di Pierpaolo Arzilla
A sentire il vice capogruppo del Pdl alla Camera, sembra proprio che non si siano fatti male. Due ore di colloquio per ribadire le distanze e una differente idea di politica possono bastare. Italo Bocchino usa il miglior artificio retorico (che in politica è sempre utile per legittimare il pareggio, soprattutto quello senza reti) per dire che il pranzo (poco) riparatore a casa di Gianni Letta tra il capo del Governo e il presidente (critico) della Camera ha lasciato intatti tutti i "se" e i "ma" dell'artificio pidiellina.
"L'incontro - dice Bocchino - ha ribadito l'esistenza di due visioni diverse di partito". Difficile, dunque, anzi improbabile lo scatto in avanti del partito del predellino verso una collegialità che naturalmente non emoziona il Cesare di Arcore, nonostante Bocchino rilevi "la volontà reciproca di dar vita a quel percorso che abbiamo auspicato negli ultimi giorni e che può portare a un rafforzamento del Pdl e a una sua strutturazione sul territorio con una costante convocazione degli organi e quindi un autentico funzionamento democratico".
Fini esce dal vertice della tregua con Berlusconi, consapevolmente "rafforzato" dagli ammiccamenti senza seguito (politico) del premier e sempre più compiaciuto dalla dimensione che ha saputo e voluto ritagliarsi a Montecitorio. Un paradosso felicissimo e speculare alla condotta del vicinato padano, partito di lotta (ultimo ruggito: via i soldati da Kabul) e di governo. Il Fini di pungolo e di sostegno (al nuovo centrodestra chiamato a storicizzare la transizione berlusconiana) è il miglior spot di se stesso. Berlusconiano perplesso, con le valige sempre pronte (ma si sa, cane che abbaia...).
Per questo continuerà a "stimolare" il Pdl e a vigilare sulle proiezioni oligarchiche del governo e del suo quadrunvirato (Berlusconi-Tremonti-Sacconi-Scajola). Lo farà soprattutto con la sua Fondazione, oramai sempre più speculare a quella di Massimo D'Alema. Ed è proprio il presidente di Italianieuropei a ricordare a Berlusconi quale clima si respira all'interno del centrodestra. "Ho l'impressione che (tra Fini e Berlusconi ndr) si è aperto un dissenso abbastanza profondo che riguarda la politica", dice intervistato dalle Iene.
Dissenso che il presidente della Camera paga con la polemica mediatica innescata da il Giornale e che secondo l'ex ministro degli Esteri è ascrivibile alla stagione, da lui stesso ventilata, dei veleni e delle scosse che si vogliono prodromici del definitivo crepuscolo politico del Cavaliere. "Ce ne saranno altre di scosse", assicura D'Alema. "Perché - si chiede - l'aggressione a Fini non è una scossa di natura politico- istituzionale?" E perché, aggiungiamo, la collaborazione sempre più stretta tra Italianeuropei e Fare Futuro, non contribuisce agli attacchi di bile del Berlusconi accerchiato?
L'affondo di D'Alema in questo senso non contribuisce alla serenità tra via della Scrofa e Palazzo Grazioli. "Con Fini ci sono molte differenze. Ma pur partendo da punti di vista diversi, noi vorremmo elaborare delle idee condivise per il bene del Paese". Più chiaro di così, e proprio nel giorno della tregua, poi. Il percorso comune ex Pds-ex An, dunque, continuerà, con l'intento comune di contribuire al logoramento di Cesare. Non un particolare secondario nel grande freddo tra Montecitorio e Palazzo Chigi.
(21 settembre 2009)










