Porto Tolle, la centrale può ripartire

ENERGIA

 

La centrale Enel di Porto Tolle tornerà a funzionare producendo energia attraverso l'impiego del carbone. Un risultato frutto del via libera alla modifica dell'articolo 30 della legge istitutiva del Parco del Delta del Po, da parte del Consiglio Regionale del Veneto, che ha inserito nel testo proprio la possibilità dell'utilizzo a carbone al posto di olio combustibile che ne permetteva in precedenza il funzionamento. L'assenza di questo particolare aveva determinato la bocciatura del progetto di riconversione da parte del Consiglio di Stato che a maggio scorso aveva accolto un ricorso degli ambientalisti: una decisione che aveva sollevato polemiche e proteste politiche e sindacali, perchè il progetto di riconversione da 2,5 milioni di euro per una durata di cinque anni è pronto a dare lavoro a 3.500 persone per poi occuparne stabilmente 800 all'interno dello stabilimento e 200 nell'indotto. Proprio i lavoratori di Porto Tolle, a sostegno del loro desiderio di tornare in centrale, avevano raccolto oltre 11mila firme. L'attuale centrale verrà così quasi interamente demolita per sostituire le quattro sezioni a olio in tre a carbone, con una diminuzione della produzione da 2.640 a 1.980 megawatt. Secondo i dati forniti da Enel, con il carbone e le nuove tecnologie la nuova centrale abbatterebbe dell'88% l'anidride solforosa, del 61% l'ossido di azoto, l'82% delle polveri sottili e il 26% dell'anidride carbonica, traguardo questo che farebbe rientrare l'impianto negli obiettivi comunitari.
Soddisfazione viene espressa dalla Cisl, che sia a livello locale sia a livello nazionale si era fortemente battuta per la riconversione dell'impianto. "Si tratta di una prima risposta che debbono essere date in vista di un piano energetico che sempre più dovrà agire verso una diversificazione dei sistemi di generazion e con un'attenzione rispetto ad un equilibrio ambientale non più in grado di sopportorare l'uso massiccio di oli combustiili". Questo il primo commento di Gianni Baratta, segretario confederale Cisl, che ricorda anche come la vicenda di Porto Tolle non rappresenti un caso isolato. "Ci sono almeno altri sette o otto cantieri in altre regioni con progetti analoghi di conversione di impianti a carbone e a turbogas per un totale di circa 12 miliardi di investimenti bloccati e oltre 10mila posti di lavoro che potrebbero essere creati", aggiunge il sindacalista."Tutte cose da mettere velocemente a punto con i ministeri interessati", prosegue Baratta ricordando la richiesta della Cisl al ministro dello Sviluppo economico Mario Romani, ndi avviare per settembre "una fase di confronto per arrivare all'elaborazione di un piano energetico nazionale che, tenendo conto anche degli impegni assunti in sede comunitaria, possa delineare la strategia energetica del nostro Paese per i prossimi anni".

(27 luglio 2011)

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