Seveso, risarcimento per danno morale

Hanno diritto ad un risarcimento per "danno morale" i cittadini che sono "esposti al pericolo derivato da un disastro ambientale, per il patema d'animo sofferto e la preoccupazione sul proprio stato di salute". Lo ribadisce la Cassazione nella sentenza n.11059. I supremi giudici sono tornati ad occuparsi del caso Icmesa, l'industria di Seveso (Milano) dalla quale nel 1976 fuoriuscì una nube tossica di diossina che invase la cittadina. Nel 1995, 86 cittadini citarono in giudizio la società per danno morale derivato dalla paura patita per diverso tempo di aver compromesso la propria salute a causa del contatto con la diossina. Dopo la condanna per disastro ambientale, il Tribunale e la Corte d'appello di Milano, nel 2005, imposero un risarcimento danni per 5000 euro a ciascun cittadino ricorrente. Nel ricorso in Cassazione Icmesa sosteneva che non ci fossero i termini per il danno morale. La Terza sezione Civile, però, ha respinto il ricorso. Secondo i Supremi giudici, ampiamente provata era la sofferenza psichica e personale patita dai cittadini che "in quanto soggetti a rischio erano stati sottoposti a ripetuti controlli sanitari sia nell'immediatezza dell'evento sia successivamente per parecchi anni fino al 1985". Un vero e proprio incubo per quelle persone che configura quella e "sofferenza psichica" che giustamente, secondo la suprema corte, i giudici di merito avevano qualificato come danno morale, risarcendo le 85 persone di 5000mila euro una valutazione prudenziale se non addirittura minima del danno morale in questione.

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