di Rodolfo Ricci
Il livello di ingiustizia e di inefficienza delle tasse e il conseguente peso a carico dei redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, soggetti a ritenuta di imposta alla fonte, sono al punto di rottura di ogni credibilità e legittimazione del sistema fiscale. L'evasione, senza tenere conto dell'economia illegale, sottrae alla tassazione grosse risorse, che le stime più contenute valutano non inferiori ad un quinto (circa 270 miliardi nel 2004 secondo l'Agenzia delle Entrate, 300 miliardi sulla base del pil 2008) della intera ricchezza nazionale prodotta annualmente, per circa 90 miliardi di mancate entrate del fisco. E' questo l'allarme lanciato da Raffaele Bonanni al XVI Congresso Cisl. Un dato è certo: dipendenti e pensionati da sempre rappresentano l'86% dei dichiaranti il 90% dei redditi dichiarati. Questa percentuale sale al 91,5% dei redditi imponibili e al 91,7% dell'imposta netta. L'evasione diffusa proviene sostanzialmente da imprese con meno di 5,16 milioni di fatturato, tra quelle che evadono per ‘sopravvivenza' e quelle che realizzano evasione da ‘extra profitti'. "I redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati sono quelli maggiormente gravati anche dalla tassazione regionale e locale che negli ultimi 10 anni è raddoppiata, passando dal 3,1 al 6,8% del pil. In queste condizioni il principio costituzionale della progressività del prelievo fiscale si riduce solo all'imposizione sui redditi delle persone fisiche, sostanzialmente dei lavoratori dipendenti e dei pensionati".
Gli obiettivi sono quelli di ridurre il prelievo fiscale sui redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e di assumere il sostegno alla famiglia come il fattore di una maggiore equità distributiva: tali obiettivi vanno realizzati compensando il minore gettito con il mix delle altre imposte e con la lotta all'evasione, fermo restando quindi la tenuta complessiva dei conti pubblici. Bonanni parla chiaro: non una politica di accorgimenti e di aggiustamenti, ma una riforma complessiva, pur con la opportuna gradualità di attuazione. "Non è più tempo di interventi occasionali o parziali. Proprio la gravità della crisi, che acutizza le disuguaglianze sociali e l'insostenibilità della iniquità fiscale, è una opportunità per una riforma strutturale impegnativa. Per la sua efficacia ha grande importanza l'iniziativa comunitaria e internazionale contro i paradisi fiscali che deve anche perseguire un coordinamento per evitare la concorrenza sulle basi fiscali più mobili (capitali e imprese)". Innanzitutto vanno affrontate le questioni per cui la tassazione personale e la progressività dell'attuale sistema fiscale interessano quasi esclusivamente salari e pensioni. Occorre quindi essere realistici e riconoscere che di fronte a questo scenario un ‘prelievo proporzionale' adeguato può essere accettabile e forse in fin dei conti l'unica soluzione concretamente praticabile rispetto invece al miraggio dell'araba fenice della elevata progressività nominale largamente disattesa poi nei fatti.
Un dato è certo: nell'attuale sistema non vi è equità orizzontale tra famiglie mono e bireddito data la progressività dell'Ire. La revisione indicata precedentemente delle aliquote e dell'ampiezza degli scaglioni con la conseguente riduzione della progressività riduce fortemente il problema. Un ulteriore intervento può essere l'introduzione di una forte detrazione d'imposta per il coniuge a carico. La misura avrebbe effetti positivi soprattutto per le famiglie monoreddito e in particolare per quelle con redditi bassi e medio-bassi, in primo luogo i pensionati con coniuge a carico. Nell'attuale sistema fiscale e sociale il sostegno ai figli è assicurato in modo non soddisfacente sia attraverso il sistema fiscale sia attraverso prestazioni sociali di sostegno al reddito. Il sistema delle detrazioni (deduzioni di reddito con Tremonti) di imposta per carichi familiari è legato al reddito individuale per l'accesso alla prestazione e al suo ammontare, e non tutela, data la sua natura fiscale, chi non ha un reddito fiscalmente capiente. Il leader Cisl lancia la proposta: la eventuale introduzione del quoziente familiare porrebbe problemi di ordine costituzionale (reddito familiare), politico (la definizione di famiglia), equità distributiva (vantaggio per i redditi più elevati), entrambi i problemi indicati possono essere superati attraverso una prestazione di tipo sociale che prenda a riferimento i redditi familiari e che includa tutte le famiglie, a prescindere dalla tipologia di reddito, risolvendo così anche il problema degli incapienti.
Ecco la novità: il Nuovo assegno familiare (Naf), assorbendo detrazioni e assegni familiari attuali, avrebbe il vantaggio di rendere più semplice l'Irpef con l'eliminazione di una serie di detrazioni oggi presenti. L'estensione a tutti, in primis ai lavoratori autonomi, del Naf potrebbe inoltre costituire un valido strumento per coinvolgere nella riforma le associazioni degli autonomi e costituire una buona compensazione per gli interventi volti ad aumentare le basi imponibili di altre imposte. La riduzione del livello del prelievo sui redditi da lavoro e da pensione (rendendo più flat l'attuale struttura e con una migliore e più forte integrazione tra il sistema delle imposte e quello della spesa) va compensata in termini di gettito in via prioritaria con la individuazione di basi imponibili alternative, al di fuori dell'ambito della tassazione personale, da tassare con aliquote proporzionali, le quali, oltre che assicurare una maggiore equità sostanziale, possono produrre effetti positivi in termini di efficienza, con vantaggi di rilievo sul piano della semplicità e della gestione. Quindi Raffaele Bonanni: per tassare le diverse basi imponibili vanno utilizzati strumenti tributari differenziati; non è più possibile farlo con un'imposta unica onnicomprensiva. "E' alla luce dei problemi attuali che va ripensato, in linea d'altronde con gli sviluppi più recenti di alcuni Paesi Ocse e Ue, il mix tributario, tra imposte dirette e indirette, e al suo interno tra imposte sui redditi personali, imposte sui consumi, imposte sui redditi da capitale e imposte sul patrimonio e sulla proprietà".
Un altro dato. La lotta all'evasione resta un obiettivo prioritario, anche se la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente non può più essere semplicemente subordinata ai suoi risultati. Bonanni, dal XVI Congresso Cisl non ha dubbi: la riduzione della tassazione sul lavoro è un problema di equità non più rinviabile e una necessità dal punto di vista dello sviluppo economico del paese. "Una efficace azione contro l'evasione, al di là dei molti nodi politici e amministrativi da affrontare, presuppone l'affermazione di una diffusa cultura della legalità fiscale". Per questi motivi è necessario rilanciare una pratica di patti sociali, nazionali e locali, tra i sindacati e le associazioni delle categorie interessate, soprattutto nel quadro di una forte azione di concertazione sociale da parte del Governo, prevedendo che il gettito recuperato dalla lotta alla evasione-elusione sia destinato prioritariamente a consentire, unitamente alla modifica del peso dell'Irpef nel sistema tributario, alla riduzione della pressione fiscale su lavoro e pensioni e di quella complessiva derivante da un sistema fiscale riformato, in grado di ampliare la base imponibile.
Infine il federalismo fiscale, con la definizione delle fonti di finanziamento per il nuovo assetto dello Stato e delle autonomie locali non deve aggravare i problemi di equità già presenti nell'attuale sistema fiscale. Le addizionali Irpef non possono assumere un ruolo rilevante nel finanziamento degli enti locali dato l'elevato grado di evasione di questa imposta. Il rischio, se ciò avvenisse, è che il federalismo produca un ulteriore incremento della pressione fiscale sui redditi da lavoro. Il leader della Cisl, avverte: non deve avvenire quanto avvenuto con la finanziaria per il 2007. "Il taglio dei trasferimenti agli enti locali e l'eliminazione del blocco della tassazione locale ha prodotto una generale corsa di Comuni e Regioni all'incremento delle addizionali Ire (ex Irpef) e a una diminuzione delle aliquote Ici, con spostamento del carico fiscale dal patrimonio ai redditi di lavoro, prevalentemente dipendente. Il risultato è stato il pratico annullamento dei vantaggi che la riforma Irpef aveva portato ai bassi e medi redditi da lavoro". Il federalismo non deve comportare un ulteriore aggravamento di oneri per la tassazione personale, può e deve essere l'occasione per spostare il peso delle entrate fiscali dall'imposta sui redditi a quelle sul consumo e sul patrimonio, secondo le indicazioni di questo documento.










