2010 nero per i fallimenti delle imprese, in Italia 11 mila crac

 

Nel 2010 in Italia sono fallite più di 11mila imprese: è il valore più alto da quando, tra il 2006 e il 2007, è stata riformata la disciplina sulla crisi di impresa, che di fatto ha escluso un numero rilevante di piccole aziende dall'ambito di applicazione della legge.
Lo afferma uno studio di Cerved group, secondo il quale le procedure di bancarotta sono aumentate di circa il 20% rispetto al 2009, anno che già aveva accusato una crescita del 25% rispetto al 2008. Secondo il rapporto, nell'ultima parte del 2010 esistono però anche segnali positivi, che suggeriscono il superamento della fase più critica: i dati destagionalizzati nel quarto trimestre indicano infatti una flessione dell'8,8% delle procedure di fallimento aperte rispetto al picco toccato tra luglio e settembre.
Le imprese che operano nell'industria sono le più colpite dalla crisi, seguite da quelle delle costruzioni.

Secondo i dati Cerved focalizzati sull'industria, nel 2010 hanno dovuto dichiarare default più di 5mila imprese manifatturiere, con un "insolvency ratiO" che ha toccato quota 45,2 (oltre il doppio di quello complessivo dell'economia pari a 20). Hanno sofferto soprattutto il comparto dei mezzi di trasporto ('insolvency ratiò pari a 87), quello della gomma e della plastica (83), l'industria calzaturiera (71) e la meccanica (63).
Se nel 2009 l'impennata dei fallimenti aveva riguardato soprattutto le aree del Nord (con incrementi del 35% nel Nord Ovest e del 28,4% nel Nord Est), nel 2010 il fenomeno risulta più omogeneo: le procedure sono cresciute a un tasso del 21,5% nel Nord Ovest, del 20,9% nel Centro, del 18,4% nel Nord Est e del 17,4% nel Sud e nelle Isole.
Il Nord rimane tuttavia l'area del Paese con la più alta incidenza dei fallimenti: "l'insolvency ratio" si attesta a 23,8 nel Nord Ovest (dove si contano oltre 6 mila fallimenti nell'ultimo biennio), soprattutto a causa dell'alto livello dell'indice registrato in Lombardia (indice di 28,1), la Regione italiana che conta il maggior numero di casi (più di 4mila nel corso del 2009-2010). Nel 2010 è cresciuto anche il ricorso al concordato preventivo (+5,6% rispetto al 2009), ma a ritmi più lenti sia in confronto a quelli osservati negli anni precedenti sia rispetto ai fallimenti. Sono calate le domande di concordato nell'industria (-14,3% tra 2010 e 2009), mentre sono aumentate - con tassi a due cifre - negli altri settori.

"La riduzione dei fallimenti registrata nell'ultima parte del 2010 su base destagionalizzata - commenta Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group, nato dall'unione di Centrale dei Bilanci, Cerved, Lince, Databank, Finservice, Consit e Pitagora - potrebbe suggerire un'inversione di tendenza nei prossimi mesi: l'impressione è rafforzata dalla più lenta dinamica dei concordati preventivi". (cdl) 

(8 marzo 2011)

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