Manovra, resta aperta la caccia ai 40 miliardi

ECONOMIA

 

di Rodolfo Ricci

Toni pacati, nessun attrito, ma uno scambio di vedute, a tutto campo, su riforma fiscale, taglio delle tasse e calendario attraverso il quale articolare misure ed interventi. Questi - secondo quanto si apprende - i contenuti del mini-vertice che si è tenuto a margine della verifica al Senato nella saletta del governo alle spalle dell'Emiciclo di Palazzo Madama. Un vertice che ,secondo indiscrezioni giornalistiche avrebbe portato a nuove frizioni tra il premier ed il responsabile dell'Economia. Frizioni smentite però recisamente da Palazzo Chigi con una nota in cui si sottolinea tra l'altro che non ci sarebbe stata "nessuna discussione" tra i due esponenti del governo che, anzi, avrebbero raggiunto una «identità piena di vedute» anche sull'indicazione del futuro governatore della Banca d'Italia. Da qui le indiscrezioni, circolate in ambienti parlamentari, che vedrebbero Vittorio Grilli come uno dei nomi accreditati per una candidatura forte alla successione di Mario Draghi in Bankitalia.

Protagonisti del mini-vertice sono stati, oltre al presidente del Consiglio e al ministro dell'Economia, anche il responsabile della Semplificazione Roberto Calderoli, il titolare della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Gaetano Quagliariello, vice capogruppo Pdl al Senato.
Nessuna discussione - recita il comunciato di Palazzo Chigi - Semmai - si ragiona in ambienti parlamentari della maggioranza- un chiarimento sull'annuncio fatto oggi dal premier di una riforma del fisco che sarà varata prima dell'estate e che dovrebbe comprendere 3 sole aliquote, più basse. Un'idea, quella di portare a 3 le aliquote Irpef, già avanzata dallo stesso ministro lo scorso 15 giugno. Il problema sarebbe quello di abbassarle, con adeguate coperture, come sottolineato anche oggi dall'agenzia di rating Fitch: "Non c'è nessuno spazio per riduzioni del carico fiscale che non siano interamente finanziate". A 'spingerè il titolare di via XX Settembre, del resto, non è solo il premier, ma dal palco di Pontida, domenica scorsa, anche il leader della Lega Umberto Bossi è stato molto schietto, chiedendo di ridurre una pressione fiscale ormai insopportabile.
Nel corso della riunione - sempre secondo quanto si apprende - è stato discusso anche il "calendario" degli interventi: la possibilità, che sarebbe stata caldeggiata dal premier, di varare manovra e legge delega sul fisco insieme; e l'opportunità di privilegiare la manovra, così da mandare un messaggio rassicurante ai mercati e all'Europa. Ipotesi, quest'ultima, che sarebbe preferita dal ministro dell'Economia.

(22 giugno 2011)
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Sulla manovra è pressing su Tremonti, che è stretto tra Pontida e i mercati. Nessuna rottura irreparabile, ma dopo Pontida la Lega e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sono sicuramente un pò meno vicini. Il leader del Carroccio, Umberto Bossi, ha dettato senza mezzi termini la strada che "Giulio", come lo ha chiamato amichevolmente Bossi prima di usare toni meno pacati, deve seguire nel mettere nero su bianco la Manovra da 40 miliardi che si appresta a portare al Consiglio dei ministri. "Giulio, lascia stare i Comuni. Bisogna riscrivere il patto di stabilità", prima di lanciarsi in una minaccia politica per niente velata: "Caro Giulio se vuoi ancora i voti della Lega in Parlamento per i tuoi provvedimenti ricorda che non puoi toccare i Comuni, gli artigiani, le piccole e medie imprese, altrimenti metti in ginocchio il Nord".
Ovvero, se proprio non si possono abbassare le tasse, almeno evitiamo di agire contro lo zoccolo duro dell'elettorato leghista. Piuttosto, è la ricetta di Bossi, se Tremonti lavora sulle bollette energetiche, un altro miliardo si può trovare, dopo che un miliardo di risparmi all'anno era già stato trovato nel taglio delle missioni di guerra.

Già la rassegna stampa dei giornali vicini al centrodestra non prometteva niente di buono: "Forza Giulio, giù le tasse", titola Libero, mentre il Giornale va ancora più lontano "Oggi Tremonti rischia il posto". Il posto non è mai stato evidentemente a rischio, e il ministro è volato in Lussemburgo per l'Eurogruppo che deve decidere sugli aiuti alla Grecia (dove si è limitato ad un rigido silenzio con i giornalisti all'arrivo), ma è evidente che "Giulio", con il suo rigar dritto nella politica del rigore e dei tagli, sta perdendo posizioni nelle classifiche di gradimento della Lega. A testimonianza lo striscione "Maroni presidente del Consiglio" che campeggiava nel prato di Pontida, quando fino a poco tempo fa Tremonti sembrava il preferito del Carroccio per un'eventuale successione a Silvio Berlusconi.

Anche l'Anci monta il pressing sul titolare di Via XX Settembre, con il presidente Osvaldo Napoli che mostra di apprezzare l'invito a riscrivere il patto di Stabilità, dopo che per anni "i Comuni italiani lanciano, inascoltati, il proprio grido di dolore". E come se non bastasse, anche gli allevatori, solleticati dal "i truffati siete voi" di Bossi, tornano a chiedere di fare luce e "ristabilire la legalità" sul tema delle quote latte; altrimenti il Governo "restituisca i soldi se i dati" su cui sono state calcolate le multe in relazione alle quote di produzione "sono falsi". La linea del rigore, ormai obbligata per Tremonti dopo l'allarme lanciato da Moody's in scia a quello di S&P, potrebbe aiutare i titoli di Stato ad assorbire eventuali speculazioni, in arrivo già alla riapertura dei mercati. Gli occhi sono puntati sulle aste di Bot e Ctz, a rischio pesanti rialzi soprattutto se non dovesse arrivare un accordo nella notte all'Eurogruppo sulla nuova tranche di aiuti alla Grecia.

Ma i conti pubblici dell'Italia non sono in pericolo. Dopo l'allarme "contagio" lanciato nei giorni scorsi il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker aggiusta il tiro. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti non commenta, "ha già parlato Juncker" ma sottolinea come il presidente dell'Eurogruppo parli "a nome di tutti". Al Tesoro intanto si continua a lavorare per arrivare tra 10 giorni a una forte correzione: quella da 40 miliardi per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. Anche perchè senza la manovra - dice Emma Marcegaglia - "saremmo nei guai". Dopo la messa sotto osservazione del voto al Belpaese da parte di Moody's, la minaccia di sciopero di Cisl e Uil e le richieste della Lega a Pontida, prosegue dunque il lavoro sulla manovra con l'obiettivo anche di tranquillizzare i mercati internazionali sulle capacità di intervento dell'Italia.

A livello politico l'attenzione si sposta ora sulla verifica di Governo e sul voto di fiducia al decreto Sviluppo, sul quale si stanno concentrando non poche tensioni tra governo e maggioranza. In settimana poi sono attesi i risultati ufficiali dei quattro tavoli di lavoro sul fisco che dovrebbero tracciare a grandi linee la strada sulla quale impostare la riforma fiscale. Riforma la cui necessità è stata ribadita dal Carroccio a Pontida.
Gli industriali continuano il loro pressing sul ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: Marcegalia, ribadisce infatti che la manovra e la riforma fiscale vanno approvati subito. La prima per dare un messaggio rassicurante ai mercati mentre si discute il salvataggio della Grecia. La seconda per aiutare la crescita abbassando le tasse su imprese e lavoro dipendente, "magari rialzando la tassazione sulle rendite finanziarie, lavorando sull'assistenza e su qualche lieve aumento delle aliquote iva". La ricetta ribadita da Marcegaglia è sempre in un mix di razionalizzazioni e tagli: pubblico impiego, sanità e welfare.

Ma il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, mette in guardia: "Chi ritiene di fare manovre solo colpendo gli interessi popolari senza consenso si accomodi: noi non gli daremo copertura". Il ministro della P.A. Renato Brunetta intanto si dice convinto che è iniziato il mese del rilancio dell'azione di Governo confermando la tempistica degli interventi. E Altero Matteoli replica a Marcegaglia che fa "la sindacalista delle imprese": bene interventi a loro favore ma soprattutto aiuto ai lavoratori dipendenti viceversa i consumi (e quindi la crescita) non ripartono.
Tornando alle parole di Juncker arrivate dopo che nei giorni scorsi aveva affermato come il rischio contagio della crisi greca riguardasse non solo l'Irlanda e il Portogallo, ma anche Paesi ad elevato debito pubblico come il Belgio e l'Italia oggi precisa: "Non credo che domani Italia e Belgio debbano tremare. Ho solo voluto mettere in guardia - ha spiegato oggi Juncker - contro azioni imprudenti che possano scatenare reazioni irrazionali da parte dei mercati".

(21 giugno 2011)

FISCO, Bonanni: no nuovi sacrifici senza riforma

Il leader Cisl su "Labor Tv": ”La riforma fiscale può essere fatta a costo zero, semplicemente facendo un restyling potente delle norme sul fisco e alleggerendo quello su lavoro dipendente e i redditi da pensione e facendo pagare di più chi non ha ritenuta alla fonte”

BERLUSCONI: riforma fiscale entro l'estate

In aula al Senato, il premier assicura: nessuna sfida tra coraggio e rigore. Intanto la Camera dà il via libera, con voto di fiducia, al Decreto Sviluppo. Cisl: misure utili ma insufficienti. E sul fisco: alle parole devono seguire fatti concreti

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