Sindacati Opel, accordo con il gruppo austro-canadese Magna

 

di Andreina Bonanni

Francoforte (nostro servizio) - Alla vigilia della riunione decisiva del Consiglio di amministrazione della General Motors a Detroit, Il consiglio di fabbrica della Opel ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il gruppo austro-canadese Magna, per la partecipazione dei dipendenti della casa automobilistica tedesca al capitale della "Nuova Opel". In tal modo, è stato superato uno dei maggiori ostacoli all'operazione, che attende ora solamente il via libera definitivo dai vertici della General Motors.
In base all'accordo con Magna, i dipendenti di Opel/Vauxhall se, come previsto, l'operazione andrà in porto, contribuiranno con risparmi e concessioni salariali per 265 milioni all'anno, in cambio di una quota del 10% del capitale della nuova società, comprendente i diritti di voto. Secondo l'accordo preliminare raggiunto con Magna e col suo partner russo Sberbank, la Gm manterrebbe il 35% della società, mentre il restante 65% sarebbe diviso tra il consorzio (55%) e i dipendenti.
Le concessioni dei dipendenti prevedono rinunce alla 13. mensilità, agli aumenti salariali e a altri incentivi, per poter consentire alla società un risparmio di centinaia di milioni, sono tuttavia condizionate alla vendita al fornitore austro-canadese Magna e a determinate garanzie sugli stabilimenti e l'occupazione, da parte del nuovo acquirente.
"Le due parti avranno come obiettivo comune, di evitare i licenziamenti e di mantenere i centri di produzione", si legge nel comunicato del Consiglio di Fabbrica della casa automobilistica.
Il presidente dell'organo di rappresentanza, Klaus Franz si è dichiarato fiducioso che l'operazione per la cessione della Opel a Magna verrà approvata martedì dai vertici della General Motors, anche se negli ultimi tempi la decisione era stata più volte ostacolata e rimandata.
La tattica del gruppo americano era stata oggetto di pensanti critica da parte dei lavoratori e dei rappresentanti. Con l' accusa di "Speculazioni ad alto livello", il presidente del Consiglio di fabbrica della Opel, Klaus Franz, aveva criticato il comportamento della General Motors nei negoziati per la vendita della sua ex controllata e, in un'intervista aveva dichiarato: "General Motors sta giocando d'azzardo e in grande stile per migliorare a suo vantaggio le condizioni della vendita delle quote Opel".
Insicurezze permangono ancora riguardo alle reazioni da Bruxelles. La Commissione europea deve ancora pronunciarsi infatti sui 4,5 miliardi di euro di aiuti pubblici promessi dal governo di Berlino, nel contesto di un rilevamento di Opel e dovrà analizzare ancora le conseguenze dell'operazione sul mercato automobilistico europeo.
I mesi scorsi erano stati elaborati piani al riguardo dal presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e dall' ex ministro degli Esteri e vice Cancelliere Federale, Frank-Walter Steinmeier, che si erano schierati a favore di una soluzione europea per le imprese automobilistiche. Anche i sindacati si erano schierati a favore di tali piani. All'occasione, Juncker aveva dichiarato: "Ha poco senso per la Germania, la Francia o l'Italia cercare di proteggere individualmente le rispettive industrie automobilistiche. Ciò può solo essere fatto insieme".
In seguito ai segnali di ripresa del settore, tuttavia, il progetto europeo di salvataggio sembra essere stato accantonato. Ma i problemi di Opel restano gravi e attuali.

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