di Rodolfo Ricci
Nel 2009, l'anno più duro della recessione, i ricchi d'Italia, con reddito sopra i 70 mila euro, si sono ridotti di altre 3mila unità e quelli sopra i 200 mila sono calati del 7%. Sono i dati delle dichiarazioni dei redditi raccolti dal Dipartimento delle Finanze, anticipato dal Sole 24 Ore.
Secondo il fisco, il 90,2% dei contribuenti ha dichiarato meno di 35 mila euro e soltanto lo 0,17% delle persone fisiche ha denunciato un imponibile superiore ai 200 mila euro. Nonostante queste dinamiche, il gettito complessivo ha tenuto, con oltre 146 miliardi di entrate, grazie soprattutto alla lotta all' evasione fiscale, che ha assicurato due miliardi in più di entrate aggiuntive (da 6,8 del 2008 a 9,1). A calare sono stati soprattutto i redditi dei residenti del Nord Italia (-0,5% in Lombardia e -0,2% in Emilia Romagna), dove la rete di servizi e industria è stata più colpita dalla crisi. In crescita i redditi del Sud e delle regioni a statuto speciale. Intanto, sul fronte della lotta all' evasione è conto alla rovescia per il nuovo redditometro che dovrebbe essere pronto a metà aprile. I controlli dovrebbero essere articolati in due fasi a partire dai redditi e dalle spese del nucleo familiare.
"Le prime anticipazioni sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche 2010, confermano la tendenza degli ultimi anni di uno schiacciamento progressivo verso il basso dei redditi dei contribuenti italiani", ha commentato il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli. "Se oltre il 90% dei contribuenti ha dichiarato redditi inferiori a 35.000 euro, ciò significa che l'impatto della crisi economica si fa più pesante ma anche che l'evasione, seppure contrastata con successo negli ultimi anni, si mantiene su livelli intollerabili. Secondo le dichiarazioni 2010 solo lo 0.17% dei contribuenti italiani avrebbe redditi superiori a 200.000 euro lordi all'anno, meno dell'1% redditi superiori a 100.000, dati evidentemente poco credibili secondo la normale esperienza e che devono far riflettere in un Paese che ha l'urgenza di recuperare risorse importanti per rilanciare gli investimenti e riprendere il sentiero della crescita, alleviando al tempo stesso il carico tributario che grava sui lavoratori dipendenti, sui pensionati e su tanti piccoli imprenditori onesti", ha concluso Petriccioli.
Dalle nuovissime elaborazioni fornite dal Dipartimento delle Finanze, e anticipate dal quotidiano finanziario, sulle dichiarazioni 2010 i ricchi d'Italia sono in calo del 7%. Dei circa 5.300 contribuenti persi nel 2009, poco più della metà (2.755) sono lavoratori dipendenti (-6,1%), i pensionati sono 124 in meno (-0,6%), mentre i cosiddetti contribuenti indipendenti si riducono di 2.405 unità, con un calo di quasi il 20%. Secondo i redditi 2008 questa "microclasse" di contribuenti agiati era composta per il 58% da lavoratori dipendenti, per il 26% da pensionati e per il rimanente 16% dagli indipendenti. I dati, elaborati quasi a tempo di record, si riferiscono alle sole persone fisiche che hanno inviato al fisco, entro il 5 ottobre scorso, i modelli Unico 2010 e 730 o sono stati denunciati dal sostituto d'imposta con il modello 770. La flessione dei "ricchi", a ben vedere - scrive Il Sole - rispecchia una riduzione più generale dei contribuenti Irpef che sono complessivamente diminuiti rispetto all'anno 2008 di circa 280 mila soggetti. Un 10% in meno riguarda ragazzi con età inferiore a 24 anni, mentre più contenuta (al 3%) la contrazione dei contribuenti Irpef compresi nella fascia di età tra i 25 e 44 anni di età. Un calo giustificato dall' amministrazione con le minori possibilità di accesso al mercato del lavoro e in particolare alla riduzione dell' occupazione temporanea.
"Ciò che emerge a chiare lettere dalle dichiarazioni 2010, infatti - scrive il Sole 24 Ore - è il forte impatto della crisi economica che ha interessato i redditi di dipendenti, pensionati, autonomi e imprenditori individuali". Resta un dato: i redditi del Sud sono cresciuti nel 2009 più di quelli del Nord ma rimane ancora ampio il divario tra le diverse aree del Paese. Dai dati emerge che il reddito medio del Sud è cresciuto dello 1,75% rispetto al 2008, seguito dalle Isole (+1,64%). Il Nord-Est ha invece visto un aumento dello 0,26%, superando anche il +0,07% del Nord-Ovest. Il Centro ha invece segnato una crescita dei redditi medi dello 0,76%. Nonostante la diversa percentuale di crescita il Gap tra Nord e Sud rimane profondo. Il reddito medio nel meridione è di 15.316 euro, quello delle isole di 15.686 euro, contro i 21.553 del Nord Ovest, i 20.044 euro del Centro e i 20.005 del Nord-Est.
Poi l'intervento del Mef. Infatti, tengono le entrate nonostante la profonda crisi dell'economia e questo anche per effetto della lotta all'evasione fiscale che ha consentito di recuperare 10,5 miliardi nel 2010. È quanto sottolinea il dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia che ha pubblicato le statistiche sulle dichiarazioni Irpef del 2009.
"Il 2009 - si legge - è stato marcato da una crisi economica molto profonda, certo la più profonda dal dopoguerra, con una simmetrica forte riduzione del Pil reale (-5,2%) e nominale (-3,1%). Nonostante la crisi, il quadro che emerge dalla lettura complessiva dei dati delle dichiarazioni dei redditi è comunque di tenuta, tanto delle basi imponibili, quanto del gettito.
E questo anche per effetto dell`attività di recupero dell`evasione fiscale (9,1 miliardi, pari a +32% rispetto al 2008), attività che è continuata anche nel 2010".
(11 marzo 2011)










