di Rodolfo Ricci
Basta con l'evasione fiscale: occorre recuperare finanziamenti per lo sviluppo. Raffaele Bonanni torna a far sentire forte la voce della Cisl per chiedere al governo di porre mano ad una riforma che premi chi fino ad oggi le tasse le ha sempre pagate (lavoratori dipendenti e pensionati) e liberi risorse da destinare alle imprese, che sono il motore della crescita. "L'Italia - ha sottolineato Bonanni - è 'inceppatà dal debito pubblico: rappresenta un pantano economico che sembra non avere più fine e costituisce un enorme ostacolo per il futuro dei nostri giovani. Questa deve essere una sfida non solo per il governo in carica, ma per tutti i governi".
"Temo purtroppo - ha detto ancora Bonanni - che la politica da molto tempo non sia più in grado di decidere nulla sulla vicenda fiscale. Per rendere più giusto il prelievo è necessario spostare la tassazione dalle persone ai beni di consumo. I lavoratori dipendenti sono tassati in modo abnorme perchè l'aliquota reale del prelievo non è al 42% ma di fatto supera il 50%". Il leader della Cisl ha infine chiesto che le tasse vengano calcolate non sul reddito delle persone ma su quello delle famiglie.
La reazione di Raffaele Bonanni è legittima. Infatti, è una cartina a macchia di leopardo quella che ha tracciato il fisco grazie ad una nuova banca dati (DataBaseGeomarket) dell'Agenzia delle Entrate, per ora utilizzata in via sperimentale. In derraglio, il contribuente italiano evade in media 17 euro e 87 centesimi per ogni 100 euro di imposte versate al fisco. Se dai calcoli, però, si escludono i redditi che non si possono evadere - come gli stipendi e le pensioni che vengono pagati tolte già ritenute o gli interessi su Bot e conti correnti che vengono automaticamente tassati alla fonte - la percentuale di imposte evase sale al 38,41% e in alcune aree del Paese, localizzate al Sud, si arriva quasi al 66%. Al Nord, comunque, gli importi evasi sono più rilevanti. Lo studio indica anche le aree dove il tasso di evasione è minimo (al 10,93%) rappresentato dalla province dei grandi centri urbani produttivi: Milano, Torino, Genova, Roma, Lecco Cremona, Brescia.
L'Italia dell'evasione è ricca di contrasti. Le tasse sottratte al fisco si attestano mediamente al 17,87%. Ma se si tolgono i redditi di chi le tasse le deve pagare per forza, come i dipendenti e i pensionati che hanno le trattenute automatiche o gli investitori che pagano le tasse 'alla fontè, l'evasione media balza oltre il 38%: in pratica 38,41 euro per ogni 100 euro di imposte pagate. C'è poi il tradizionale divario Nord-Sud - che vede alcune aree del Mezzogiorno con un'evasione vicina al 66% - al quale si aggiunge un nuovo gap tra grandi e piccoli centri, con le grandi città produttive a basso tasso di evasione (10,93%). Come si diceva, è una cartina a macchia di leopardo quella che ha tracciato il fisco grazie ad una nuova banca dati (DataBaseGeomarket) dell'Agenzia delle Entrate, per ora utilizzata in via sperimentale, ricca di informazioni riportate con grande evidenza e dettaglio dal Corriere della Sera L'amministrazione finanziaria ha avviato un nuovo approccio per studiare e meglio orientare i controlli antievasione. Sono così stati elaborati 50 indicatori statistici di tipo economico, sociale, finanziario e demografico, seguendo l'andamento dal 2001 ad oggi. I risultati sono stati incrociati per ognuna delle 107 province italiane e compattati su 8 livelli di dimensione: bacino di contribuenti, attitudine a pagare le tasse, condizione sociale, struttura produttiva, tenore di vita, dotazione tecnologiche, caratteristiche orografiche del territorio.
Ne emerge uno spaccato impressionante. Il tasso di evasione minima (10,93%) si riscontra nelle province dei grandi centri urbani: Milano, Torino, Genova, Roma, Lecco, Cremona, Brescia.
Dall'altra punta della classifica, invece, c'è un gruppo di province difficili -Caserta, Salerno in Campania, Cosenza e Reggio in Calabria, Messina in Sicilia - nelle quali si arriva al 65,7% dell'imposta evasa. Quest'ultimo gruppo registra anche alti tassi di criminalità organizzata, disagio sociale, truffe e frodi (6.726 euro per abitante, contro una media di 4.625 euro).
Ma appena sotto alle aree con evasione record c'è tutto, o quasi, il Sud con un'evasione media del 64,47%. Si salvano le province guidate da una città maggiore: Bari, Napoli, Catania e Palermo dove il tax gap è decisamente inferiore, quasi la metà, al 38,19%. Tra le aree virtuose vi sono invece molte province del Nord Est e dell'Emilia Romagna, la provincia di Cuneo e di Firenze.
Lo spaccato che emerge è anche sociologico. Senza dubbio si evade di più dove è basso il tenore di vita e dove si avverte meno la presenza dello Stato. Questo spiegherebbe anche la differenza tra Napoli e Palermo con il territorio circostanza.
Ma - se si passa dalle percentuali ai dati assoluti - spiegano gli esperti dell'amministrazione finanziaria: le somme che non vengono versate all'erario sono molto più elevate. Questo ha anche un altro risvolto, dalla lotta all'evasione nelle zone povere si recupera di meno.
Contro l'evasione la nuova banca dati fornisce strumenti di vario tipo. Lo dimostra il caso della provincia di Prato, dove l'attività tessile vede una forte presenza cinese. Produce una quantità di rifiuti urbani pro-capite tra le maggiori in Italia. Per gli esperti è chiaro: dimostra la presenza di molti residenti in nero. Così dalla lotta all'evasione fiscale si arriva anche a quella contributiva.
(4 aprile 2011)










