Non c'è mobbing se lavoratore ha brutto carattere

I conflitti in ufficio derivano da un`disagio esistenziale. Non ci può essere mobbing e nemmeno risarcimento danni se i conflitti in ufficio sono una conseguenza del brutto carattere del lavoratore. La Cassazione ha così confermato le decisioni del tribunale e della Corte d'appello di Milano che, rispettivamente, nel 2002 e nel 2006 avevano respinto una richiesta di risarcimento per circa 130.000 euro di un'infermiera di una struttura sanitaria milanese. Nell'atto di citazione la dipendente affermava che per ben 6 anni era stata vittima di "vessazioni" da parte di colleghi e superiori fino ad essere trasferita in un altro reparto e "demansionata". I giudici di merito avevano riconosciuto l'esistenza di «conflitti ricorrenti» ma avevano attribuito tale "conflittualità a problemi caratteriali" della dipendente e, in particolare, "ad un suo disagio esistenziale". Contro questa ricostruzione dei fatti l'infermiera ha presentato ricorso in Cassazione che è stato però respinto dalla sezione lavoro della Corte con la sentenza 9477 e la donna, invece di ottenere il risarcimento, è stata condannata a pagare circa 5.000 euro di spese. I giudici hanno evidenziato che, in base a quanto accertato anche attraverso le testimonianze rese in udienza, "va ridimensionata la portata del clima di conflitto che si era determinato all'interno dell'azienda, nei vari reparti in cui la ricorrente aveva operato". In particolare "la responsabilità va attribuita soprattutto a problemi caratteriali e di rapporto della lavoratrice". Per quanto riguarda poi il trasferimento ad altro incarico, che secondo l'infermiera avrebbe rappresentato un demansionamento, la Corte evidenzia che "si è trattato di un tentativo di superare la situazione conflittuale tra la ricorrente e le colleghe". Per giunta sarebbe stata la stessa infermiera a suggerire questa soluzione. Insomma, se non si riesce ad andare d'accordo con nessuno, non si può dare la colpa al mobbing.

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