Siamo in attesa di ricollegarci con il Parlamento desiderato

POLITICA

 

di Giampiero Guadagni

Allargano le braccia sconsolati al Servizio Bilancio dello Stato, l'ufficio della Camera dove da alcuni giorni è arrivata la legge di stabilità, ex Finanziaria. Il Servizio Bilancio dello Stato ha il compito di redigere un documento - la "Nota di verifica" - sugli effetti finanziari dei singoli provvedimenti (ddl del Governo o proposte di legge di origine parlamentare) trasmessi dalla Commissione di merito alla Commissione Bilancio. La Nota di servizio contiene anche una parte specificamente dedicata alla copertura delle disposizioni di spesa; e interviene anche in sede di valutazione dell'ammissibilità degli emendamenti, sotto il profilo finanziario, ai provvedimenti collegati alla manovra economica. Tutto questo, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 81 della Costituzione, in base al quale "ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte", Per questo ogni disegno di legge che comporti un esborso finanziario, presentato in uno dei due rami del Parlamento, deve essere preventivamente "vistato" dalla Commissione Bilancio, prima di cominciare il suo iter legislativo nella Commissione competente e poi in Aula. E il visto della Commissione Bilancio è preceduto, appunto, dall'esame del Servizio Bilancio dello Stato. Che potrebbe essere allora definito un "guardiano dei conti". Ma in pratica non è affatto così. Perciò in quell'ufficio, in questi giorni, allargano le braccia sconsolati. Perché il prodotto è tecnico e spesso non viene preso in dovuta considerazione. Perché spesso arrivano sul tavolo proposte inconsistenti o incoerenti con l'ordinamento, frutto della demagogia bipartisan della politica. Perché, infine, tutto il lavoro preparatorio rischia di essere spazzato via dall'unica cosa che conta: il no del Tesoro alla copertura di decine di leggi, a cui si aggiunge in queste ore il taglio di importanti capitoli della spesa sociale, a partire dalla non autosufficienza.
Non ci sono fondi a cui attingere, spiegano gli uomini di Tremonti. Fermo l'esame delle leggi, ferma di conseguenza l'attività del Parlamento. Dal 1° gennaio l'Aula di Montecitorio si è riunita 126 volte, quella di Palazzo Madama 92. E tranne quelli che lavorano alla Commissione Bilancio, i deputati hanno davanti una ventina di giorni di vacanza. Nello stesso periodo, gli unici senatori impegnati sono quelli della Commissione Affari costituzionali, alle prese con il Lodo Alfano. E questa settimana non si riunirà neppure il Consiglio dei ministri: la mancanza di risorse rende impossibile deliberare sui punti del patto di legislatura sul quale a fine settembre il Governo Berlusconi ha incassato la fiducia. L'attesa è ora tutta per il Consiglio europeo di Bruxelles chiamato alla riforma del patto di stabilità. Tremonti ostenta ottimismo. Ma difficilmente in quella sede arriveranno notizie positive per i conti pubblici italiani e quindi per la capacità di spesa. E allora, come annunciavano una volta in tv, il collegamento con il Parlamento sarà ripristinato appena possibile.

(26 ottobre 2010)

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