Anche all'Italtel i lavoratori incrociano le braccia in massa

VERTENZE

 

di Cecilia Augella

Come a Termini Imerese anche all'Italtel di Carini è totale, secondo i sindacati, l'adesione, da parte dei lavoratori, allo sciopero di quattro ore nello stabilimento che si occupa di ricerca e sviluppo di software per le telecomunicazioni. I dipendenti, in totale 230, protestano contro il piano del gruppo, di cui è socio anche Telecom Italia, che prevede circa 450 esuberi e la chiusura di uno stabilimento tra Carini e Roma. I lavoratori stanno effettuando un presidio davanti palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea regionale siciliana, dove sono attesi anche gli operai della Fiat.

A queste ore di sciopero, annunciano Fim Fiom e Uilm, seguiranno iniziative che verranno discusse e concordate con i lavoratori per attirare l'attenzione di tutti: dalla politica, alle istituzioni, alla stampa, in modo da dare la maggior visibilità al caso Italtel evitando esuberi e chiusura di sedi. Oggi si sono tenute le assemblee per informare i lavoratori della situazione.
"L'azienda - spiegano i sindacati - che ha giustificato la decisione degli esuberi con il fortissimo calo del fatturato annunciato da Telecom sia per il 2009/2010 sia per il futuro, presenterà a breve il nuovo piano industriale al consiglio di amministrazione ed entro una decina di giorni comunicherà al sindacato stesso le decisioni assunte".
Incontrando i sindacati, Italtel ha fornito anche alcune informazioni circa le poco rosee prospettive industriali legate soprattutto alla forte diminuzione del fatturato verso Telecom, che significa oggi per l'azienda un minore volume di attività e lo stop ad alcuni progetti e interventi sulla rete già programmati. Altro punto critico - ha spiegato l'azienda - è il rapporto con le banche per il rifinanziamento del debito e la ricapitalizzazione della società da parte degli azionisti: in questa ottica, la revisione del Piano industriale, secondo l'azienda, dovrebbe sbloccare il rifinanziamento del debito da parte delle banche e quindi l'aumento di capitale da parte degli azionisti. Inoltre da metà dicembre Italtel ha avviato contatti a livello istituzionale per verificare gli sviluppi sulla questione della banda larga e delle reti di nuova generazione, per i quali tuttavia non sembrano esserci speranze concrete. Per questo sono stati decisi interventi strutturali e non congiunturali.
Fim Fiom e Uilm denunciano con grande preoccupazione la "lenta morte" di Italtel e temono per il destino dei lavoratori che pagano oggi le scelte non fatte da Telecom. Inoltre esprimono il dubbio che il Gruppo dirigente Italtel stia utilizzando il taglio dei fatturati Telecom per realizzare il suo obiettivo, quello annunciato il 24 marzo 2009, ossia passare da azienda che vende tecnologie ad azienda che vende soluzioni di comunicazione: Italtel come azienda "Global Solution Integrator". Un piano che Fim, Fiom, Uilm non condividono perché un tale "cambio di pelle", oltre a portare un drastico ridimensionamento occupazionale, la colloca su un mercato già occupato da grandi e solidi competitori."
"Stupisce - aggiungono i sindacati di categoria - che anche il Governo non abbia nulla da dire in merito, pur essendo informato della situazione critica di Telecom. Italtel è un'importante azienda italiana nel mercato delle Telecomunicazioni ma nei fatti nessuno si preoccupa che questa esperienza fatta di un enorme patrimonio umano e professionale si stia esaurendo. Un'azienda per reggere ha bisogno di un conto economico in regola, ma anche di progetti di sviluppo".
In attesa di incontrare nei prossimi giorni l'azienda per conoscere il nuovo piano industriale, Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto un incontro al ministro dello Sviluppo Economico, Scajola e al Sottosegretario alle Telecomunicazioni, Romani, ed un intervento del Governo prima che sia troppo tardi per salvare Italtel e i suoi lavoratori".

(13 gennaio 2010)

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A. Merloni. Fiaccolata a Fabriano per tenere viva l'attenzione sulla vertenza

"Permane la preoccupazione e cerchiamo di tenere viva l'attenzione sulle difficoltà di questi lavoratori - dichiara Anna Trovò, segretario nazionale Fim - non ci sono ancora notizie sull'approvazione dell' accordo di programma e nemmeno su possibili soluzioni industriali per il territorio. Attendiamo per i prossimi giorni una nuova convocazione ministeriale"

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