di Pierpaolo Arzilla
Da Massimo D'Alema alla riforma della giustizia. E' un Casini propositivo (e pronto a mediare) quello che riceve i giornalisti dopo l'incontro con Silvio Berlusconi, durato oltre un'ora. L'Udc invita il governo ad andare avanti sul dossier D'Alema e a dare un sostegno convinto alla candidatura dell'ex ministro degli Esteri alla nomina di Mr. Pesc."Diamo atto a Berlusconi di essersi mosso nella logica nazionale che riteniamo giusta", osserva Casini. L'appoggio ad un politico italiano, anche di opposizione, resta comunque "una questione di interesse nazionale, che sarebbe molto apprezzata perché sarebbe un segnale che la politica italiana vola più alto rispetto alla cannibalizzazione di tutti i giorni".
Per svelenire definitivamente il clima, sarebbe utile preparare il terreno per una riforma complessiva della giustizia, che abbia il più ampio respiro parlamentare possibile. L'Udc si mantiene equidistante da un maggioranza che fatica ad affrancarsi da tentazioni autarchiche, e da un'opposizione "che va sull'Aventino ed esprime un cartello di no". Il partito di Casini vuole sedersi al tavolo con la maggioranza per riformare la giustizia e avvicinare la disponibilità dell'opposizione, per altro già ammiccata con il sostegno del governo alla candidatura D'Alema per gli Esteri a Bruxelles
"Siamo al tavolo delle riforme affinché si chiuda una stagione di contrapposizione tra il potere esecutivo e il potere giudiziario", spiega Casini. Riforme che devono andare nell'interesse dei cittadini "e non solo del ceto politico". Ecco perchè l'Udc non si asterrà, così come ha fatto sul Lodo Alfano, su un eventuale ddl che proteggesse Berlusconi dai processi. Il no dei centristi sarebbe netto, ma soprattutto è il dialogo che non avrebbe più ragion d'essere: "La nostra è una posizione di ragionevolezza. Non è una novità che abbiamo lavorato per sgelare il clima e continueremo a farlo".
E sulle Regionali Casini fa capire che la posta in gioco non può limitarsi alla salute del principe. "Con Berlusconi ne abbiamo parlato non più di cinque minuti", sottolinea. "Abbiamo ribadito la posizione dell'ufficio politico nazionale, che è quella di affrontare le Regionali andando da soli per far capire meglio agli italiani la nostra posizione", aggiunge poi Cesa. "Siccome sono in corso una serie di conferenze programmatiche regionali e siccome se ci saranno eccezioni le valuteremo con i dirigenti di base sulla questione ci aggiorneremo sia con Berlusconi che con Bersani"
"Sulle amministrative abbiamo una posizione chiara", rincara Casini. "Magari Berlusconi avrebbe piacere ad un'alleanza allargata, posso anche pensarlo, ma è un uomo concreto e sa benissimo che non ci sarebbero state le condizioni". Soprattutto perché le condizioni sono altre, e che devono fondarsi, secondo l'Udc, sulla concreta disponibilità del centrodestra a non chiudere le porte al centrosinistra sulla riforma della giustizia. E' lì che si gioca la credibilità del governo e di Silvio Berlusconi agli occhi dell'ex alleato centrista.
Che si candida a fare da mediatore in una trattativa sulla giustizia che si annuncia fragilissima. Gli equilibri sono labili, ma lo"scambio" politico che cerca il Pdl si palesa sulla necessità del premier di fare delle Regionali un referendum (da vincere) su Berlusconi, dopo il tentativo di utilizzare vita privata ed escort per indebolirlo feralmente. In questo senso l'Udc non vuole farsi strumentalizzare fornendo alleanze come salvagenti necessari all'esecutivo per galleggiare fino al 2013. Il partito di Casini rilancia invece sul medio-lungo termine per "testare" il governo nella prova più delicata e accreditarsi come forza di garanzia e sentinella del gioco democratico. La Grande Seduzione è appena cominciata.
(6 novembre 2009)










