Napolitano, Marcegaglia, ricercatori, Gli appelli inascoltati dal Governo

RICERCA

 

di Andrea Benvenuti
(a.benvenuti@cisl.it)

Il Capo dello Stato non perde ormai occasione per pungolare Governo e maggioranza, politica e Parlamento, sull'importanza di investire nella ricerca e di far arrivare soldi veri agli enti pubblici.
"Sugli investimenti per la ricerca e lo sviluppo ci giochiamo il nostro futuro. A parole nessuno lo nega. Poi tra parole e fatti spesso ci sono differenze notevoli", ha detto, anche lunedì, Giorgio Napolitano visitando gli stabilimenti della Selex Sistemi Integrati a Roma, azienda del gruppo Finmeccanica. Il presidente ha insistito affinché "ci siano investimenti pubblici e privati nel comparto e i referenti della politica e delle istituzioni "facciano sistema". Un appello a cui si è unita anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia parlando all'assemblea dell'Unione degli industriali di Roma: "E' arrivato il momento in cui il Paese deve cambiare marcia. Rimanere fermi non va bene, rischia di condannarci ad una crescita bassa che è anche un problema per la stabilizzazione del debito pubblico. Noi non ci iscriviamo né al partito della spesa né a quello del rigore ma al partito che vuole il futuro del Paese, in cui si ritrovi la capacità di fare sviluppo".
Nel medio termine, secondo Marcegaglia, "bisogna pensare ad una riduzione della spesa pubblica corrente improduttiva per trovare risorse per ricerca e infrastrutture".
Quella della ricerca è un comparto di 28 enti che dipendono da 7 ministeri vigilanti, con 25 mila addetti (di cui 5 mila precari) e un trend negativo quanto a investimenti pubblici. Per l'investimento in ricerca l'Italia è uno dei Paesi più deficitari con una spesa complessiva rispetto al Pil dell'1,1% contro l'1,7 della media Ue a 27. Anche il numero di ricercatori, ogni mille occupati, è del 3,8% contro il 10 degli Usa, 6 della Gran Bretagna e 8% della Francia, solo per fare qualche esempio.
Il ministro del Miur, Mariastella Gelmini, ha ricordato che, "in Finanziaria, non solo non ci sono stati tagli alla ricerca ma sono stati aggiunti 50 milioni in più su 3 anni per il Cnr e per la ricerca in generale e in particolare per la ricerca agroalimentare nel Mezzogiorno" mentre il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, oltre che su Irap e incentivi auto, spinge "per la riapertura del credito di imposta per gli investimenti in ricerca e innovazione".
Sta di fatto però che, ancora una volta, gli auspici non sembrano dei migliori.
La Fir, la Federazione di categoria della Cisl, torna sui due punti chiave lanciati recentemente in occasione degli Stati generali della ricerca che hanno avuto anche il riconoscimento e l'apprezzamento proprio del Capo dello Stato. Giuseppe De Biase, segretario generale della categoria, spinge, da un lato, sulla "necessità di una nuova governance come unico punto di coordinamento delle politiche di sviluppo e investimento" e, dall'altro, proprio sull'approvazione di quel credito d'imposta per favorire gli investimenti delle imprese che lavorano con gli enti pubblici di ricerca". Due punti strategici per il rilancio del comparto su cui il sindacato tiene ferma la bussola nonostante il ministro e il Governo non abbiano finora costruito un serio confronto con le parti sociali e non ha neanche emanato il Piano nazionale 2009-2013. "Il ministro Gelmini si faccia viva - dice De Biase perché stiamo assistendo a interventi dei singoli ministeri competenti che produrranno un'ulteriore frammentazione del comparto e una dispersione delle poche risorse stanziate".

(24 novembre 2009)

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