di Manlio Masucci
La trattativa per il rinnovo del contratto dei lavoratori della Gm è oramai in dirittura d'arrivo, come confermato da Bob King, leader dell'Uaw, che ha annunciato il raggiungimento di un accordo che dovrà ora essere approvato dal sindacato. Si tratta di un passaggio fondamentale che potrebbe sbloccare le trattative con Chrysler e Ford, visto che l'accordo per i prossimi quattro anni con Gm rappresenterebbe il modello per le negoziazioni con le altre due case di Detroit. E' dunque considerato più che probabile che il prossimo round di negoziazioni sarà quello con Chrysler, anche in considerazione della posizione molto dura assunta la scorsa settimana da Sergio Marchionne che, attraverso una lettera a Bob King, aveva accettato a malincuore di estendere l'attuale contratto di una settimana a partire dal termine della naturale scadenza del 14 settembre. I dettagli dell'accordo con Gm, basato sul sistema dei due livelli salariali, non sono stati, intanto, completamente svelati in attesa dell'approvazione definitiva. King ha però espresso tutto il suo ottimismo: "Siamo orgogliosi - ha detto il leader dell'Uaw - di questo accordo perché riconosce che il successo dell'azienda è legato a quello dei lavoratori e, di conseguenza, non ho dubbi sulla sua ratificazione".
Fra i maggiori risultati raggiunti dall'Uaw, che rappresenta circa 48.500 lavoratori Gm, ci sarebbe il reintegro dei lavoratori attualmente in esubero, la garanzia di creazione di nuova manodopera attraverso nuovi investimenti (fra cui la probabile riapertura della fabbrica di Spring Hill in Tennessee), la protezione dei piani pensioni, "alcuni significanti miglioramenti" in tema di contributi sanitari e l'aumento dei premi di produzione che porteranno con sé una maggiore trasparenza nei conti dell'azienda. Il miglioramento del contratto è dovuto ai sacrifici che il sindacato ha accettato di compiere nel momento in cui Gm era sull'orlo del collasso: "Adesso che l'azienda è tornata a macinare profitti - si legge nella nota dell'Uaw - i lavoratori hanno il diritto di avere un ritorno da questi successi".
L'accordo verrà ora sottoposto ai membri dell'Uaw che potrebbero ratificarlo entro i prossimi dieci giorni. I punti cruciali, oltre a quelli già citati, sono l'entità dei bonus, che dovrebbero attestarsi intorno ai 5.000 dollari, e un aumento del salario base di circa tre dollari all'ora, una misura che intende favorire soprattutto i nuovi assunti che hanno uno stipendio base che si aggira intorno ai 15 dollari all'ora, più o meno la metà dei lavoratori più anziani che guadagnano almeno 28 dollari. Un risultato rilevante considerando la crisi economica e occupazionale degli Stati Uniti. Proprio per questo Bob King ha voluto sottolineare l'azione del presidente Barack Obama capace di investire fondi federali per salvare l'azienda e mantenere i posti di lavoro negli Usa.
E proprio Obama continua la sua battaglia per rimettere in sesto i conti del paese e rilanciare l'occupazione. Un nuovo piano di riduzione del deficit da oltre 3 mila miliardi di dollari in dieci anni è pronto per affrontare le forche caudine della Camera a maggioranza repubblicana. La proposta di Obama apre ufficialmente le negoziazioni per la riduzione del deficit che si protrarranno fino al 23 dicembre quando, se un accordo bipartisan non dovesse essere raggiunto, partiranno tagli in automatico in tutte le agenzie governative a partire dal 2013. La proposta del presidente prevede tagli alla spesa pubblica e l'aumento della pressione fiscale, soprattutto per i redditi più alti, che dovrebbe portare nelle casse dello Stato almeno 1.500 miliardi. Proprio l'aumento delle tasse per i redditi più elevati, la cosiddetta Buffet Rule, nome ripreso dal miliardario progressista Warren E. Buffet che si era recentemente lamentato di pagare meno tasse dei suoi dipendenti, costituirà il terreno di scontro fra democratici e repubblicani che hanno già dichiarato di voler avversare la manovra. Un problema di non poco conto per il presidente che intende finanziare il suo piano per l'occupazione da 447 miliardi di dollari proprio attraverso una maggiore pressione fiscale sui redditi più alti.










