di Giuseppe Gagliano
La formazione continua coinvolge una quota crescente di lavoratori, anche se l'aumento delle opportunità formative attenua solo in parte le differenze esistenti nell'accesso alla formazione fra i dipendenti pubblici, i dipendenti privati e i lavoratori autonomi, che restano ancora molto accentuate. Si conferma anche una delle vocazioni principali della formazione continua, quella di saper reagire alla crisi, rappresentando una concreta via di reinserimento per i lavoratori espulsi dai cicli produttivi. Quello è quello che emerge dall'ultimo Rapporto in materia curato da Isfol.
Quasi il 43% ha partecipato ad attività nel 2008 con un aumento di oltre 10 punti rispetto a quattro anni prima. Cresce anche il ruolo dei Fondi Paritetici Interprofessionali per la formazione continua: vi aderiscono il 42% delle imprese che coinvolgono il 59% dei lavoratori. Complessivamente, i Fondi hanno finanziato attività di formazione per un ammontare di 440 milioni di euro nel 2008, per il 38% proveniente dalle imprese. A livello di risorse, ammontano a 150 milioni la dotazione prevista per iniziative ripartite dal ministero del Lavoro a Regioni e Province autonome. Importante anche la risposta alla crisi: gli investimenti in formazione tengono in periodo di crisi: il 34% delle imprese intervistate ha realizzato attività di formazione al di là degli obblighi di legge.
Questi sono solo alcuni dei numeri che emergono dall'ultima indagine Isfol [EMPTYTAG]sulla formazione continua. Numeri alla mano, però, la crescita delle opportunità formative attenua solo in parte le differenze esistenti nell'accesso alla formazione fra i dipendenti pubblici, i dipendenti privati e i lavoratori autonomi, che restano ancora molto accentuate: 58,3% per i dipendenti pubblici, 39,5% per i dipendenti delle imprese private, 36,3% per i lavoratori autonomi. Molto alta, oscilla infatti tra il 60% e il 70%, la quota dei lavoratori dei lavoratori riconosce la necessità di aggiornamento o acquisizione di nuove conoscenze per poter svolgere efficacemente il proprio lavoro.
(16 marzo 2010)
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