Mondiali calcio

Cis schierata con i lavoratori in Qatar

 

di Manlio Masucci

La Fifa e la Cis lavoreranno insieme per affrontare i problemi relativi allo sfruttamento dei lavoratori in Qatar in vista dei mondiali di calcio del 2022. E' questo il risultato ottenuto dalla confederazione internazionale dei sindacati che, nei mesi scorsi, aveva denunciato i gravi abusi che i lavoratori subiscono nel ricco stato del golfo. Una situazione destinata a peggiorare, considerando i faraonici progetti previsti per la kermesse iridata più importante del mondo.
L'impegno dei sindacati internazionali era iniziato all'indomani della decisione della Fifa di assegnare al Qatar il prestigioso incarico di organizzare il torneo per l'assegnazione della coppa del mondo che, per la prima volta nella sua storia, si terrà in un paese del Medio Oriente. Nel maggio scorso, la Cis aveva pubblicato un primo rapporto in cui denunciava le gravi violazioni parlando di una "moderna forma di schiavitù" a cui sarebbero sottoposti i lavoratori, per la stragrande maggioranza migranti. A seguito della pubblicazione di una documentazione approfondita, i rappresentanti sindacali hanno espresso la loro preoccupazione sulla situazione in Qatar annunciando il varo di una campagna contro lo stesso torneo nel caso in cui la Fifa non avesse affrontato immediatamente la questione.

Una richiesta accettata dal segretario generale del massimo organismo calcistico internazionale, Jerome Valcke, che ha annunciato, in seguito ad un incontro con il segretario generale della Cis, Sharan Burrow, che le due organizzazioni lavoreranno insieme per affrontare le questioni con il Qatar e per inserire nuove clausole sul lavoro dignitoso fra i criteri di assegnazione delle prossime rassegne. Un obiettivo raggiungibile solo attraverso il reale impegno della Fifa, secondo la Burrow, che può imporre il rispetto degli standard minimi allo stesso modo con cui li ha imposti alle fabbriche che producono i suoi palloni ufficiali, al fine di evitare il ricorso al lavoro minorile.
All'incontro hanno partecipato anche il sindacato svizzero Unia e il sindacato internazionale dei costruttori, Bwi, che ha espresso particolare preoccupazione per il progetto delle autorità del Qatar che mirano a costruire nove stadi e a ristrutturarne altri tre nei prossimi dieci anni con un investimento di oltre 100 miliardi di dollari che riguarderà anche la costruzione delle infrastrutture e dei servizi necessari. Una mole di lavoro ingente per cui servirà un gran numero di operai che saranno prevalentemente chiamati dall'estero.

Circa il 94% dei lavoratori presenti in Qatar provengono infatti dall'India, dal Nepal e dal Bangladesh ma il sistema di reclutamento appare ancora molto oscuro tanto che la Cis ha appunto definito la loro condizione come una nuova forma di schiavitù. Il metodo di assunzione apparentemente più utilizzato è quello degli intermediari che invitano gli operai dai paesi più poveri con il miraggio di un buon salario e di un impiego sicuro. Una volta arrivati in Qatar i lavoratori si ritrovano però nella condizione di dover ripagare il debito contratto per finanziarsi il viaggio mentre gli intermediari, in molti casi, sequestrano i loro passaporti. I pagamenti arrivano, nel frattempo, con ritardi anche di sei mesi mentre la vita dei malcapitati procede monotona in capannoni affollati e insalubri. Anche il livello dei salari è decisamente inadeguato, considerando che il Qatar è la nazione più ricca al mondo in base al reddito pro capite che si attesta a 88 mila dollari all'anno, secondo le ultime rilevazioni del Fmi. Un lavoratore medio del settore delle costruzioni può invece reputarsi fortunato se riesce a guadagnare 3.600 dollari all'anno. La presenza dei sindacati è praticamente bandita e per i lavoratori è impossibile organizzarsi e protestare senza correre il rischio di essere licenziati o arrestati. L'intervento della Cis appare a questo punto indispensabile.

Di fronte alle promesse della Fifa, i sindacati internazionali hanno espresso soddisfazione e volontà di collaborare ma, al contempo, hanno lanciato un avvertimento: i primi risultati dovranno essere raggiunti nei prossimi sei mesi se si vorrà evitare il lancio della campagna per il boicottaggio dei mondiali.

(22 novembre 2011)

CINA: imprese cercano lavoro a basso costo all'estero

Secondo la Federazione degli industriali di Hong Kong, che ha moltissimi interessi nella Repubblica Popolare Cinese, sarebbero oltre 20 mila le aziende nell'area del Pearl River Delta ad aver espresso l'intenzione di trasferirsi all'estero o ridurre la produzione. Motivo: l'annuncio del governo del Guangdong di voler aumentare nuovamente il salario minimo garantito

In diretta da Labor TV

Un problema imprevisto ha impedito il caricamento del video.

Labor Tv

Notizie in breve

Le altre notizie

vai all'archivio notizie di Maggio

Il tg di Labor Tv

Imu. E se il mattone fa sboom?

Per la liberta' d'informazione