di Pierpaolo Arzilla
"Non sono folle, nè un compagno travestito e né ho l'ambizione di andare al Quirinale. E non è
degno di un grande partito un quotidiano stillicidio di affermazioni basate su queste tre ipotesi". Crisi, immigrazione, Mezzogiorno, riforme, biotestamento, Pdl. Fini punge senza sbracare. Statura e armi ben affilate. Postura da leader di un partito che non c'è, che prova a guardare oltre l'"anomalia". Si tratta di Berlusconi, dunque, e raffreddare le caldane post agostane della Lega. E fare del partito di plastica, un contenitore più credibile. Il presidente della Camera si sente a suo agio nel ruolo che si è ritagliato: rispettoso del Parlamento, garante dell'opposizione, distante nel metodo e nel merito da Renato Schifani, sempre più sospettoso del cesarismo (si però pure An..). E soprattutto molto critico sulla vita interna della sua (stretta, strettissima) nuova casa politica.
Casermetta o no, il partito del predellino è coerente con la natura del suo concepimento. Quell'uomo solo al comando non va bene. A Gubbio, Fini lava con discrezione i panni sporchi in casa propria. "Serve un cambio di marcia. Faccio appello a Berlusconi per dar vita davvero a momenti di confronto. Caro Silvio (ricordando la telefonata che ha avuto con il premier ndr) ieri dicevi che dal 27 marzo non abbiamo deciso nulla. Proprio questo è il punto. È impensabile che dal 27 marzo (giorno del congresso del Pdl ndr) il partito non abbia deciso nulla. Un partito non è un organigramma. Nel Pdl serve più democrazia interna. Non mi risulta si sia mai riunita una direzione del partito. Parlare di democrazia interna non significa minare la leadership o fare atto di lesa maestà".
Democrazia e dialettica interna, il discorso vale anche per un esecutivo sempre troppo preoccupato di non urtare la suscettibilità grossolana dell'alleato leghista. Spesso a costo di non far seguire i fatti alle parole. E soprattutto, di minare l'autorevolezza dello stesso governo. Con Bossi, osserva Fini, "bisogna discutere, avanzare proposte, mediare. Nel Pdl occorre confrontarsi e alla fine anche votare". Uscire dall'immobilismo, è l'imperativo del presidente della Camera. Un immobilismo che si traduce nello stucchevole ottimismo berlusconiano. "Affermare che a causa della crisi economica ci sono persone in difficoltà, significa semplicemente fotografare la realtà e non mettere in discussione"
"È un dato di fatto che ci sono persone in difficoltà. È un reato allora pensare di avere delle proposte o di avanzare delle critiche? Non lo è, anzi è indispensabile per far crescere un partito. Un partito plurale del 40 per cento". Fini invita Palazzo Chigi a "capire dove si annidano le sacche di sofferenze" di un Paese che mostrava la corda già prima della crisi economica. E allo stesso premier dice di guardarsi da servi sciocchi. "Attento ai plauditori e cioè a quelli che dicono che va tutto bene e poi, quando Berlusconi non sente, dicono qualcos'altro". Meglio dirsele in faccia le cose, o quantomeno davanti a tutto lo stato maggiore del Pdl (Bondi, Sacconi e Tremonti, tutti in prima fila ad ascoltare).
Sull'immigrazione, per esempio: "Bisogna smetterla di mortificare le proposte. Dire di dare il voto agli immigrati alle elezioni amministrative non è cattocomunista. In alcuni Paesi europei è già in vigore. E' chiaro che se si mette in mezzo l'immigrato irregolare, si sceglie un terreno che non ha ragione di esistere. Perchè dobbiamo rinunciare a priori ad avere valori di riferimento che possano portare gli stranieri anche a votare per il Pdl? È uno scandalo pensare che la cittadinanza possa essere un percorso non solo burocratico, amministrativo. Vuol dire essere diventato un compagno o guardare a quello che hanno fatto altri Paesi d'Europa?"
E anche la partita del biotestamento non convince il presidente di Montecitorio. "Se un giorno ci sarà modo di discutere, il che vuol dire anche con eventuali emendamenti, con cose non collimanti con il testo del Senato, non ci sarà nulla di male se si metteranno a confronto delle posizioni, magari anche votando: sarà un momento in cui il Pdl non avrà fatto un passo indietro ma un passo in avanti o forse il primo momento in cui si sarà comportato da partito del 35-40% dei voti". L'invito è a fare "uno sforzo per avvicinarsi a un punto di equilibrio. Non vale la pena su questioni come quelle etiche fare uno sforzo per trovare il più largo consenso possibile? Legiferare sulla vita e sulla morte significa avere dei valori molto solidi e precisi. Bisogna dunque legiferare dismettendo la scimitarra, l'ideologismo, il partito preso".
(10 settembre 2009)










