Gas, l'Eni in Libia per far ripartire la produzione dal 15 ottobre

ENERGIA

 

Con il caldo di questi giorni sembra difficile pensare al problema del riscaldamento per il prossimo inverno. Ma l'approvigionamento di gas sufficiente ai nostri fabbisogni, considerato quanto avvenuto in Libia negli ultimi sei mesi, potrebbe non essere uno scherzo da qui a poche settimane. Ecco perché l'a.d. dell'Eni, Paolo Scaroni, è volato per primo a Bengasi a stringere un accordo con il Cnt (Comitato nazionale di transizione), prima ancora della riapertira della nostra ambasciata a Tripoli che avverrà solo domani. Obiettivo: far ripartire la produzione di gas libico dal 15 ottobre. "Ci siamo posti - ha spiegato stamane Scaroni, a margine di una manifestazione in Trentino, - l'obiettivo, forse un pò ambizioso, di ripartire per il 15 ottobre. Tecnicamente - ha aggiunto - credo che sia fattibile, anche se non siamo stati ancora a Mellita, centro di smistamento del gas. Non sappiamo quindi bene lo stato delle installazioni. Far ripartire dei campi di gas è però molto più semplice che far ripartire dei campi a petrolio. Ho proprio fretta - ha ribadito - di far ripartire le spedizioni di gas sul Greenstream, perché mi preoccupa un poco affrontare l'inverno con una delle nostre fonti di approvvigionamento ferme". In Libia lunedì, ha riferito, "abbiamo concordato con le autorità del Comitato nazionale di transizione dei meccanismi per riprendere le produzioni anche su campi dei quali non conosciamo lo stato, molto focalizzati sul gas".
L'attenzione in questi giorni, però, è soprattutto concentrata sul petrolio. Anzi sulla benzina, la cui tendenza al rialzo sta spingendo l'inflazione ai livelli del 2008. Ma questa volta la colpa è soprattutto dell'aumento delle accise deciso negli ultimi mesi. E proprio di tasse ha parlato lo stesso Scaroni, da un lato per tranquillizzare i consumatori sugli effetti della Robin Tax ("non credo che impatterà sulle bollette quanto sugli azionisti", ha detto, senza però fare accenno alle preoccupazioni dell'Authority dell'Energia, rilanciate anche dalla Corte dei Conti circa gli investimenti infrastrutturali da parte delle società energetiche) . Dall'altro, per indicare la strada da seguire in ordine ad una riforma fiscale che renda il nostro sistema impositivo più equo. "A nessuno - ha affermato l'a.d. del cane a sei zampe - piace pagare le tasse, nemmeno a me che ne pago tante. Va da sé che l'evasione fiscale deve essere combattuta e debellata una volta per tutte ma anche all'interno della legalità - ha sottolineato - ci sono curiose distorsioni. Ad esempio: perché - si è chiesto - abbiamo fatto dell'Italia un paradiso fiscale per chi vive di rendita, con imposte basse su affitti, rendite finanziarie e in particolare sui Bpt? Il nullafacente facoltoso che risiede in Italia - ha sintetizzato - vive alla grande meglio che in qualunque altro paese d'Europa meglio anche che in Svizzera, il paradiso fiscale per eccellenza". "Se il nostro ricco signore - ha aggiunto Scaroni - investe oculatamente tra immobili d'affitto, azioni ad alto reddito, obbligazioni e Bpt paga un'aliquota fiscale intorno al 20 per cento contro il 30 per cento di un impiegato o quadro Eni ed il 43 per cento, 'ahimè' di un dirigente. Ed il nostro nullafacente facoltoso fa un affarone in Italia anche quando muore, perchè siamo uno dei pochi paesi al mondo che ha sostanzialmente eliminato le tasse di successione". E per una volta è difficile non essere d'accordo con lui.

E.C.

(31 agosto 2011)

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Un gap che, tradotto in denaro, evidenzia un maggiore costo di 7,9 miliardi l'anno, con Milano e la Lombardia che si trovano al top della classifica per maggiori costi. A ribadire le difficoltà che il tessuto produttivo del made in Italy deve sostenere rispetto a quello degli altri Paesi è uno studio di Confartigianato

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