La ricerca con la "r" maiuscola è sempre nel fanalino di coda delle priorità del Governo. Sono tempi duri ma sono anni che, nei capitoli della Finanziaria, in Italia il comparto più strategico per lo sviluppo di un Paese viene lasciato al palo. Ogni anno, del resto, a ridosso del Dpef, la ricerca viene messa ai primi posti dell'agenda ma poi, a conti fatti, gli stanziamenti prendono tutt'altra strada. Ieri, a Milano, in occasione di un incontro alla Università Bocconi, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha messo l'accento sulle contraddizioni del sistema Italia: "Sono motivo di seria preoccupazione l'insufficienza delle risorse destinate alla ricerca sia dal settore pubblico che dal settore privato e la persistente incertezza nel riconoscere alla ricerca un ruolo essenziale nella strategia di sviluppo del paese". Napolitano ha ricordato le difficoltà che spingono ricercatori a scappare dall'Italia. "E' urgente avviare un'azione conseguente per l'effettiva valorizzazione di preziose energie che l'Italia rischia di perdere - ha detto Napolitano - e per un deciso proseguimento degli sforzi volti ad affermare criteri di selezione meritocratica nell'assegnazione delle risorse e nuovi criteri nella governance della ricerca". Nonostante tutto, l'Italia ha una lunga tradizione scientifica di eccellenza, conta su istituti universitari e centri di alta formazione e vanta formare ricercatori di straordinario talento. Attualmente, dati alla mano, l'Italia contribuisce per il 4% alla creazione del nuovo sapere a livello globale, con una produzione scientifica annua consolidata dell'ordine dei 17 mila lavori. Di queste il 37% (oltre 6000) sono sviluppati nel novero di collaborazioni internazionali consolidate. A questi dati si aggiunge che il numero di pubblicazioni per ogni mille ricercatori è pari a 766 (negli Usa sono 954, UK 949, la media Ue a 27 è di 545) a fronte del fatto che il numero di ricercatori in Italia ogni 1000 occupati è pari a 3,8 (negli Usa è 10; Francia 8; Germania 7; Finlandia 16). Tutto questo non può essere lasciato a se stesso. Per questo motivo, la Fir Cisl lancia gli Stati Generali della Ricerca, con il patrocinio del Cnel, che si svolgeranno a Roma il 1° ottobre. L'iniziativa riprende la proposta che il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, aveva lanciato nel corso del secondo Congresso nazionale della Fir. "Dobbiamo costruire l'occasione per un dibattito approfondito - aveva detto Bonanni - e mettere tutti i soggetti istituzionali davanti alle loro responsabilità". Da qui l'impegno della federazione. "Gli Stati Generali sono un'occasione per focalizzare l'attenzione su un settore di vitale importanza per il Paese - spiega Giuseppe De Biase, segretario generale della Fir - Per questo, è necessaria una riflessione a tutto campo sulla Ricerca pubblica e privata nel Paese che deve essere intesa anche come investimento per il futuro, il lavoro e la qualità della vita, con la consapevolezza che, nella moderna società del sapere, l'innovazione gioca un ruolo fondamentale tra i fattori di competitività del produttivo e della difesa dell'occupazione". Ma per fare questo bisogna produrre un progetto innovativo. Le idee ci sono, le energie pure. Mancano gli stanziamenti (l'investimento rispetto al Pil è dell'1,1% mentre negli Usa è al 2,7; Francia 2,1; Germania 2,6; Finlandia 3,4). Una ricetta concreta verrà presentata il 1° ottobre ma le indicazione dovranno essere recepite nel Piano nazionale della ricerca 2009-2013.
Andrea Benvenuti (a.benvenuti@cisl.it)
21 settembre 2009










