Pur di salvare il Pdl (e Palazzo Chigi) Berlusconi rinuncia alle ferie

POLITICA

di PIerpaolo Arzilla

Mentre il Pd prova ad adescare i finiani invitandoli a schierarsi sulle intercettazioni, e chiedendo di votare a favore di sette emendamenti presentati dal Partito democratico alla Camera (quasi uno stress test per gli equilibri già precari del centrodestra), Berlusconi annuncia ufficialmente l'apertura del cantiere Pdl. Al consiglio dei ministri, il premier lancia l'avviso ai naviganti: agosto sarà il mese più delicato di questi tormentatissimi due anni e mezzo di legislatura, logorati paradossalmente più dai mal di pancia finiani (e dai conseguenti malumori leghisti) che dalle inchieste della magistratura.

Niente ferie per il Cavaliere, dunque, impegnato - dice - a ridisegnare un Popolo delle libertà che agli occhi dell'elettore di centrodestra (e di facebook) sembra essersi involuto nel Partito della licenza o nel Pasticcio delle libertà. Lo schema è noto: "rimpastino" di partito nella logica del cambiare tutto perché niente cambi. L'obiettivo principale infatti resta sempre quello: disinnescare definitivamente Fini e in parallelo lisciare il pelo a Casini (oltre che riaffermare il cesarismo, naturalmente).

Sullo sfondo, le imbeccate editoriali di chi lavora per il governone delle larghe intese, con Berlusconi (Casini) o senza Berlusconi (D'Alema). Anche perché, giura Pierluigi Bersani, il governo "non arriva a tre anni".Dopo di che, nota il segretario del Pd, "fissare le scadenze, non lo sappiamo noi, non lo sanno neanche loro; allora bisogna registrare con l'orecchio a terra che la situazione diventa critica proprio sul punto che ho sempre pensato essere il punto clou, cioè il messaggio populista dei cieli azzurri che ora si scontra con una realtà e con una dinamica sociale".

Dinamica che non è necessariamente una crisi che non passa e che per alcuni è già ripresina e per altri un incubo (occupazionale) senza fine. Al Nazareno sono convinti che dopo escort e festini si sia trovato il corridoio giusto per detronizzare "Cesare": le inchieste andranno in porto, assicurano i democrat, e soprattutto andranno fino in fondo e dunque bisognerà "farsi trovare attrezzati".

Del resto è un po' quello che pensa pure il presidente del Consiglio, che ormai vede agguati da ogni dove (Fini "traditore", la Lega ammiccata dallo stesso Bersani sul scambio federalismo- larghe intese, Tremonti battitore libero gradito all'Europa che conta): non farsi trovare impreparato dall'autunno caldo. Berlusconi non vuole più concedere terreno fertile alle beghe interne. La pausa estiva sarà la migliore occasione per fare la conta: chi davvero è ancora fedele al Cavaliere?

Il Pdl, afferma il ministro Alfano, ha bisogno di una ristrutturazione per avere un "nuovo slancio propulsivo", perché il progetto del grande partito liberale al 40% "rischia il fallimento". Il "legittimo dissenso interno al Pdl si è tramutato in uno stillicidio quotidiano di distinguo in Parlamento da parte dei finiani, che hanno aperto una discussione non sulla base di un'azione propositiva ma con un metodo inaccettabile e con modi talvolta aggressivi su punti fondamentali del programma", rileva Franco Frattini. Il titolare della Farnesina considera "necessaria" una riflessione sulla struttura del partito: "Dobbiamo discutere della sua riorganizzazione".

Per la quale, la possibilità per esempio di un coordinatore unico (in luogo di un triunvirato ormai zoppo) non sembra riscaldare troppo i cuori degli ex colonnelli finiani come La Russa e Matteoli, che tuttavia non chiudono a priori all'ipotesi: prima si faccia il congresso, dicono, e poi si vedrà; e se proprio dovrà essere unico, il nuovo coordinare dovrà comunque avere il dna di Alleanza nazionale

Cicchitto intanto parla a nuora perché suocera intenda: "Il Pd cerca di disgregare la maggioranza - osserva il presidente dei deputati del Pdl a proposito dell'"invito" di Franceschini ai finiani ad aprire ufficialmente la crisi di governo - ma chi vota con l'opposizione sul ddl intercettazioni di fatto scioglie il Pdl e il gruppo". Una volta dunque che Governo e maggioranza definiscono una posizione, continua Cicchitto, "tutti i parlamentari del gruppo del Pdl, previo ulteriore confronto interno, sono tenuti a seguire le indicazioni del partito e del gruppo. In caso diverso dovremmo considerare sciolti il partito e il gruppo".

Ma per i fedelissimi del presidente della Camera il Pdl è già in archivio. Il partito, sottolinea Italo Bocchino, "praticamente non esiste, non ha iscritti, circoli, dirigenti scelti dal basso. Questo - poteva accadere fin quando c'era un patto di consultazione e cogestione tra i due cofondatori. Saltato il patto, il Pdl ha fatto emergere la sua inconsistenza di fondo rispetto alla forza elettorale che ha. Senza un nuovo patto tra i due fondatori il Pdl non ha futuro e sarà vittima di una esiziale balcanizzazione".

(16 luglio 2010)

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