Fini smentisce Fini. Riforme con l'opposizione? "Non indispensabile"

POLITICA

Appena tre giorni fa aveva parlato di "interesse generale". A proposito di quella bussola bipartisan (ma sarebbe sempre meglio auspicare una condotta non partisan). Le riforme, aveva affermato Gianfranco Fini, "dovrebbero essere fatte con un'ottica che non può essere di questa o
quella parte, ma nell'interesse generale". Parlando stamattina in un liceo romano, il presidente della Camera ha corretto il tiro: "E' opportuno ma non indispensabile che una riforma così importante come quella del sistema italiano sia condivisa da un numero il più ampio possibile delle forze politiche. Non si può dire 'vergogna' - ha aggiunto - se la maggioranza modifica da sola una parte della costituzione". 

Restano gli auspici per un consenso parlamentare quanto più ampio: "Sulla base dell' esperienza passata - ha detto Fini ricordando la riforma varata nella quindicesima legislatura e bocciata dal referndum - c'è il rischio che il referendum imponga un prendere o lasciare, visto che questo strumento non prevede soluzioni parziali. Ove ciò accada si rischia di buttare all'aria tutto il buon lavoro fatto. Per questo bisogna cercare fino all'ultimo di coinvolgere il più possibile una maggioranza quanto più vasta".

Per le riforme istituzionali il metodo migliore, osserva Renato Schifani, è quello delle larghe maggioranze:  "Non vi è dubbio - ha sottolineato il presidente del Senato - che le larghe maggioranze sono sempre quelle più auspicabili, perché sono sinonimo naturalmente di riforme condivise". Le riforme condivise, secondo Schifani, "evitano il referendum che sono il segnale di un totale sforzo di approfondimento nella ricerca per individuare i modelli migliori per il Paese". (cdl)

(12 aprile 2010)

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