Unicredit: nasce Banca Unica. Rischio di 4.700 esuberi

 

di Rodolfo Ricci

Unicredit ha annunciato alle organizzazioni sindacali 4.700 esuberi all'avvio delle negoziazioni legate al riassetto per la Banca Unica. È quanto si apprende da Fabio Sileoni della Fabi che commenta: "L'effetto Marchionne-Fiat ha purtroppo contagiato, come un effetto domino, anche il gruppo Unicredit". "Oggi si sono aperte a Milano le consultazioni tra le organizzazioni sindacali e Unicredit sulla Banca Unica, il progetto di riorganizzazione del gruppo al via in questi giorni", precisa Sileoni raggiunto telefonicamente. Per la Fiba Cisl, è necessario, se si vogliono evitare derive conflittuali, tenere ben ferma la bussola concertativa che da 15 anni ha governato con successo le relazioni sindacali del settore. "Qualunque operazione di contenimento - si legge in una nota - dei costi deve, pertanto, trovare il proprio bilanciamento sociale a partire prioritariamente dalla creazione di nuova occupazione per i giovani, dalla stabilizzazione di tutte le lavoratrici e lavoratori a termine, dalla solidarietà settoriale con le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Delta assumendoli dal fondo emergenziale e dalla equità distributiva, a partire dal sistema incentivante, tra tutte le categorie dei lavoratori. Su questi principi valuteremo le disponibilità della controparte e i risultati della trattativa". Gli esuberi dell'istituto secondo le stime comunicate ai rappresentanti dei dipendenti riguardano il triennio 2011-2013. Sulla vicenda la Fabi sottolinea in una nota che solo pochi giorni fa "il presidente dell'esecutivo dell'Abi, Francesco Micheli, e il neo presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, prendevano pubblicamente le distanze dal nuovo modello di relazioni sindacali e industriali inaugurato da Marchionne nella Fiat". Unicredit, afferma invece Sileoni, "si pone politicamente e contrattualmente fuori da quella concertazione recentemente rivendicata dal nuovo presidente dell'Abi".
"Tutti gli argomenti presentati oggi a Milano - spiega - anticipano di fatto, con la pretesa di modificarlo profondamente, l'attuale contratto nazionale di lavoro che da settembre le organizzazioni sindacali dovranno discutere in Abi. Delle due l'una: o Profumo pensa di farsi un contratto nazionale a parte, perchè intende in questo piano industriale modificare profondamente le attuali previsioni contrattuali in tema di assetti inquadramentali, mobilità territoriale e professionale, nuove flessibilità d'ingresso sul lavoro, oppure ha deciso di imporre al settore del credito quel modello organizzativo che ha presentato oggi a Milano alle organizzazioni sindacali".
La Fabi sostiene che in Unicredit non esiste un vero piano industriale e sottolinea quindi che con l'inizio della trattativa a settembre ci sarà "un aspro e duro confronto non solo sui numeri, ma soprattutto su quel modello organizzativo che dal 2007 ad oggi ha prodotto esclusivamente la fuoriuscita dal gruppo di 10 mila lavoratori oltre ai 4.700 dichiarati oggi, e di altri 1.500 lavoratori che hanno seguito la cessione ad altre banche di 500 sportelli Unicredit".

Fumata bianca ieri da parte del consiglio di amministrazione di Unicredit alla fusione nell'ambito del progetto della Banca Unica. È quanto si legge nella nota che accompagna i conti del semestre. Il Consiglio di amministrazione di Unicredit "nell'ambito del Progetto Insieme per i Clienti e a seguire le approvazioni delle assemblee di tutte le società interessate, ha approvato - si legge nella nota - la fusione per incorporazione in UniCredit Spa di UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, UniCredit Corporate Banking, UniCredit Private Banking, UniCredit Family Financing Bank e UniCredit Bancassurance Management & Administration".
Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre approvato la fusione in UniCredit Spa di UniCredit Partecipazioni. Si prevede che entrambe le fusioni - conclude la nota - acquisiranno efficacia a far data dal primo novembre 2010.
Sul fronte dei conti, Unicredit ha registrato nel primo semestre dell'anno un utile di 831 milioni di euro, escluse delle rettifiche di valore per 162 milioni legate alla partecipazione in Kazakhstan, e in calo dell'11,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L'utile netto è di 669 milioni di euro e in calo del 28,6%. Nel secondo trimestre l'utile di pertinenza di gruppo è di 310 milioni di euro e al netto delle rettifiche di valore per l'avviamento in Kazakhstan segna un calo del 36,7%. Dopo le rettifiche sulla partecipata in Asia, l'utile del trimestre si attesta a 148 milioni e in calo del 69,7% rispetto al secondo trimestre 2009. La media delle attese degli analisti (consensus) per il semestre si attestava a 771 milioni e per il solo secondo trimestre a 251 milioni.
Il consensus degli analisti sul risultato Unicredit non includeva le rettifiche di valore. Sul calo dell'utile nel secondo trimestre pesano i minori ricavi di intermediazione. Il risultato netto di negoziazione, copertura e fair value scende di 502 milioni a 58 milioni, per effetto di condizioni decisamente meno favorevoli dei mercati finanziari, spiega la banca.
Circa il Kazakhstan, il gruppo precisa che "il perdurare della crisi economica e la conseguente revisione dei piani strategici hanno evidenziato la necessita" della rettifica di valore decisa. Nel semestre il margine di intermediazione si attesta a 13.299 milioni, e in calo del 9% a cambi e perimetro costanti, con risultati di negoziazione in flessione del 36,6%. Nel secondo trimestre il margine di intermediazione si attesta a 6.493 milioni, con trend trimestrale in crescita sia di commissioni nette che di margine di interesse.
A livello patrimoniale, a fine giugno l'indicatore Core Tier 1 è dell'8,41% con un calo di 4 punti dal trimestre precedente, dovuto alla crescita di attivi ponderati per il rischio e all'accantonamento per dividendi. Il Tier 1 si attesta al 9,38%.

Il "bancone nasce male" - I sindacati hanno rotto le trattative col gruppo Unicredit sul premio aziendale. Lo comunicano le sigle dei sindacati bancari precisando che "il bancone nasce male". Le organizzazioni, spiegano in una nota congiunta, "non potevano accettare drastici ridimensionamenti della cifra del premio e tantomeno condividere la riduzione della platea dei beneficiari". La proposta aziendale, si legge, prevedeva di abbattere il premio aziendale da 2.300 euro medi del 2009 a 1.500 euro per il 2010, escludendo dal premio circa 7-8000 dipendenti.

(Aggiornato il 4 Agosto 2010)

vai all'archivio notizie di Settembre

Per la liberta' d'informazione

Il tg di Labor Tv