Banche, perché Basilea III fa paura alle big italiane

 

di Carlo D'Onofrio 

Wall Street e le borse europee hanno festeggiato il maxipiano di acquisti di bond pubblici decisi dalla Fed (600 miliardi) premiando i titoli bancari, che ieri hanno chiuso con un importante rialzo su tutte e due le sponde dell'Atlantico. La corsa è proseguita nella prima parte della giornata sulle piazze europee, in attesa di capire come si orienterà Wall Street dopo la diffusione degli ultimi dati sul mercato del lavoro statunitense. 

A prescindere dall'andamento delle quotazioni di borsa, il settore bancario si trova tuttavia alle prese con due problemi che rischiano di condizionarne le prospettive di lungo periodo. L'ultimo in ordine di tempo è la richiesta del cancelliere tedesco Angela Merkel di far partecipare gli istituti europei al Fondo salva stati che dovrebbe impedire il ripetersi di crisi come quella greca.

Non è ancora nero su bianco, certo, ed il dibattito tra i governi dell'Unione sembra piuttosto in una fase embrionale. Ma di sicuro c'è che nei board delle grandi banche non si sono levati i calici per brindare.

Anche perché - secondo problema - tutti attendono di avere chiaro il quadro dell'impatto delle nuove regole di Basilea III sui requisiti di capitale. Manager ed azionisti temono però che i parametri più rigidi assotiglino la reditività e - di conseguenza - i dividendi.

Per questo prosegue, anche se più sottotraccia di qualche tempo fa, l'azione di lobbyng contro l'accordo siglato dai governatori centrali.

Secondo quanto riporta la Bloomberg, in una lettera al gruppo dei Paesi del G20 che dovranno approvare le regole al prossimo vertice di Seul, diverse associazioni fra cui l'Institute of International Finance presieduto da Joseph Ackermann (Detsche Bank) e il National Foreign Trade Council rilevano come Basilea3 limiterà le garanzie e i prestiti a breve concessi dalle banche a supporto delle attività di import-export, a causa di un eccessivo assorbimento di capitale richiesto per questo genere di operazioni.

I costi per le compagnie impegnate nel commercio internazionale, secondo alcune stime citate dalla Bloomberg, potrebbero lievitare fino al 40% e questo potrebbe portare a un calo del commercio mondiale dell'1,8% con effetti negativi sul Pil.

Per la verità dubbi e perplessità serpeggiano anche in alcuni governi europei, timorosi che alla fine, come per Basilea II, le banche americane vadano per la loro stretta lasciando il Vecchio Continente a sbrigarsela da solo con la nuova normativa "rigorista". Forse può ricondursi a queste considerazioni anche la presa di posizione di Giulio Tremonti della settimana scorsa: il ministro dell'Economia non ha nascosto il suo scetticismo sulle regole di Basilea III.

Resta molto critica anche la posizione dell'Abi, la Confindustria delle banche. Scorrendo i dati del del rapporto sui bilanci bancari elaborato da Prometeia si scopre che, se le nuove regole fossero applicate al 2009, invece che come previsto al 2019,  "solo tre fra i primi dieci gruppi bancari europei e solo uno tra i primi cinque italiani avrebbero un livello di 'common equity' già adeguato". Sarebbero invece già oggi su livelli di capitale adeguati agli standard minimi previsti per il 2019 "più della metà dei 26 gruppi medi e piccoli italiani".

E' la conferma che la tenere il sistema bancario italiano al riparo dalla tempesta della crisi finanziaria internazionale è stata la prudenza delle "piccole", che hanno controbilanciato i rischi assunti dalle "grandi" nell'andare a caccia di ritorni sempre più alti sul capitale.

L'allineamento di queste ultime a Basilea III, ha sostenuto di recente il Financial Times provocando qualche mal di pancia alle fondazioni azioniste, sarebbe possibile solo a patto di limitare la distribuzione dei dividendi.

Del resto, spiega il rapporto Prometeia, nel 2010 la redditività del capitale delle banche italiane dovrebbe attestarsi al 2,3%, il valore minimo dell'ultimo decennio, in linea con le tendenze emerse nel secondo semestre 2009 e nei primi sei mesi del 2010.

Anche nel triennio 2011-13, le previsioni di lenta ripresa economica e l'evoluzione dei tassi di breve e medio-lungo termine dovrebbero determinare un lento recupero del Roe, che si porterà dal 3 al 5%, confermando la forte diversità rispetto allo scenario pre-crisi.

E con essa la necessità di qualche sacrificio per gli azionisti se si vorranno evitare sul serio altre crisi come quella dell'autunno del 2008.

(5 novembre 2010)

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