i sessi e i diritti delle donne. Nel 1975 è diventata una giornata internazionale dell'Onu, celebrata con un messaggio del Segretario Generale, che quest'anno toccherà il tema "Uguali diritti, uguali opportunità: progresso per tutti".
Quest'anno, in particolare, i sindacati italiani hanno deciso di unire i temi dell'8 marzo con un gesto di solidarietà per la popolazione di Haiti. "Il nostro intento -sottolinea Ocmin- è raccogliere fondi per sostenere finanziariamente e moralmente progetti rivolti alla tutela della salute delle donne e dei bambini haitiani, un sostegno che dovrà servire ad assicurare condizioni di vita migliori, a sviluppare opportunità di lavoro ed a mettere al riparo la parte più debole della popolazione dai rischi di sfruttamento e di violenza che potrebbero segnare lo sforzo di ricostruzione di un Paese già piegato da poverta e miseria". I contributi, precisa il comunicato, confluiranno nel c/c 8000046 codice Iban: IT11U0103003201000008000046 attivato presso Monte Paschi Siena, intestato a Confindustria, Cgil, Cisl, Uil "Fondo per la popolazione della Repubblica di Haiti. "Vogliamo essere vicine alle donne ed ai bambini di Haiti - conclude Ocmin - e l'auspicio è che questo gesto di solidarietà possa essere un segnale concreto di speranza e di rinascita".
(Guarda anche il servizio di Cisl Tv su Haiti)
Proprio nei giorni scorsi Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, aveva lanciato un appello affinché le forze internazionali presenti ad Haiti vigilino sulla situazione nelle tendopoli, dopo le numerose denunce di stupri. Nell'ambito della sua campagna "Mai più violenza sulle donne" Amnesty aveva già presentato denunce su Haiti prima del terremoto, chiedendo al governo di intervenire: "Nulla è stato fatto allora ed è più difficile che venga fatto adesso", aveva sottolineato Noury. "In una situazione in cui non c'è più né legge, né ordine, né diritto, questo tipo di situazioni possono aumentare. Avevamo lanciato l'allarme all'indomani del terremoto, purtroppo si è rivelato fondato".
Il tema della violenza sulle donne è anche al centro del messaggio lanciato dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, la signora Navi Pillay in vista dell'8 marzo. "In nome della difesa dell'onore della famiglia, donne e bambine sono uccise a colpi di arma da fuoco, lapidate, bruciate, sepolte vive, strangolate, soffocate o pugnalate a morte a un ritmo stupefacente": 5 mila ogni anno secondo i dati dell'Alto Commissariato.
La questione è stata affrontata nei giorni scorsi anche al Palazzo di Vetro, in occasione della Tavola Rotonda sull'applicazione della Dichiarazione di Pechino del 1995 e del relativo Piano d'Azione per raggiungere la parità tra uomo e donna. La Tavola Rotonda, che ha visto la partecipazione di oltre 20 ministri tra cui Mara Carfagna, responsabile italaliana per le Pari Opportunità, ha rappresentato uno dei momenti di spicco del segmento ministeriale della 54a Sessione della Commissione sulla Condizione Femminile. Obiettivo della Tavola Rotonda era permettere uno scambio al più alto livello sulle politiche messe in atto dai governi. La Carfagna ha sollevato, in particolare, la questione della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, facendo particolare riferimento alle iniziative del governo italiano, come l'Agenda 2020 e le sue politiche di conciliazione e di reinserimento nel mondo del lavoro.
All'evento hanno preso parte oltre un centinaio di donne in rappresentanza dei sindacati di tutto il mondo, tra cui i membri della Confederazione dei sindacati internazionali e di alcune federazioni affiliate, per rivendicare un rafforzamento dei diritti delle lavoratrici. "Le commemorazioni del quindicesimo anniversario della dichiarazione di Pechino nel corso di questa sessione della Commissione non forniscono l'occasione per eventuali festeggiamenti", ha dichiarato Diana Holland, responsabile del comitato delle donne della Cis. "Le lavoratrici ed i lavoratori - ha sottolineato - oggi si confrontano con la peggior crisi economica dalla grande depressione e le donne pagano un prezzo particolarmente elevato in termini di disoccupazione e lavoro precario, oltre al peso sempre più gravoso della cura della famiglia".
Per questo i sindacati hanno presentato ai governi sette grandi rivendicazioni per ribadire che la dichiarazione ed il programma d'azione di Pechino costituiscono la base delle politiche in materia di uguaglianza dei sessi. Hanno chiesto inoltre l'applicazione, in tutte le loro strategie di rilancio dell'economia, del Patto mondiale per l'impiego e la risoluzione che riguarda le pari opportunità tra donne ed uomini in materia di lavoro dignitoso, adottati dall'Organizzazione internazionale del lavoro.
(8 marzo 2010)
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