Larghe intese, da Pd e Idv no a Casini (però sempre corteggiato da Silvio)

POLITICA

La candidatura è seria, a quei tormentoni estivi che tanto piacciono al Corriere della Sera, perché hai visto mai che se qualcuno ci casca può riverberarsi sull'autunno che verrà e magari sulla canea scatenata dal ddl intercettazioni. Larghe intese o Udc anti Fini di nuovo nel Pdl? Il gossip va via che è un piacere, e in queste ore si gioca una buona fetta di credibilità, per avere la cittadinanza che merita sulle colonne un po' troppo verbose dei tabloid agostani.

Ci prova dunque via Solferino, che sembra aver mollato definitivamente l'inconcludente Fini ("per ora solo un seminario", titolò già all'indomani della sfuriata in diretta web con il premier, dalla quale emerse la necessità dei finiani di fare sintesi con un incontro pubblico) per provare a condizionare l'andamento del governo, aprendo al governissimo o per dirla alla Casini, intervistato proprio dal quotidiano di De Bortoli, di "responsabilità nazionale".

Il leader dell'Udc chiama alla coalizione di sanità pubblica, ma per qualcuno è solo tatticismo. Si tratta di prendere tempo in attesa del gran ritorno tra le fila del centrodestra. E' quello che predica lo stato maggiore del Pdl, Cicchitto in testa: "La maggioranza del 2008 va consolidata con il consenso di tutti coloro che ne fanno parte, avendo anche l'intelligenza politica di essere aperti alle poche voci responsabili che vengono dall'opposizione. Non è questo il momento di protagonismi personali, delle minicorrenti e tantomeno di mediocri risse.

Sarebbe poi davvero paradossale che in un partito garantista si facciano strada neogiustizialisti i quali agitano ordinanze e intercettazioni per ridisegnare gli organismi interni". Insomma, il governo dell'alfa e dell'omega, e con Di Pietro poi, è proprio quello geneticamente non fa bene all'ego berlusconiano.

Il "ghe pensi mi" tuttavia, non sortisce effetti, anche se uno come Don Verzè è disposto a giurare che solo un Cavaliere in versione Highlander potrà davvero rimettere a posto il Paese ("Berlusconi mi ha chiesto di farlo campare fino a 150 anni e lui pensa che arrivando a 150 anni metterà a posto l'Italia", dice fondatore dell'ospedale San Raffaele di Milano).

E mentre Fini tace e Bersani se va in America (per farsi un giro con esponenti del governo statunitense, rappresentanti dei vertici del Fondo monetario internazionale, think tank democratici, giovani economisti italiani che operano presso istituzioni economiche e finanziarie statunitensi, e con personalità della Business community americana), la Lega non se lo fa ripetere due volte: mai (più) con Casini.

Nel precedente governo, spiegano alcuni sindaci fedeli alla causa padana, l'Udc si è sempre messo di traverso sulle riforme, soprattutto in tema di federalismo: "E' chiaro che a queste condizioni l'Udc non ci può essere. Ma è una questione che può decidere solo Bossi: ma se ci fosse questa possibilità significa che Casini avrebbe firmato con il sangue l'impegno per realizzare il federalismo".

I veti al polpettone ferragostano del "volemose bene" arrivano anche da Pd e Idv. Franceschini dice: mai col Cavaliere ("qualsiasi soluzione possibile per garantire un governo al Paese che affronti le emergenze e aiuti il passaggio verso un bipolarismo moderno ed europeo per noi non può che passare attraverso il superamento e la chiusura dell'era di Berlusconi"), l'ex superstar di Mani Pulite piazza bordate da par suo e parla di "mercato delle vacche" e dà a Casini dell'"infiltrato" (dalla maggioranza alla opposizione).

La grande coalizione è "improponibile" anche per il Popolo delle libertà, che affida a Franco Frattini il compito di spiegare perché: "Non è la prima volta che l'onorevole Casini ne parla. Io credo che Casini sia portatore di valori comuni con il Pdl e che sia sbagliato e inaccettabile che la Lega ponga degli ultimatum a Berlusconi; non si tratta evidentemente di un antagonista della Lega".

"Si tratta - continua il ministro degli Esteri - di un membro del Partito popolare europeo come lo siamo noi. Ci troviamo alle riunioni del Ppe insieme ed è curioso che qui in Italia siamo in banchi contrapposti in Parlamento. Ma ciò detto, un governo di larghe intese è l'ultima cosa al mondo che potrebbe essere spiegata ai nostri elettori: sarebbe un tradimento. Non ce li vedo i miei elettori capire che si possa insieme a Bersani, che dice di tutto contro Berlusconi, fare insieme il governo come se niente fosse".

I veti incrociati non sembrano però spaventare l'Udc, che con Cesa rilancia la voglia matta di solidarietà nazionale: "Chiediamo al presidente del Consiglio, a fronte delle difficoltà che vive il Paese, di prendere atto della situazione e di fare un appello alle opposizioni, compreso il Pd, e a chi vuole aderire a questa idea. Non siamo interessati a entrare in questo governo".

Pi.Ar.

(12 luglio 2010)

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