"La quota della Fiat in Chrysler potrebbe salire anche oltre il 51%". Lo ha detto l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, in un incontro con la stampa straniera a Balocco (Vercelli). In ogni caso, colpo di acceleratore oggi del Lingotto alla conquista di Chrysler. Dopo l`annuncio di ieri a Balocco dell'amministratore Sergio Marchionne di voler stringere i tempi sul dossier della casa di Auburn Hills, detto fatto, questa mattina è arrivata l`ufficializzazione dell`aumento della partecipazione in Chrysler del 5%.
Il Lingotto quindi possiede da oggi il 30% del Chrysler e nella road map che conduce al 51% della casa automobilistica americana siamo al secondo step. L'incremento della quota di partecipazione di Fiat in Chrysler infatti è dovuto al verificarsi del secondo dei tre "Performance Events" definiti in una recente revisione dell'accordo operativo del 10 giugno 2009, che amplia la partnership tra Chrysler Group e Fiat e rafforza la posizione di Chrysler Group sui mercati internazionali.
Il secondo "Performance Event", ricordano dalla Chrysler, consiste nel raggiungimento da parte della casa americana di ricavi cumulativi superiori a 1,5 miliardi di dollari riferibili a vendite effettuate successivamente al 10 giugno 2009 al di fuori del Canada, Messico e Stati Uniti ("Paesi Nafta"). Il secondo step porta con se' poi anche la sottoscrizione di tre accordi da parte della Fiat o di sue collegate: un accordo che coinvolga almeno il 90% dei concessionari Fiat in Brasile nella distribuzione di uno o più veicoli Chrysler (inclusi quelli venduti con uno dei marchi di Fiat Group Automobiles); un accordo che coinvolga almeno il 90% dei concessionari Fiat nell'Ue nella distribuzione di uno o più veicoli Chrysler (inclusi quelli venduti con uno dei marchi di Fiat Group Automobiles) e che preveda, ai fini dei rilievi relativi alle emissioni di CO2, l'aggregazione delle flotte di veicoli Chrysler Group e Fiat nell'Ue; infine un accordo che preveda la remunerazione di Chrysler Group per l'utilizzo da parte di Fiat o sue collegate delle sue tecnologie al di fuori dei cosiddetti "Paesi Nafta".
La Fiat potrà salire al 35% in Chrysler, al raggiungimento del terzo "performance event", che prevede la produzione commerciale negli Stati Uniti di un'autovettura basata su una piattaforma Fiat con prestazioni di almeno 40 miglia per gallone.
L`obiettivo finale rimane il 51% di Chrysler, una volta che saranno rimborsati i prestiti ricevuti dai governi di Stati Uniti e Canada. E se all`assemblea degli azionisti di fine marzo, Marchionne si era mostrato fiducioso di raggiungere il 51% di Chrysler entro fine anno, ieri a Balocco e` sembrato più cauto in merito. La conquista del controllo di Chrysler potrebbe slittare al prossimo anno, a seconda di quando la casa di Auburn Hills sarà in grado di rimborsare i prestiti col governo per cui sta negoziando con le banche.
Ma da Torino oggi l`America sembra lontana. Le priorità sono altre e cioè raggiungere un`intesa per il rilancio della ex Bertone. E in attesa di giovedì quando dovrebbe riprendere all`Unione Industriale la trattativa tra azienda e sindacati, le diplomazie sono al lavoro. Oggi il presidente della Regione Roberto Cota e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino incontrareranno i sindacati. La Fiat ha messo sul piatto 500 milioni di euro per produrre alle porte di Torino un nuovo modello di Maserati. Ma il braccio di ferro con la Fiom, che non vuole per Grugliasco il modello Mirafiori e Pomigliano, continua.
Le quote di partecipazione in Chrysler sono quindi così divise: Uaw Veba 59,2%; Fiat 30%; Tesoro Usa 8,6%; Governo canadese 2,2%.
(12 aprile 2011)










