Riforma Atenei. Gelmini assicura: entro sei mesi i provvedimenti attuativi

UNIVERSITA'

 

Scatta l'iter per l'applicazione della riforma dell'università approvata il 23 dicembre scorso. Il provvedimento sarà alla prova dei decreti attuativi, alcuni dei quali sono già stati varati. Tra questi, il varo dell'Agenzia nazionale di valutazione della ricerca e dell'università che aiuterà a recuperare l'efficienza, a premiare il merito, gli sforzi, la qualità della didattica e della ricerca. Il ministro dell'Università, Mariastella Gelmini, è sicura che, "nell'arco di sei mesi, riusciremo a mettere in campo tutti i provvedimenti attuativi. Come ogni riforma è passibile di miglioramento, di modifica, ma è un passo avanti che ci allinea con l'Europa, con le migliori tradizioni accademiche".
Il ministro ha quindi ammesso che il Paese dovrebbe investire di più nell'istruzione, nell'Università e nella ricerca, ma "deve anche investire meglio, cambiare le regole, togliere i meccanismi legati alle parentopoli, alle raccomandazioni, a tutto ciò che non premia il merito. Dobbiamo agire su regole, premiare i più capaci, favorire la mobilità dei ricercatori. Si parla di fuga di cervelli: non è solo quello il problema, c'è anche la difficoltà del nostro paese di attrarre cervelli stranieri".

Oggi intanto il ministro, insieme al collega per i Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, ha presenziato a un vertice con i rettori degli Atenei del Sud per approfondire le questioni legate all'attuazione della riforma universitaria e del Piano Nazionale per il Mezzogiorno.
"Nel corso della riunione - riferisce il Miur - sono state affrontate le criticità specifiche del sistema universitario meridionale per comprendere meglio come queste possano essere affrontate sfruttando appieno le opportunità che deriveranno dall'attuazione della riforma".
Gelmini e Fitto hanno illustrato i contenuti del Piano Nazionale per il Sud per la ricerca e l'innovazione. Ai rettori è stato richiesto un contributo di proposte da inserire in un Contratto istituzionale di sviluppo per realizzare una sinergia virtuosa tra governo centrale, Regioni e sistema universitario.

Pochi giorni fa, il Rapporto Almalaurea indicava un aumento della disoccupazione tra i laureati e un calo di iscrizioni ai corsi di laurea. Considerando i laureati del 2009 emerge che la disoccupazione aumenta, seppure in misura inferiore all'anno scorso, fra i corsi triennali: dal 15 al 16% (l'anno precedente l'incremento era stato intorno ai 4 punti percentuali). La disoccupazione cresce anche fra i laureati specialistici biennali, quelli con un percorso di studi più lungo: dal 16 al 18% (la precedente rilevazione aveva evidenziato una crescita di oltre 5 punti percentuali). Ma sale pure pure fra gli specialistici a ciclo unico: dal 14 al 16,5% (rispetto all'aumento di 5 punti percentuali registrato dall'indagine precedente).
Altro dato preoccupante è la diminuzione di matricole e laureati, rilevata dal Consiglio universitario nazionale (Cun). Crollano le iscrizioni nell'università pubblica. Nel 2010 rispetto al 2009 calano le immatricolazioni: -5%, con 3.986 nuovi iscritti in meno. Una trend negativo ormai stabile: negli ultimi quattro anni il calo è stato del 9,2% (26.000 immatricolazioni in meno), nonostante il numero dei diplomati delle scuole superiori nell'ultimo anno sia aumentato dello 0,9% (450.150 i diplomati nel 2010, 445.968 nell'anno 2009). Scelgono di proseguire gli studi all'università solo 6 neodiplomati su 10.

(9 marzo 2011)

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