Parmalat, via libera all'Opa

ECONOMIA

 

Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione dell'Opa lanciata da Lactalis su Parmalat. Lo ha deciso il consigliere delegato della I sezione, Roberto Politi, respingendo la richiesta del Codacons e dell'Associazione Utenti servizi finanziari, bancari e assicurativi. Per il Tar del Lazio la questione dell'Opa lanciata da Lactalis su Parmalat è meritevole di una valutazione del tribunale in sede collegiale. Ragione questa per la quale è stata fissata un'udienza per il prossimo 8 giugno. Sul verante parlmentare, invece, è arrivato il  libera senza modifiche della commissione Finanze del Senato al dl antiscalate che prevede la possibilità di spostare le assemblee delle società quotate. Il decreto era stato varato per frenare l'avanzata di Lactalis in Parmalat all'indomani dell'annuncio dell'acquisizione da parte della società francese del 29% di Collecchio. Il provvedimento, in scadenza il 25 maggio, è approdato oggi stesso nell'Aula di Palazzo Madama.

(aggiornamento18 maggio 2011)

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di Rodolfo Ricci

Il controllo di un'azienda come Parmalat vale più dei 2,6 euro per azione messi sul piatto da Lactalis. Come da attese, il consiglio di amministrazione dell'azienda di Collecchio ha "bocciato" l'Opa lanciata dai francesi sulla totalità delle azioni del gruppo, per un ammontare di 3,4 miliardi, giudicando non congruo il prezzo offerto. Il consiglio, considerata anche l'analisi svolta dall'advisor finanziario Goldman Sachs, ha ritenuto che il corrispettivo offerto "non rappresenti il valore del capitale economico di Parmalat nel contesto di un'operazione di presa di controllo". La decisione, questa volta, è stata presa all'unanimità. La valutazione del cda di Parmalat non cambia comunque i programmi di Lactalis: trattandosi di un'Opa volontaria il prezzo non è contestabile e, per il momento, è escluso che i francesi stiano valutando ritocchi al rialzo. L'offerta, tra l'altro, aveva già ricevuto il "benestare" del premier Silvio Berlusconi che, lo scorso aprile nel corso del vertice italo-francese, aveva dichiarato non "ostile" l'operazione di Lactalis.
La strada del gruppo di Laval per il controllo dell'azienda di Collecchio appare sempre più in discesa: l'offerta partirà lunedì prossimo e terminerà l'8 luglio. All'assemblea di fine giugno per il rinnovo del consiglio, i francesi si presenteranno forti del loro pacchetto del 29% e, salvo colpi di scena, nomineranno la maggioranza dei consiglieri. A nulla sono valsi gli interventi governativi messi in piedi dal Governo per stoppare le mira di Lactalis, con l'approvazione, lo scorso 23 marzo, del dl anti-scalate che ha permesso di far slittare l'assemblea degli azionisti di due mesi e che, nelle intenzioni, doveva dare più tempo alla cordata italiana, mai concretizzatasi, di prendere forma. L'unico risultato, come ammesso dallo stesso ministro dell'Economia Giulio Tremonti, è stato quello di costringere i francesi a lanciare un'Opa totalitaria, dovendo così sborsare più soldi. Anche se in realtà l'operazione dei francesi verrà fatta tutta a debito.

Per ora, i sindacati si schierano con Lactalis e dicono sì all'acquisizione di Parmalat per mano francese. I vertici del gruppo transalpino sono atterrati ieri a Fiumicino, hanno incontrato i segretari generali della Fai Csil, Flai Cgil e Uila Uil, li hanno rassicurati sul fronte occupazionale e organizzativo ma hanno ribadito che il prezzo dell'Opa non si tocca.
E dalla riunione informale, che si è tenuta presso l'hotel Hilton di fronte allo scalo capitolino, è emersa un' ampia condivisione al piano che farà nascere un polo alimentare, composto da due società distinte, da quasi 14 miliardi di fatturato (13,7 mld). Dall'altra parte del tavolo quindi i vertici di Lactalis in Italia: dal presidente Antonio Sala (nonchè Dg di Groupe Lactalis) all'amministratore delegato Jean-Marc Bernier al responsabile relazioni sindacali e risorse umane, Carlo Farina.

Al centro della discussione, quindi, le garanzie su occupazione, organizzazione e sede. E, come già emerso anche dal prospetto dell'Opa, Lactalis ha ribadito la possibilità «di far confluire in Parmalat le proprie attività nel settore del latte confezionato, tra le quali quelle detenute in Francia e in Spagna, dando luogo così alla nascita di un campione di rilevanza mondiale con sede, organizzazione e testa in Italia, in grado di confrontarsi con i maggiori operatori nazionali.
Il progetto, hanno spiegato i sindacalisti al termine dell'incontro, "è stato giudicato valido sia per il futuro di Parmalat che per le prospettive dell'indotto del settore". In particolare, i sindacati hanno convenuto che il progetto di Lactalis risponde positivamente ai criteri di valutazione condivisi tra organizzazioni sindacali e Ministero dello Sviluppo.

"Quanto all'Opa - che oggi è passata ai 'raggi x' del Cda guidato da Enrico Bondi sulla base della fairness opinion di Goldman Sachs - Sala ha fatto capire che non ci sarà nessun ritocco". Il prezzo è quello, ha detto il manager riferendosi all'offerta da 2,6 euro, ovvero 20 centesimi in meno rispetto a quanto pagato dalla famiglia Besnier per rilevare il 15,4% in mano ai fondi esteri (Skagen, Zenit e MacKenzie).

Intanto, la stampa estera ha cominciato a disegnare l'assetto di comando della nuova Parmalat in vista dell'assemblea di fine giugno (25 o 28 in seconda) che sancirà la fine dell'era Bondi.
Secondo Les Echos infatti Lactalis affiderà le redini di Collecchio all'ex presidente dell'Enel, Franco Tatò, affiancato dall'amministratore delegato Daniel Jaouen, dal direttore finanziario Olivier Savary e dallo stesso Sala.

(17 maggio 2011)
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di Rodolfo Ricci

I sindacati di settore hanno espresso una "ampia condivisione" del progetto di Lactalis per Parmalat. Lo hanno riferito i segretari generali della Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, dopo aver incontrato, in una riunione informale a Roma, i vertici di Lactalis in Italia. Il progetto, hanno spiegato i sindacalisti, è stato giudicato valido sia per il futuro di Parmalat che per le prospettive dell'indotto del settore.
I vertici di Lactalis hanno incontrato i sindacati di settore in una riunione informale e riservata in un albergo dell'area aeroportuale di Fiumicino.
Hanno partecipato l'amministratore delegato per l'Italia, Jean Marc Bernier, il presidente di Lactalis Italia e dg di Groupe Lactalis, Antonio Sala, ed il responsabile per le relazioni sindacali e le risorse umane in Italia, Carlo Farina.

Al termine dell'incontro i sindacati "hanno convenuto - con una dichiarazione congiunta - che il progetto di Lactalis risponde positivamente ai criteri di valutazione condivisi tra organizzazioni sindacali e Ministero dello Sviluppo", hanno quindi espresso una prima condivisione piena dell'operazione avviando "un confronto che proseguirà nelle prossime settimane".
Per Augusto Cianfoni, segretario generale della Fai Cisl, i sindacati hanno avuto nell'incontro "la conferma di alcune certezze: ci troviamo - dice - di fronte ad una azienda seria, un grande gruppo industriale"; le prospettive appaiono di crescita sia per Parmalat "che per la filiera che potrà essere rafforzata" anche perchè, spiega il sindacalista, "Lactalis compra il 60% del latte in Lombardia e Piemonte dove Parmalat ne compra pochissimo".

Per il segretario generale della Flai Cgil, Stefania Crogi, i sindacati escono dall'incontro "ampiamente rassicurati. Tutti - dice - abbiamo condiviso l'impostazione del progetto industriale e pensiamo che su queste basi l'occupazione potrà essere sviluppata". Su tre punti di particolare interesse dei sindacati, "livelli occupazionali, marchi e rapporto con il territorio" dall'incontro sono arrivate indicazioni "condivise dai sindacati" anche per le prospettive che si aprono "con l'obiettivo di creare il primo polo lattiero caseario al mondo". Quella proposta da Lactalis per il futuro di Parmalat è la soluzione migliore, ha aggiunto il segretario generale della Uila Uil, Stefano Mantegazza: "In Italia ci sarà la testa di un'azienda leader nel mondo nel settore delle bevande a base di latte. Quello che ci è stato spiegato del piano industriale è un buon inizio, con 55 mila dipendenti sarà un grande gruppo. E crediamo che su queste basi non solo non ci siano rischi per l'occupazione, ma che l'occupazione possa crescere". Per il sindacalista siamo di fronte "ad un'operazione importante per tutto il Paese", mentre dall'incontro di oggi sono emersi "segnali di maggiore fiducia anche più in generale per gli allevatori italiani e per tutto l'indotto agricolo".

Dopo l'incontro il presidente di Lactalis Italia, Antonio Sala, ha indicato che l'azienda ha presentato ai sindacati il progetto industriale per l'acquisizione di Parmalat, e che "è andata bene".

(aggiornamento 16 maggio 2011)
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di Rodolfo Ricci

Acquisizioni mirate, fusioni infragruppo e la garanzia che non ci sarà nessun impatto a livello occupazionale. Sono questi alcuni dei punti su cui si sviluppa il progetto industriale di Lactalis per Parmalat, sulla base di quanto emerge dal prospetto informativo per l'Opa da 3,4 miliardi di euro, approvato nelle ultime ventiquattro ore dalla Consob.
Documento questo che martedì prossimo sarà al vaglio del consiglio d'amministrazione della Parmalat guidata da Enrico Bondi, che dovrà decidere se raccomandare o meno agli azionisti di Collecchio l'offerta francese da 2,6 euro, ovvero 20 centesimi in meno rispetto a quanto Lactalis ha messo sul piatto dei fondi esteri (Zenit, Skagen e MacKenzie) per rilevare il loro 15,4 per cento del capitale.
Cessione questa che ha peraltro comportato l'apertura di un'inchiesta da parte della Procura di Milano che ha già iscritto nel registro degli indagati le banche coinvolte nell'operazione (Intesa SanPaolo, Lazard e SocGen) e alcuni manager. E proprio scorrendo il documento depositato da Lactalis, in merito non si trova nessun riferimento alla questione giudiziaria, se non una nota a piè di pagina in cui è scritto: «la Procura di Milano ha avviato un'indagine su alcuni aspetti e fasi preliminari dell'operazione (..) e su alcune parti coinvolte nella stessa. Lactalis non risulta essere coinvolta nell'indagine ed al riguardo ha emesso un comunicato stampa in pari data».
Insomma, i francesi si sentono sicuri e puntano dritto alla conquista della maggioranza assoluta di Parmalat. E per arrivarci sono disposti anche a indebitarsi fino a 7,7 miliardi di euro (al 31 marzo il debito del gruppo era a 4,3 mld), considerati i 3,4 miliardi di finanziamenti messi sul piatto dal pool di banche straniere (SocGen, Credit Agricole, Natixis e Hsbc) che sosteranno l'Opa. Una cifra tanto 'monstrè quanto irrealistica visto che difficilmente in fase di Opa riusciranno a rilevare la totalità delle azioni in circolazione.
E a proposito del maxi-prestito e all'ipotesi di un intervento anche da parte delle banche italiane, come emerso da indiscrezioni, il numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni, non ha escluso di scendere in campo. "Non abbiamo preso ancora una decisione", ha detto il banchiere, "valuteremo nei prossimi giorni". Sul tema invece il Ceo di Intesa, Corrado Passera, si era mostrato freddo.
Tornando infine all'offerta, dal prospetto emerge quindi che il progetto punta a rafforzare "la capacità di Parmalat di porsi come gruppo italiano leader" nel latte, sia "attraverso un percorso di crescita organica, sia attraverso acquisizioni mirate». Inoltre, Lactalis, ad oggi, non prevede «operazioni che possano avere un impatto sui livelli occupazionali e sull'organizzazione dei siti produttivi e distributivi di Parmalat".
D'altro canto, i Besnier si riservano "di valutare l'opportunità di procedere, anche nei dodici mesi successivi alla data di pagamento, a fusioni tra società italiane facenti capo" al gruppo francese e Parmalat "o altre operazioni straordinarie anche al fine di favorire lo sviluppo e o l'integrazione dei due gruppi. Non è contemplata invece la fusione transfrontaliera tra l'offerente, sue controllanti dirette e o indirette, groupe Lactalis o Bsa Finances e Parmalat".

(16 maggio 2011)

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