Il valore aggiunto delle imprese italiane è sceso ai livelli del 2001. Drammatica la situazione del settore manifatturiero con la ricchezza prodotta da questo comparto che è precipitata su valori che avevamo nel 1989.
I dati sono stati forniti da Giuseppe Bortolussi, degli artigiani della Cgia di Mestre, che, grazie ai dati elaborati del suo Ufficio studi, ha analizzato gli effetti della crisi economica.
Lo scenario è abbastanza desolante: nonostante i segnali di ripresa economica registrati in questi ultimi mesi con aumento della produzione industriale, ordinativi, export - rileva la Cgia - tra la fine del 2007 e il giugno di quest'anno, il valore aggiunto reale, ovvero la ricchezza prodotta dalle imprese italiane, è sceso del 5,8% con punte del -15,9% nell'industria manifatturiera, del -11% nel settore delle costruzioni, del -5,9% nel commercio,alberghi e trasporti. Per esempio, per l'agricoltura il calo è del -1,5% e il settore del credito e dei servizi scende del -0,1%, invece gli effetti negativi sono stati, tutto sommato, abbastanza contenuti.
Pesanti i riflessi sull'occupazione. L'osservatorio Cig e politiche attive della Cisl, segnala che, anche nel mese di settembre 2010, come avviene ormai da un anno, le ore autorizzate mensilmente di cassa integrazione si sono attestati su valori molto elevati, oltre 103 milioni di ore, mostrando una certa stabilità, ma non accennando ancora ad un calo. Le stesse difficoltà sono confermate dai dati Istat sull'occupazione, che, oltre a fornire una stima del numero cassintegrati (255.000 nel secondo trimestre) segnalano un leggero aumento degli occupati tra primo e secondo trimestre 2010, ma evidenziano una riduzione dello 0,8% (-195.000 unità) rispetto allo stesso trimestre del 2009.
Secondo la Cgia, oltre a questi dati, ci sono altri due indicatori che preoccupano. Il primo è il tasso di decadimento dei finanziamenti per cassa ovvero vale a dire la percentuale di finanziamenti non onorato dalle imprese, mentre il secondo è il numero delle procedure fallimentari avviate ogni 100 mila imprese registrate. Alla luce di questi elementi - per la Cgia - il tasso di decadimento è in costante crescita ed è passato da un valore dello 0,3%, che avevamo nel 2007, allo 0,6%, registrato quest'anno. In ascesa anche le procedure fallimentari avviate che, se nel 2007 erano 33 ogni 100 mila imprese, a giugno di quest'anno hanno toccato quota 57.
"Stando alle previsioni effettuate dall'Istat - conclude Bortolussi - il valore aggiunto dell'intero sistema produttivo si riporterà ai livelli del 2007, solo nel 2015. A livello di comparto, invece, il commercio, i trasporti, il credito e i servizi dovrebbero recuperare il terreno perduto già nel 2014". "Preoccupante - conclude - la situazione dell'industria manifatturiera che dovrebbe riallinearsi ai risultati del 2007, solo nel 2017".
R.R.
(18 ottobre 2010)










