di Rodolfo Ricci
La struttura amministrativa è pronta oggi a fare la riforma del sistema fiscale. Ad affermarlo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti in occasione della celebrazione dei dieci anni delle agenzie fiscali. "Il sistema è cambiato e il federalismo fiscale ne è una testimonianza - ha detto il ministro - il sistema è cambiato e deve cambiare anche il sistema fiscale. È questo quello che stiamo facendo con i tavoli sul fisco: le agenzie fiscali sono pronte a questo". Il ministro ha sottolineato che "è un lavoro da fare tutti insieme". "Dagli anni '60 in poi - ha spiegato Tremonti - il sistema si è terribilmente complicato e il tempo, con la sua velocità, ha superato la struttura dell'esistente. Da allora il sistema economico è radicalmente cambiato". Il sistema fiscale "ha mezzo secolo e non è stato un secolo banale, normale.
Adesso - ha aggiunto il ministro - quello europeo non è più l'unico mercato, e la struttura com'era pensata allora adesso è radicalmente cambiata. Dalla grande fabbrica si è passati a una struttura produttiva differenziata, adesso sono più gli anziani dei giovani".
Adesso, ha osservato ancora il titolare del Tesoro, "è cambiata la struttura istituzionale del Paese, la struttura politica era fortemente centralizzata. L'Italia era l'unico paese europeo privo di finanza locale". E questo, ha detto, ha generato un'alta evasione fiscale e un alto debito e ha causato effetti di deficit. Negli anni, ha sottolineato Tremonti, "abbiamo avuto due Torri di Babele, una fiscale e una assistenziale, un anno un intervento fiscale e l'anno dopo quello assistenziale".
A proposito delle agenzie fiscali, il titolare di via Venti Settembre ha ammesso che la riforma è stata "buona" e ha ricordato di aver votato contro. "Ero convinto - ha affermato - che un rapporto etico, basico come quello fiscale potesse essere fatto solo a livello amministrativo, prendo atto che è stata una buona riforma e questa è la ragione dell'arrivo di una quinta agenzia".
Positiva la reazione dei sindacati. "Condividiamo le valutazioni sull'esigenza di rendere il sistema fiscale maggiormente aderente alle reali condizioni dei contribuenti e del paese", ha dichiarato il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli. "E' per questo motivo - ha continuato Petriccioli - che auspichiamo un coinvolgimento fattivo delle parti sociali fin dell'impostazione dei lineamenti di riforma da individuare con legge delega. Una riforma strutturale del sistema fiscale richiede la riscrittura del patto fiscale che lega lo Stato ai contribuenti, che non puo' che basarsi su un'ampia condivisione ed accettazione delle regole del gioco da parte di tutti i soggetti interessati. I tempi sono ora maturi per avviare una discussione costruttiva capace di fare sintesi fra le diverse rivendicazioni di parte, per costruire tutti insieme una fiscalità capace di coniugare l'equità con le esigenze di crescita del paese". Anche per questi motivi, insieme alla Uil, sabato 21 maggio, la Cisl ha organizzato la Manifestazione nazionale dei Delegati e dei Quadri di Cisl e Uil che si terrà al Palazzetto dello Sport in viale Tiziano a Roma.
La questione fiscale resta centrale. Le maggiori criticità nei piccoli capoluoghi sardi e al Centro-Nord Rimini, Massa, Brescia, Verbania, Carrara e alcune piccole città della Sardegna quali Villacidro, Sanluri e Tortolì sono i comuni che, assieme al capoluogo delle nuove province di Barletta e Fermo, presentano il maggior numero di soggetti con reddito inferiore alla soglia di povertà: questo è uno dei principali risultati di una ricerca effettuata dal Centro Studi Sintesi di Venezia sul "rischio povertà" a livello territoriale. L'indice del rischio di povertà locale esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore ad una determinata soglia critica: tale soglia è variabile da comune a comune, in quanto dipende sostanzialmente dai differenti livelli di spesa per consumi delle famiglie, dalla dimensione media familiare e dal numero medio di percettori di reddito per ciascun nucleo familiare (ulteriori informazioni metodologiche sono disponibili nello studio in allegato). Considerando i 117 comuni capoluogo di provincia, si nota che nel 2008 circa il 12,2% dei contribuenti (1,2 milioni di individui) dichiara un reddito inferiore alla soglia media di povertà locale pari a 9.893 euro annui, a fronte del quale il reddito medio è di 26.434 euro. L'analisi per singoli comuni evidenzia che Barletta, città di oltre 90.000 abitanti, capoluogo di una delle province istituite di recente, è il comune più esposto al rischio "povertà", in quanto il 30,4% dei contribuenti presenta un livello di reddito inferiore alla soglia di povertà locale.
Al secondo posto si colloca Villacidro, piccola realtà della provincia di Medio Campidano in Sardegna, con una quota di contribuenti con reddito sotto la soglia di povertà locale del 26,1%. Rimini si conferma ai primi posti, con una quota di contribuenti con reddito al di sotto della soglia di povertà locale del 25,1%: il capoluogo romagnolo, infatti, in virtù della sua peculiarità a forte vocazione turistica fa registrare una spesa per consumi sostenuta che di fatto fa innalzare la soglia di povertà ben oltre il riferimento medio generale. Allo stesso tempo la presenza di numerosi soggetti impiegati in lavori stagionali, quindi con redditi normalmente più bassi, determina un livello di reddito di circa 4.600 euro inferiore alla media nazionale, con una forte presenza di contribuenti con reddito inferiore ai 10.000 euro (il 17,2% dei contribuenti, a fronte di una media del 12,2%). Dopo Rimini nella parte alta della graduatoria troviamo soprattutto città del nord e del centro Italia, ad eccezione delle due piccole città sarde di Sanluri e Tortolì (rispettivamente col 19,7% e 18,7% di soggetti a "rischio povertà") e quella di Crotone (19,2%). In particolare Massa è quarta con il 20,8% dei contribuenti "a rischio", Brescia è quinta (20,0%), Verbania è settima (19,4%), Fermo è ottava (19,3%) e Carrara è nona (19,2%).
(19 maggio 2011)











