Doha Round al rush finale, tanto che i rappresentanti dei Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio hanno approvato a Ginevra la creazione di un gruppo di lavoro incaricato di esaminare la domanda di adesione della Siria. La decisione è stata approvata nel corso di una riunione del Consiglio generale. Il presidente del Consiglio generale, l'ambasciatore John Gero (Canada), ha invitato la Siria a partecipare ai lavori del Consiglio in qualità di osservatore.
La domanda di adesione della Siria alla Wto risale al 2001 ed era stata rinnovata nel 2005. La decisione porta a 30 i gruppi di lavoro per l'adesione di nuovi Paesi membri, tra i quali quelli per la Russia e l'Iran. Le discussioni ed i negoziati possono durare anni e anni. Nel frattempo, una ventina di ministri del commercio dei paesi Wto, insieme al direttore generale Pascal Lamy, hanno avuto l'occasione di incontrarsi nell'ambito del World economic forum di Davos. Come è tradizione (una triste tradizione) è stata ribadita l'importanza del Doha round ed è stato promesso nuovo impegno nelle trattative; a Davos mancava però Ron Kirk, l'attuale rappresentante statunitense al commercio. Perchè? Pressata dall'urgenza di altre questioni prioritarie ed ormai in vista delle elezioni di medio termine di novembre, l'amministrazione di Washington continua ad avanzare richieste negoziali sull'accesso al mercato per i prodotti non agricoli a Brasile, India, Cina, continuando in una strategia di incontri bilaterali. Anche per questo motivo, ha destato sorpresa lo State of the Union address del 2010, il discorso indirizzato annualmente dal presidente Usa al Congresso, in cui Obama ha fatto riferimento in modo concreto alla strategia commerciale statunitense, evidenziando la necessità di cercare nuovi mercati e la volontà di impegnarsi sia per i negoziati in ambito Wto, che per rafforzare le relazioni commerciali con i paesi asiatici, la Corea del Sud, Panama, la Colombia. Per quanto riguarda i primi, già in dicembre era stata comunicata l'intenzione di negoziare un accordo di libero commercio con un gruppo di nazioni asiatiche e che si affacciano sul Pacifico (Ictsd); con Corea del Sud, Panama e Colombia gli accordi commerciali già siglati dall'amministrazione Bush devono ancora essere approvati dal Congresso statunitense. Durante lo State of the Union address è stato anche annunciato il lancio della National export initiative, rivolta agli agricoltori e alle piccole imprese, con l'obiettivo di raddoppiare le esportazioni statunitensi nei prossimi 5 anni. Le linee guida della politica commerciale statunitense sono state ribadite in occasione del rilascio della Trade Agenda del 2010.
Oltreoceano, le audizioni al Parlamento dei nuovi membri della Commissione hanno dato loro modo di presentare le priorità del loro mandato. Il nuovo commissario europeo per l'agricoltura, il rumeno Dacian Ciolos, ha affermato che un accordo commerciale globale è necessario, e al tempo stesso, che le concessioni poste sul tavolo negoziale dall'Ue sono significative e rappresentano un limite non superabile. Per il commissario europeo all'agricoltura le norme europee di sicurezza nel settore agroalimentare non sono negoziabili in nessun caso, mentre è necessario rafforzare gli standard internazionali in materia di norme di qualità produttive: dal benessere animale alle misure di impatto ambientale. In questi termini il commissario Ue è intervenuto a Bruxelles ai lavori che il Parlamento europeo ha dedicato all'impatto delle norme Ue nella competitività del modello agroalimentare europeo.
Presente ai lavori, il presidente di turno del consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Ue, il ministro spagnolo Elena Espinosa, la quale ha incitato tutte le parti interessate a raddoppiare gli sforzi per assicurare un reddito adeguato a tutti gli anelli della catena agroalimentare. Il modello europeo è il nostro patrimonio - ha sottolineato - lo dobbiamo mantenere e difendere intervenendo negli anelli più deboli. Espinosa ha citato tre pilastri su cui dovrebbe basarsi il modello agroalimentare dell'Ue: un'etichettatura dei prodotti semplice che non comporti costi supplementari; un'informazione affidabile; un equilibrio tra le forze nella catena alimentare.
Per il presidente spagnolo c'è anche la necessità di agire su più fronti: ad esempio, "Rafforzare la posizione negoziale dell'Ue alla Wto". Tutti hanno comunque concordato che il modello agroalimentare rappresenta un autentico bene pubblico per l'Europa.
(14 Maggio 2010)










