Sciopero a Termini Imerese. Adesione al 100%, lavoratori e sindacati non si danno per vinti

VERTENZE

 

di Luca Tatarelli e Cecilia Augella

Adesione totale allo sciopero di otto ore, dichiarano i sindacati, da parte dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese e dell'indotto. In Fiat gli impianti sono fermi, produzione bloccata anche nelle
fabbriche dell'indotto, alla Lear Corporation, alla Bienne Sud e alla ex Ergom. I lavoratori protestano contro la decisione della Fiat di non produrre più auto nella fabbrica siciliana a partire dal 2012. Troppi gli operai della Fiat e dell'indotto che hanno voluto recarsi a Palermo per manifestare, tanto che i pullman organizzati da Fim Fiom e Uilm non sono bastati. Un fuori programma, che ha fatto rallentare la macchina organizzativa, ma che ha soddisfatto i sindacati dei metalmeccanici. Oltre ai sei già previsti, i sindacati in mattinata hanno recuperato altri due pullman e chi non riuscirà a salire sui bus raggiungerà Palermo in auto. I lavoratori dovrebbero arrivare davanti Palazzo dei Normanni, dove è in programma un presidio che proseguirà nel pomeriggio, tra circa un'ora.
"Continuiamo a ritenere sbagliata la scelta di chiudere il sito produttivo di Termini Imerese e pensiamo che invece lì si debba continuare a produrre auto. Dichiara il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra, in occasione dello sciopero nello stabilimento siciliano. "Abbiamo apprezzato alcune parti del piano Italia 2010 della Fiat - sottolinea - e ci sono dei punti
positivi che come Cisl vogliamo valorizzare. L'unico aspetto che non ci convince è che noi continuiamo a considerare sbagliato e irresponsabile voler dismettere il sito produttivo di Termini Imerese". Per Sbarra è necessario affrontare e risolvere i nodi che, secondo Fiat, impediscono il mantenimento del sito produttivo siciliano. "L'azienda afferma che in questo sito si realizzano degli svantaggi competitivi - aggiunge - il tema di questo deficit infrastrutturale e di servizi si deve necessariamente affrontare e risolvere, anche con il concorso del Governo nazionale e degli enti locali. Chiediamo al Governo di attivare un tavolo dedicato a Terrmini Imerese, che metta seduti assieme non solo il Governo, ma anche la Regione e il gruppo Fiat, per ricercare possibilità di mantenimento produttivo di quel sito industriale che, si trova in un'area ad alto tasso di disoccupazione del Mezzogiorno".

"Le proteste - dice a Conquiste Bruno Vitali, segretario nazionale Fim - sono il segno della tensione e della preoccupazione che si respira tra gli operai. Come sindacato dobbiamo avere la capacità di gestire la situazione a lungo termine". La partita tra sindacati ed il Gruppo torinese non sarà infatti breve.
Oggi i sindacati regionali di Fim, Fiom e Uilm hanno dichiarato otto ore di sciopero, con manifestazione a Palermo sotto la Regione siciliana. Mentre per domani è in agenda una riunione unitaria dei tre sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil per decidere "un percorso - aggiunge Vitali - improntato sulle strategie sindacali". "Dobbiamo evitare - evidenzia il segretario nazionale Fim - strumentalizzazioni di componenti sindacali. La lotta riguarda tutti i lavoratori e non una linea politica di qualche sindacato". Nella riunione di giovedì si deciderà anche quando indire lo sciopero nazionale di tutto il Gruppo Fiat. Interpellato sulle dichiarazioni di Marchionne a proposito del futuro dell'Alfa Romeo - l'amministratore delegato Fiat ha detto, sempre a Detroit, che l'Alfa non sarà venduta - Vitali chiede di sapere "dove si produrranno le vetture di alta gamma" del celebre marchio. Negli Stati Uniti o in Italia? "Il problema - conclude il sindacalista Fim - non è se l'Alfa sia in vendita oppure no, cosa che Marchionne aveva già smentito, ma appunto dove sarà la produzione di queste auto" destinate a un pubblico più facoltoso".
All'insensibilità e all'arroccamento della Fiat, su Termini Imerese, "replichino all'unisono tutti i lavoratori del gruppo, tutto il mondo sindacale, il governo nazionale, le istituzioni locali, i deputati siciliani, regionali e nazionali". Lo ha detto Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, a margine dell'esecutivo della Cisl messinese. Per Bernava, le affermazioni di Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, sono "l'ennesimo, pessimo segnale che la principale azienda del Paese, dà al mondo". Oggi, ha rimarcato Bernava, la Cisl sarà in piazza per far sentire la propria voce, con i lavoratori; perché l'anello debole del sistema, Termini, non sia abbandonato al suo destino. E per rivendicare "che la tanto declamata centralità del Mezzogiorno non svanisca come una bolla di sapone". La Cisl, ha insistito il segretario Cisl, chiede alla Fiat di "assumersi le proprie responsabilità, sia in termini di rilancio della produzione che di riconversione del sito siciliano". E quanto ai governi nazionale e regionale, assieme a sindacati e imprese "definiscano immediatamente le linee-guida su cui costruire il contratto di programma per il rilancio di Termini". In ogni caso, ha aggiunto il sindacalista, "ogni contributo pubblico all'azienda sia

Intanto, lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco (Napoli), riaprirà i battenti per tre giorni, dal 19 al 21 gennaio. L'azienda torinese lo ha comunicato ai sindacati. I cancelli si riapriranno il 19 gennaio per i soli addetti alla produzione del modello Alfa 159 ed il 20 gennaio rientreranno anche gli operai che producono il modello Alfa 147. Gli oltre cinquemila operai dello stabilimento sono in cassa integrazione straordinaria dal 16 novembre scorso.
"Per noi - dice Giuseppe Terracciano, segretario della Fim napoletana - è positivo che si lavori. Ci aspettiamo però dall'azienda un annuncio che ci dica quando sarà portata a Pomigliano la produzione della Panda". La produzione di questa vettura nel territorio campano è anche importante per l'occupazione di 38 lavoratori che hanno oggi un contratto in scadenza.

(13 gennaio 2010)

Alcoa. Convocazione il 20 gennaio da parte del ministero del Welfare

Subito un incontro del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, con le parti sociali per sciogliere questa posizione insostenibile - sollecita Gianni Baratta, segretario confederale Cisl - ipotizzando un trasferimento della vertenza a palazzo Chigi allo scopo di valutare quali soluzioni assumere per continuare a garantire la vita all'azienda".

A. Merloni. Dopo la fiaccolata si attende un segnale positivo per la vertenza

Fiat: Marchionne conferma stop a Termini, Alfa non si vende

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