Lo shopping compulsivo di Pdl e Pd sulle parole di Draghi

 

di Pierpaolo Arzilla

"E' mio". "No, è mio". In via Nazionale tira aria di  shopping. Perché fa bene alla polemica. Le considerazioni finali sono come l'Angelus, l'udienza generale, una predica a filo di voce. Anche se si tratterebbe di riformare, aggiustare, ripensare. E farlo in fretta. La politica però annuisce lo stesso, quando il governatore sgranocchia i numeri dell'emergenza. Annuisce e sbuffa, batte i pugni e si asciuga il sudore. E si guarda intorno. Ma con chi ce l'aveva quando parlava di ammortizzatori sociali?  Che avrà voluto dire con quel "occorrono riforme per uscire dalla crisi, e non false speranze"? "E' mio". "No, è mio". Così Draghi è tirato per la giacchetta, buttato di peso nel ring senza i guantoni, costretto a sventolare come una bandiera improbabile da esporre di fronte al nemico.

Comincia D'Alema, che da un po' di settimane non se ne perde una. "Il presidente del Consiglio ha continuato irresponsabilmente a dire che la crisi non c'era, che la crisi riguardava tutto il mondo ma non l'Italia, perché c'era lui che faceva da santo protettore. La disoccupazione incombe su tantissimi e il governo non fa nulla, assolutamente nulla". E vai, Mario Draghi uno di noi; uno a zero per il Pd. "Le parole del governatore della Banca d'Italia rendono necessario un confronto", osserva Daniele Capezzone, perché se nel periodo 2006-2008 "il governo Prodi-Visco sbagliò tutto, aumentando le tasse, bloccando la crescita e ingannando gli italiani con il fantomatico tesoretto", il governo Berlusconi, invece "ha saputo assicurare la tenuta dei conti pubblici, non ha messo le mani nelle tasche degli italiani e ha previsto importante misure sociali". Stai a vedere che il governatore Draghi ce l'aveva col centrosinistra? Uno a uno.

"Le parole di Draghi sono un duro richiamo alla realtà, che smentisce pienamente il rassicurante quanto illusorio quadretto dipinto da Berlusconi e Tremonti", assicura l'ex ministro del Lavoro Damiano. Dategli la tessera del Partito democratico; due a uno! "L'invito di Bankitalia è un'analisi spietata sugli anni in cui governava il centrosinistra", rispone Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del Programma. "Nonostante quel fardello - assicura - il governo Berlusconi sta tirando l'Italia fuori dalle secche, sta modernizzando il Paese con una serie di provvedimenti". E questo Draghi l'ha capito, ed è andato subito a iscriversi al Popolo della libertà: due a due! E il numero uno di Palazzo Koch ha talmente colto nel segno, da ridare fiato agli ultrà della "riforma pensionistica subito" e non a crisi finita. "Il governatore ha ragione", spiega Giuliano Cazzola del Pdl, "Il graduale incremento dell'età media effettiva di pensionamento serve adesso, per migliorare il reddito delle famiglie e il potenziale produttivo dell'economia". E magari, aggiunge Italo Bocchino, "si dovrebbe riflettere sul ritorno alla riforma Maroni". Bel contropiede: due a tre. "E' stata dimostrata l'inerzia del governo", replica Niki Vendola, "e lo aveva già fatto la Cei" (perché ci sono ingerenze e ingerenze ndr).

E siamo tre a tre. Ma non è Italia-Germania. Magari è l'Italia che vorrebbe essere come la Germania, il Pd che vorrebbe convincerci che fa tutto schifo, il Pdl che ci sta raccontando di un bengodi che non c'è. "Non ho visto niente, ma mi dicono che sia stata una relazione molto berlusconiana", chiosa il premier con un tempismo esemplare. Come Rivera ai supplementari (anche se tra i due non corre buonissimo sangue). Come uno shopping compulsivo prima delle urne. 

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