Va bene le aperture sussurrate di Massimo D'Alema sulla "leggina ad personam". I contatti tra l'ex ministro degli Esteri e Silvio Berlusconi del resto non si sono mai del tutto interrotti. I due si stimano e si temono, e non si risparmiano volentieri qualche colpo basso. Ma il canale (privilegiato) è sempre aperto.
La mano tesa di Scalfaro (con la "o") al presidente del Consiglio mette quasi i brividi. Il Defensor Costitutionis, l'uomo dei "non ci sto", il democristiano tutto di un pezzo e soprattutto il regista e l'interprete del ribaltone anti Silvio del 1994 ("non ho risposto intenzionalmente a chi disse che sono stato un presidente della Repubblica di sinistra, perché non credo valide queste polemiche: dire a me 'di sinistra' o 'di destra' sono verniciature dall'esterno che non mi danno fastidio. Non devo rispondere io della vernice che mi mettono addosso: che si chieda al verniciatore cosa intendesse dire"), apre al Berlusconi ferito.
Sarà che quelle smancerie dal letto di dolore sull'amore che vince e l'odio che perde hanno toccato anche il più irreprensibile dei legalisti. "Non sono per nulla contrario all'ipotesi di un provvedimento che dia una tutela al premier, a condizione che non ci sia danno a terzi", ha detto Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica, durante la registrazione di Otto e Mezzo in onda alle 20.30 su La7.
"Tale provvedimento - ha osservato - non deve sospendere i termini per le chiusure dei processi, perché ci sono persone che se si chiudono i processi sono danneggiate nelle loro richieste e nelle loro attese di giudizio. Già i processi sono lunghi ed è ingiusto. Un ministro non può proporre un processo breve e dire: passati due anni, si chiude.
"Affinché le cose abbiano un senso - ha aggiunto Scalfaro - occorre poi che nel momento in cui scade l'incarico, per cui viene sospesa un procedura in cui si è coinvolti, bisogna sottoporsi al
procedimento. Solo nel momento in cui è finito ci si può ripresentare per essere eletti. Devono essere tutelati i diritti dei terzi".
Scalfaro si è detto contratio all'ipotesi di elezioni anticipate. "Il Capo dello Stato, in una democrazia come la nostra prima di sciogliere le Camere ed andare alle elezioni ha il dovere di tentare tutte le strade, perché questi sono interventi traumatici che sanno di patologia seria".
"Cercare una strada legittima e rispettosa della Costituzione e del suo spirito, è sempre un diritto e un dovere del Capo dello Stato", ha concluso. "Speriamo che si possa proseguire con serenità, finendo normalmente il mandato. Un Paese che non ha momenti patologici è un Paese sano".
Pi.Ar.
(18 dicembre 2009)










