La crisi continua ad avere riflessi negativi sul lavoro e le proteste si moltiplicano da Nord a Sud.
ZUCCHERO: fumata nera nella trattativa per la vertenza che interessa il settore bieticolo-saccarifero. Un primo incontro tra i delegati dei 19 stabilimenti italiani, i sindacati e il capo di gabinetto del ministero delle Politiche agricole, Giuseppe Ambrosio, si è svolto questa mattina.
FIAT: resta tesa la situazione dello stabilimento di Termini Imerese. Dopo lo sciopero dei dipendenti del gruppo il 3 febbraio, proseguono assemblee e incontri in vista del nuovo round al ministero dello Sviluppo economico il 5 marzo. Intanto ripresa produttiva per tre giorni alla Fiat
Auto di Pomigliano d'Arco dove stamattina sono rientrati in fabbrica gli addetti alla produzione del
modello Alfa 159. Per domani è previsto il rientro anche degli operai addetti alla produzione del modello Alfa 147. I circa 5 mila lavoratori dello stabilimento automobilistico pomiglianese sono in cassa integrazione straordinaria dal 16 novembre dello scorso anno.
Da oltre un anno gli operai lavorano per circa una settimana al mese e a loro sostegno è scesa anche la Regione Campania che sta effettuando dei corsi di formazione che prevedono un rimborso mensile di circa 600 euro ciascuno. Mentre lo stabilimento ha riaperto, seppure tra le preoccupazioni dei dipendenti che attendono la conferma della produzione della Panda, nell'aula consiliare del Comune di Pomigliano d'Arco continua la protesta dei 36 lavoratori il cui contratto scaduto il 31 dicembre scorso non è stato rinnovato. A loro si stanno aggiungendo, giorno dopo giorno, anche i 55 lavoratori con contratto di apprendistato che scadrà il 2 marzo prossimo.
SEVERSTAL: finisce l`avventura italiana del colosso siderurgico russo Severstal partita nel 2005. Il gruppo guidato da Alexej Mordashov, dopo le perdite registrate lo scorso anno, ha deciso di cedere la sua quota in Lucchini Spa, e di mettere all`asta l`ex Ilva di Piombino e gli altri quattro stabilimenti italiani del gruppo (Trieste, Lecco, Candove in provincia di Torino e Bari). I lavoratori coinvolti in Italia sono circa 3.200, duemila dei quali occupati nello stabilimento di Piombino. Altri 500 operano nella Ferriera di Servola a Trieste. I restanti sono divisi tra Lecco, Candove e Bari.
OMSA: Quasi 700 gambe in nylon, licenziate su due piedi. E le consumatrici cominciano ad organizzare il tam tam in rete per boicottare il prodotto. Ma cosa sta succedendo allo storico marchio Omsa (acronimo di Orsi Mangelli Società Anonima) che possiede a Faenza un grande calzificio che ha dato lavoro fino ad 800 persone? Da oltre un mese è cessata improvvisamente la produzione di calze e collant, in quanto la proprietà ha comunicato di non voler continuare a produrre a Faenza "beni dove in Serbia il costo del lavoro è pagato meno di un terzo".
La cosa strana è che non c'è nessuna crisi che attanaglia la celebrata fabbrica di collant Omsa a Faenza: si chiude per aumentare i profitti delocalizzando. Punto. In gioco ci sono 350 lavoratori, di cui 320 donne che le gambe non se le sentono più per il gelo e la neve che le stanno mordendo ai presìdi ai cancelli della fabbrica. Un tendone, un prefabbricato. Le bandiere dei sindacati. Le stufette, il caffè improvvisato. E la storia di un'azienda, di quelle calze che in 71 anni hanno portato le nostre mamme, perfino le nostre nonne.
L'azienda, leader nel proprio segmento di produzione, vuole abbassare i costi. A tutti i costi. Una lavoratrice come quelle che scioperano davanti ai cancelli di Faenza, in Serbia costa meno della metà. Circa 300 euro, contro il migliaio di un'operaia italiana.
MARIELLA BURANI: dopo la dichiarazione di fallimento del tribunale di Milano della Burani Designer Holding (BDH) si attende il risultato dell'incontro al ministero dello Sviluppo Economico. L'obiettivo è garantire prospettive alle oltre 2.200 persone che lavorano all`interno del gruppo più l`indotto.
VINYLS: giornata di proteste a Sassari. Circa settanta operai della Vinlys di Porto Torres hanno
bloccato questa mattina, alla periferia di Sassari, i cancelli di entrata e di uscita del deposito dei
pullman dell'Arst, la società regionale di trasporto su gomma, per manifestare contro il rischio di
chiusura dello stabilimento di Porto Torres. Gli operai si sono incatenati ai cancelli e la protesta ha paralizzato di collegamenti di metà Sardegna. Dal 7 gennaio i lavoratori di Porto Torres presidiano la torre aragonese davanti al porto.
MANGIAROTTI NUCLEAR: blocco delle merci in uscita dallo stabilimento di Mangiarotti Nuclear (gruppo Mangiarotti) di Milano, dove oltre 70 lavoratori sono in presidio permanente dallo scorso 21 dicembre, quando l'azienda (ex Ansaldo-Breda) ha annunciato la chiusura dello stabilimento lombardo. Il gruppo vuole chiudere l'impianto di Milano per realizzarne uno a Monfalcone, dove ha rilevato una fabbrica ora in fase di ristrutturazione.
PORTI: giovedì scorso si è conclusa la protesta di alcuni lavoratori del porto di Gioia Tauro che dal 2 febbraio erano saliti su una gru per dire no ai provvedimenti di cassa integrazione per 400 operai annunciati dalla Medcenter. Ma i lavoratori del Porto di Gioia Tauro, ancora preoccupati per il futuro del loro lavoro, dal 12 febbraio stazionano in modo permanente davanti l`ingresso del porto e quindi davanti alla dogana.
TIM: oggi scioperano gli operatori del 119, il servizio assistenza clienti privati di Tim, con presidio territoriale a Roma sotto la sede dell'azienda. La protesta è stata decisa contro quella che i sindacati definiscono come eccessiva incidenza dei turni serali e presenza di sabato al
lavoro.
VIDEOCON: nuova protesta allo stabilimento Videocon di Anagni, in provincia di Frosinone, che vede circa 1.400 posti di lavoro in bilico da anni. Dopo l'assemblea di giovedì 11 febbraio, i lavoratori hanno occupato la fabbrica per contestare l'assenza di soluzione alla crisi che da mesi attanaglia il colosso che fa capo al gruppo indiano Dooth. I lavoratori hanno istituito un presidio che mantengono a turno.
ANTONIO MERLONI: la vertenza coinvolge 3.300 dipendenti diretti e quasi 7.000 dell'indotto nelle Marche, in Umbria e in Emilia Romagna. Il gruppo che produce elettrodomestici è in amministrazione straordinaria dall'ottobre del 2008. Dopo le gare dei mesi scorsi che sono andate a vuoto, i sindacati chiedono di arrivare al più presto a un accordo di programma, presupposto indispensabile per la prosecuzione dell'amministrazione straordinaria. Entro febbraio si dovrebbe arrivare a un'intesa mentre è spuntato l'interesse di una holding cinese per l'intero perimetro del gruppo.
ALCOA: la vertenza coinvolge 2mila lavoratori, considerando anche l'indotto. Il Governo ha convocato i rappresentanti di Alcoa e i sindacati per il giovedì 25 febbraio. Lo riferiscono fonti sindacali. La riunione è stata fissata per le 20 a Palazzo Chigi. Il rinvio era stato chiesto dalla multinazionale americana dell'alluminio per poter concludere per concludere la trattativa con Enel ed esecutivo sul costo della bolletta elettrica negli stabilimenti di Portovesme e Fusina.
GLAXO: la multinazionale inglese "Glaxo Smith Kline" (Gsk) ha annunciato la chiusura entro il 2010 del centro di ricerche di Verona, che occupa oltre 500 ricercatori.
AGILE (EX EUTELIA): sono 3.100 i dipendenti che rischiano il licenziamento su un totale di 7.600. Un nuovo confronto è fissato per il 22 febbraio per la conferma delle commesse. Attesa inoltre anche l`udienza del 17 febbraio presso il Tribunale di Roma che potrebbe decidere il commissariamento.
ALCATEL LUCENT
Le segreterie nazionali di Fim Fiom e Uilm sono profondamente preoccupate per la grave situazione venutasi a determinare nel sito di Alcatel Lucent di Battipaglia, che può mettere in pericolo la vita di alcuni lavoratori fattisi promotori di un'iniziativa estrema - spiegano Lonati (Fim Cisl), Potetti (Fiom Cgil) e Rocchetti (Uilm Uil). E' necessario trovare immediatamente soluzioni per concludere positivamente una complessa vertenza, che si sta facendo drammatica. Non c'è più tempo da perdere. Il governo deve mantenere fede alle promesse fatte: il viceministro Romani - che di fronte alla scelta di Alcatel Lucent di dismettere il centro di integrazione e collaudo - aveva assunto la responsabilità di individuare soluzioni industriali adeguate che tenessero conto dell'occupazione, della strategicità e delle importanti competenze professionali presenti, deve dimostrare che i lunghi mesi di tempo che lo stesso si è preso non sono stati vani.
Fim Fiom e Uilm ribadiscono che il governo - come già formalmente richiesto dalle stesse - deve tener conto delle recenti vicende che hanno portato alla luce, di fatto, la inaffidabilità dell'imprenditore locale nonché azionista di maggioranza e quindi la impercorribilità della soluzione industriale sin qui proposta. Il governo - con meno parole e più fatti (come sta dimostrando ad esempio sulla vertenza Alcoa) - deve farsi carico, insieme ad Alcatel Lucent, di una nuova soluzione caratterizzata da un progetto industriale serio, che veda la presenza di soggetti imprenditoriali credibili, e di una partecipazione pubblica, come garante dell'operazione, per poter offrire reali prospettive occupazionali e professionali ai lavoratori del sito di Battipaglia.
Alcatel Lucent dovrà essere chiamata, nel contempo, a dare vincolanti certezze per il mantenimento e lo sviluppo delle significative attività di ricerca e sviluppo, oggi presenti nella stessa sede di Battipaglia. Fim Fiom e Uilm nazionali - di fronte all'incomprensibile rinvio richiesto dal governo - sollecitano l'immediata riconvocazione del tavolo di confronto tra le parti, e chiedono al governo stesso di farsi carico di una nuova e credibile proposta complessiva. Se ciò non dovesse avvenire, i lavoratori unitamente alle Organizzazioni sindacali si faranno promotori di adeguate e importanti iniziative di mobilitazione a sostegno della delicata vertenza aperta.
(Aggiornato al 18 febbraio 2010)










